Campi Flegrei, nuovo sciame sismico in corso. L’esperta INGV: “il bradisismo non si sta fermando”

La scossa nel Golfo di Pozzuoli riaccende l'attenzione sulla caldera. I dati dell'Osservatorio Vesuviano confermano che i parametri di sollevamento e degassamento restano costanti in linea con il trend degli ultimi mesi

La terra torna a tremare con maggiore energia nell’area dei Campi Flegrei, interrompendo una fase di relativa calma che durava ormai da diversi mesi. Alle ore 5:50 di oggi, un terremoto magnitudo 4.4 ha dato il via a un nuovo sciame sismico, riattivando immediatamente i sistemi di monitoraggio e l’attenzione della popolazione locale. L’epicentro è stato localizzato nel Golfo di Pozzuoli, a una distanza di circa 2 km da Bacoli, con un ipocentro individuato a una profondità piuttosto superficiale, stimata intorno ai 3 km. Nonostante la forte sferzata, gli esperti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia spiegano che i parametri scientifici rilevati nelle ultime ore non mostrano anomalie rispetto al quadro complessivo e risultano perfettamente in linea con la sismicità osservata finora in questa complessa area vulcanica.

L’illusione della calma

Il ritorno di un evento di questa portata giunge dopo un periodo in cui la caldera sembrava aver concesso una tregua sul fronte delle scosse più intense. “Era un po’ che non si avevano eventi più energetici, dopo il terremoto di magnitudo 4 del primo settembre 2025. Questo intervallo forse ha potuto dare una sorta di illusione psicologica, ma sappiamo che il bradisismo non si sta fermando“, dice all’ANSA Lucia Pappalardo, direttrice dell’Osservatorio Vesuviano dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. “In passato abbiamo avuto anche anche periodi più tranquilli, ma la sismicità non si mai interrotta, anche se è proseguita con un’energia più bassa“.

I dati tecnici indicano che il fenomeno della deformazione del suolo prosegue senza variazioni di velocità. Il ritmo del sollevamento verticale si attesta infatti a 1 cm al mese, un valore costante già osservato a partire dal mese di febbraio. Parallelamente, l’attività geochimica manifesta livelli stabili, con un degassamento di 1.300 tonnellate al giorno registrato proprio al centro della Solfatara.

Il quadro della sismicità

Sulla base di questi elementi, l’evoluzione della situazione non dovrebbe discostarsi in modo significativo da quanto già documentato nel recente passato della caldera. Alla luce di questi dati, osserva Pappalardo, ci si attende una “sismicità non diversa da quella osservata nel 2025“, l’anno nel quale è avvenuto un terremoto di magnitudo 4,6, “l’evento più energetico mai registrato ai Campi Flegrei da quando esiste il monitoraggio con la rete sismica“, sviluppata negli anni ’80.

I modelli geofisici continuano a fornire dettagli preziosi sulla struttura del sottosuolo e sui meccanismi che alimentano le tensioni in superficie. Le analisi di quanto accade in profondità ai Campi Flegrei “suggeriscono una presenza di una zona più porosa e permeabile, nella quale avviene un accumulo di fluidi magmatici, alla profondità compresa fra 3 e 4 km, mentre il magma si trova a una profondità compresa fra 7 e 8 km“.