Delfino in Laguna di Venezia, gli esperti: “osservarlo con rispetto e discrezione” | FOTO

Al Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue un incontro pubblico ha fatto il punto sul giovane tursiope che da un anno vive nelle acque veneziane

  • Delfino Venezia
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“Osservare, con rispetto e discrezione”. È questo l’invito rivolto ai cittadini dai biologi del Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue nel corso dell’incontro di sabato 16 maggio dedicato al giovane delfino che da circa un anno ha scelto la Laguna di Venezia come propria dimora. La presenza del tursiope nelle acque veneziane, ormai diventata familiare per molti cittadini e visitatori, continua ad attirare curiosità, attenzione e domande. Proprio per questo l’appuntamento ha rappresentato un momento di confronto diretto tra mondo della ricerca e cittadinanza, con l’obiettivo di aggiornare il pubblico sullo stato di salute del cetaceo, sui suoi comportamenti e sulle corrette modalità di avvistamento di una specie protetta.

A intervenire sono stati Luca Mizzan, biologo marino del Museo di Storia Naturale, Silvia Bonizzoni e Giovanni Bearzi, cetologi di Dolphin Biology and Conservation, e Sandro Mazzariol del Dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione dell’Università di Padova.

Il delfino sta bene e si è adattato alla Laguna di Venezia

La notizia più rassicurante emersa dall’incontro riguarda le condizioni del giovane cetaceo. L’animale si alimenta regolarmente e appare in buono stato di salute, nonostante il contesto complesso in cui vive, segnato dal traffico intenso del bacino di San Marco e delle aree limitrofe.

“Il delfino mangia e appare in buona salute – ha riferito il prof. Sandro MazzariolA quanto pare, ha trovato nella Laguna di Venezia un luogo congeniale dove vivere, per quanto ciò possa apparire strano. Sembra che abbia ormai preso anche molto bene le misure con il notevole traffico del bacino di San Marco, dopo l’impatto con le eliche di un natante che lo scorso autunno gli aveva procurato delle ferite al fianco destro, ma che sono ormai completamente guarite”. 

Il riferimento è all’incidente avvenuto lo scorso autunno, quando il delfino veneziano era stato ferito al fianco destro dall’impatto con le eliche di un natante. Le lesioni, secondo quanto riferito, risultano ora completamente guarite. Un dato importante, che consente di leggere la sua permanenza in laguna non come una situazione di emergenza, ma come una presenza da comprendere e monitorare con attenzione.

Un esemplare solitario, ma non necessariamente in pericolo

Uno degli aspetti più discussi riguarda il comportamento del tursiope, che si presenta come un esemplare solitario. Si tratta di una condizione particolare per una specie sociale come quella dei delfini, ma non priva di precedenti in natura.

“Ha chiaramente scelto di vivere separato dai suoi simili – ha aggiunto Giovanni Bearzima questo comportamento, pur essendo anomalo per una specie sociale come questa, non è privo di precedenti in natura, come la letteratura scientifica ci ricorda”. 

Gli esperti hanno quindi chiarito che l’animale non è attualmente considerato in pericolo. La sua presenza nella Laguna di Venezia va interpretata all’interno del suo habitat naturale, pur nella particolarità del contesto urbano e lagunare veneziano. Proprio per questo, il comportamento delle persone diventa determinante per garantire la sua sicurezza e per evitare che il delfino venga spinto verso forme di confidenza dannose.

Il monitoraggio settimanale tra San Marco e il Canale della Giudecca

A fornire un quadro aggiornato della situazione sono state le attività di monitoraggio e osservazione condotte con cadenza settimanale. Il lavoro è portato avanti da Luca Mizzan e Cecilia Vianello per il Museo di Storia Naturale, insieme a Marco Bonato e Luca Ceolotto per l’Università di Padova.

Fondamentale, in questo percorso, è stata la collaborazione della Protezione Civile del Comune di Venezia, che ha assicurato la logistica mettendo a disposizione imbarcazioni ed equipaggi. Il supporto ha consentito ai ricercatori di seguire con continuità l’animale e di raccogliere informazioni utili sul suo comportamento.

L’attività di studio ha permesso di tracciare gli spostamenti del delfino in Laguna, dalla geolocalizzazione nel bacino di San Marco fino al Canale della Giudecca, osservando anche il cambio di abitudini, la scelta delle imbarcazioni che segue e la variazione dei tempi di immersione ed emersione. Si tratta di dati preziosi per comprendere l’evoluzione del suo adattamento e per valutare le migliori strategie di tutela.

Perché non bisogna cercare il contatto con il delfino

Il punto centrale dell’incontro è stato il richiamo alla responsabilità dei cittadini. La presenza del delfino a Venezia può esercitare un fascino immediato, soprattutto in un contesto scenografico come la laguna, ma gli esperti hanno ribadito che l’animale non deve essere avvicinato, attirato, inseguito o trasformato in un’attrazione.

“I delfini solitari in certi casi tendono a compensare la mancanza di socialità cercando contatti con altre specie – ha sottolineato Luca MizzanLa più disponibile a socializzare è spesso quella umana. Ma qui dobbiamo essere bravi noi umani. Per il suo bene, non bisogna assecondare queste eventuali ricerche di “contatto”. Non dobbiamo lasciarci tentare dall’innegabile fascino dell’animale o dall’irresistibile leggerezza di postare foto sui social per qualche like in più: il delfino è una specie protetta e, anche se diventato presenza familiare in città, resta pur sempre un animale selvatico, e tale deve rimanere. Per questo va trattato, rispettato e osservato a debita distanza. Non dobbiamo addomesticarlo, né trasformarlo in un “pet” o in un’attrazione turistica se vogliamo che un domani possa tornare a vivere in mare insieme ai suoi simili, in sicurezza e nel rispetto di un corretto rapporto con la fauna selvatica”. 

La raccomandazione è quindi chiara: osservare senza interferire. Il rischio, infatti, è che un animale selvatico perda progressivamente la diffidenza verso l’uomo, modificando i propri comportamenti naturali e aumentando l’esposizione a pericoli, in particolare in un’area attraversata da numerose imbarcazioni.

Il codice di condotta per gli avvistamenti

Durante l’incontro è stato presentato anche il codice di condotta da seguire in caso di avvistamento del delfino. Il documento indica cosa fare e cosa evitare quando si incontra questa specie protetta, con l’obiettivo di ridurre i rischi per l’animale e favorire un rapporto corretto con la fauna selvatica.

Il volantino è stato realizzato in italiano e in inglese dal Dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione dell’Università di Padova, insieme a Dolphin Biology and Conservation e alla Fondazione Musei Civici di Venezia, attraverso il suo Museo di Storia Naturale.

La diffusione di indicazioni chiare assume un valore particolarmente importante in un contesto come Venezia, dove la presenza del cetaceo può facilmente diventare oggetto di attenzione turistica, fotografica e mediatica. La tutela passa anche da comportamenti individuali consapevoli.

Delfini nell’Alto Adriatico: una storia di convivenza dimenticata

L’incontro non si è limitato alla vicenda del giovane tursiope veneziano. Il racconto si è progressivamente allargato all’Alto Adriatico, riportando alla luce una storia meno nota: quella del lungo rapporto tra uomo e delfini nel Veneziano e nel Nord Adriatico, fatto di convivenza, interazione e, purtroppo, anche conflitto.

“Fino all’inizio del secolo scorso i delfini in Adriatico e nel Golfo di Venezia erano una presenza molto comune – ha spiegato Mizzan – talmente diffusa che non ci si faceva quasi caso. Per secoli abbiamo convissuto con loro, tra conflitti e forme di collaborazione, come nel caso dei “sardellanti” che avevano imparato a sfruttarne il comportamento durante la caccia. Il punto di rottura arriva dalla metà del Novecento, quando la pesca cambia radicalmente e i delfini vengono considerati competitori: in pochi decenni ne vengono uccisi migliaia, fino a far scomparire completamente alcune specie dall’Adriatico. Oggi abbiamo perso la memoria di quella convivenza. La presenza di un delfino in laguna ci sorprende, ma in realtà ci sta ricordando qualcosa che apparteneva alla nostra storia. È un’occasione per ripensare il rapporto tra uomo e ambiente e provare a ricostruire un equilibrio che abbiamo interrotto”. 

La presenza attuale del delfino in laguna, dunque, non è stata presentata come un episodio isolato, ma come parte di una relazione più ampia tra comunità umane, ambiente marino e ambiente lagunare. Un’occasione per rileggere i cambiamenti in corso e per recuperare una memoria ecologica che nel tempo si è affievolita.

Il ruolo del Museo di Storia Naturale nel dialogo con la città

L’appuntamento di sabato 16 maggio ha confermato il ruolo del Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue come spazio cittadino di confronto e diffusione della cultura scientifica. L’incontro ha permesso ai ricercatori di condividere dati, osservazioni e indicazioni pratiche, rispondendo alle numerose domande del pubblico.

Molte le curiosità emerse sul comportamento del delfino veneziano, sulle sue abitudini, sui suoi spostamenti e sulle possibili preoccupazioni per la sua salute. Il confronto diretto con gli esperti ha contribuito a chiarire che l’animale non è in una condizione di pericolo, ma resta un esemplare selvatico che vive nel proprio habitat naturale.

La sua sicurezza, è stato ribadito, dipende anche dal comportamento delle persone. Osservarlo a distanza, non cercare il contatto e non trasformarlo in un fenomeno da social o in un’attrazione turistica sono le condizioni essenziali perché il delfino della Laguna di Venezia possa continuare a vivere in sicurezza e, un giorno, eventualmente tornare in mare insieme ai suoi simili.