Ebola, Pregliasco è preoccupato: “l’Italia a rischio contagio, massima attenzione”

Il direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva dell’Università degli Studi di Milano La Statale sottolinea che il rischio zero non esiste

La situazione epidemiologica nella Repubblica Democratica del Congo torna al centro dell’attenzione internazionale dopo la decisione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di innalzare al massimo il livello di rischio epidemico nazionale per il virus Bundibugyo Ebola. Un passaggio considerato particolarmente significativo in un contesto già segnato da instabilità politica, violenze, difficoltà del sistema sanitario e continui movimenti di popolazione. A commentare l’annuncio dell’Oms è Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva dell’Università degli Studi di Milano La Statale, past president di ANPAS e vice presidente di Samaritan International, che richiama la necessità di mantenere alta la vigilanza senza alimentare allarmi ingiustificati.

Pregliasco: massima attenzione dalla comunità internazionale

Secondo Pregliasco, l’evoluzione dell’epidemia in Repubblica Democratica del Congo richiede una risposta coordinata e un forte impegno da parte della comunità internazionale, soprattutto per sostenere le aree più fragili e colpite. “La situazione epidemiologica nella Repubblica Democratica del Congo merita la massima attenzione da parte della comunità internazionale. L’innalzamento del livello di rischio nazionale da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per il virus Bundibugyo Ebola rappresenta un segnale importante, soprattutto in un contesto caratterizzato da instabilità politica, violenze, difficoltà sanitarie e movimenti di popolazione”.

Il riferimento è a un quadro complesso, in cui la diffusione di Ebola Bundibugyo si inserisce in territori dove la risposta sanitaria può essere ostacolata da condizioni sociali, logistiche e politiche particolarmente difficili. La priorità, sottolineata da Pregliasco, è intervenire dove l’epidemia nasce e si sviluppa, rafforzando la cooperazione sanitaria e le misure di prevenzione.

Ebola Bundibugyo: il rischio zero non esiste

Pregliasco richiama anche il tema della possibile importazione di casi in Europa, precisando che in un mondo globalizzato non si può escludere in modo assoluto alcuno scenario. Allo stesso tempo, il medico evidenzia che non ci sono elementi tali da far pensare a una diffusione epidemica incontrollata in Italia o nel continente europeo.

“È corretto essere chiari con i cittadini: in un mondo globalizzato non esiste il rischio zero. La possibilità di casi importati anche in Europa non può essere esclusa completamente. Tuttavia, è altrettanto importante ribadire che oggi non vi sono elementi che facciano pensare a una diffusione epidemica incontrollata nel nostro Paese o in Europa. L’Ebola non è un virus a trasmissione aerea come influenza o Covid-19. La trasmissione avviene attraverso contatti stretti con fluidi biologici infetti. Questo consente, nei sistemi sanitari avanzati, un controllo molto più efficace tramite isolamento, dispositivi di protezione, tracciamento e protocolli infettivologici consolidati”.

La precisazione riguarda un punto centrale: Ebola non si trasmette per via aerea come influenza o Covid-19, ma attraverso il contatto stretto con fluidi biologici infetti. Questo aspetto rende possibile, nei sistemi sanitari avanzati, una gestione più efficace di eventuali casi sospetti attraverso isolamento, dispositivi di protezione, tracciamento dei contatti e protocolli infettivologici consolidati.

Italia ed Europa: vigilanza sanitaria e capacità di risposta

Il quadro delineato da Pregliasco esclude al momento segnali di una minaccia epidemica incontrollata per l’Italia e per l’Europa, ma richiama comunque l’importanza di una sorveglianza attenta. La capacità di individuare rapidamente eventuali casi sospetti e di applicare misure di contenimento resta un elemento decisivo per la gestione del rischio.

“L’Italia dispone di competenze scientifiche, reti di sorveglianza e strutture specialistiche in grado di affrontare eventuali casi sospetti. Occorre quindi mantenere alta la vigilanza sanitaria senza alimentare paure ingiustificate. La vera sfida oggi è sostenere concretamente il Congo e le aree colpite, rafforzando la cooperazione internazionale, la risposta sanitaria sul campo e la tutela delle popolazioni più fragili. Le epidemie si combattono prima di tutto nei territori dove nascono, con solidarietà globale, prevenzione e investimenti nella salute pubblica”.

Il messaggio è quindi duplice: mantenere alta la vigilanza sanitaria e, allo stesso tempo, evitare letture allarmistiche. L’Italia, secondo Pregliasco, dispone di competenze scientifiche, reti di sorveglianza e strutture specialistiche capaci di intervenire in caso di necessità.

La priorità: sostenere il Congo e rafforzare la cooperazione internazionale

La questione centrale resta il sostegno alla Repubblica Democratica del Congo e alle aree direttamente colpite dall’epidemia. La risposta all’Ebola Bundibugyo passa dal rafforzamento della cooperazione internazionale, dalla presenza sanitaria sul campo e dalla protezione delle popolazioni più vulnerabili.

In un contesto caratterizzato da instabilità, violenze e fragilità sanitarie, la prevenzione e gli investimenti nella salute pubblica assumono un ruolo determinante. Il contenimento delle epidemie, come sottolinea Pregliasco, comincia nei territori in cui si sviluppano, attraverso interventi tempestivi, solidarietà globale e una risposta sanitaria organizzata.