L’Hantavirus torna al centro dell’attenzione per le sue possibili conseguenze cliniche e per l’elevata mortalità indicata dal virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Irccs Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio. Intervistato da Claudio Brachino per la rubrica Primo Piano dell’agenzia Italpress, Pregliasco ha sottolineato gli aspetti più preoccupanti della malattia, a partire dalla sua evoluzione inizialmente poco evidente. “L’Hantavirus è brutto perché ha una mortalità del 40%, inizia in modo molto sfumato, però poi si sviluppa e determina problematiche pesanti, simili al covid, con questa elevato mortalità, purtroppo non c’è una terapia specifica né un vaccino, per questo è una cosa che inquieta”.
Una malattia che può iniziare in modo sfumato
Uno degli elementi evidenziati da Pregliasco riguarda l’esordio dell’infezione da Hantavirus, descritto come poco netto e quindi potenzialmente difficile da riconoscere nelle prime fasi. Secondo il virologo, la malattia “inizia in modo molto sfumato”, ma può poi svilupparsi con conseguenze importanti.
L’Hantavirus non viene descritto come una malattia caratterizzata da un impatto immediatamente evidente sin dall’inizio, ma come un’infezione che può evolvere e determinare “problematiche pesanti”. Pregliasco ha accostato queste complicazioni a quadri “simili al covid”, richiamando così l’attenzione su possibili conseguenze respiratorie o sistemiche gravi, senza però indicare nel suo intervento ulteriori dettagli clinici specifici.
Mortalità al 40%, il dato che preoccupa
La notizia più rilevante è il riferimento a una mortalità del 40%, un dato che Pregliasco ha indicato come elemento centrale della pericolosità dell’Hantavirus. È proprio questa percentuale, unita alla mancanza di strumenti terapeutici mirati, a rendere la malattia particolarmente inquietante secondo il direttore sanitario dell’Irccs Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio.
Nel suo intervento, Pregliasco ha infatti collegato la gravità della malattia alla sua evoluzione e all’assenza di una terapia specifica. L’attenzione non è quindi soltanto sulla possibilità di contagio, ma soprattutto sulle conseguenze che l’infezione può determinare nei casi più gravi.
Nessuna terapia specifica e nessun vaccino
Altro passaggio centrale riguarda la mancanza, indicata da Pregliasco, di strumenti specifici per prevenire o trattare l’Hantavirus. Il virologo ha affermato che “purtroppo non c’è una terapia specifica né un vaccino”, sottolineando così uno degli aspetti più delicati della gestione della malattia.
L’assenza di un vaccino e di una cura mirata rende l’Hantavirus una patologia da osservare con attenzione, soprattutto alla luce della possibile evoluzione verso forme gravi. È questo insieme di fattori, secondo Pregliasco, a rendere la situazione “una cosa che inquieta”.
Il contagio tra persone: non occasionale, ma legato a contatto prolungato
Pregliasco ha poi chiarito un altro aspetto importante: la malattia, pur essendo grave, non viene descritta come altamente contagiosa. Il virologo ha infatti aggiunto: “la malattia di per sé è grave, non è contagiosissima – ha aggiunto Pregliasco -, il contagio tra persone avviene per vicinanza estrema, un contatto prolungato, non occasionale”.
Il messaggio, dunque, è duplice. Da un lato l’Hantavirus viene presentato come una malattia seria, con possibili conseguenze pesanti e una mortalità elevata. Dall’altro, Pregliasco precisa che il contagio tra persone non avverrebbe attraverso un contatto casuale, ma richiederebbe “vicinanza estrema” e “un contatto prolungato”.
Le parole di Fabrizio Pregliasco delineano quindi un quadro di attenzione sull’Hantavirus, non tanto per una presunta alta contagiosità, quanto per la combinazione tra mortalità elevata, esordio sfumato, possibile evoluzione verso forme gravi e assenza di vaccino o terapia specifica.



Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?