Nel panorama delle donne vittoriane che hanno fatto la storia, Emily Lowe emerge come una figura straordinaria. Poco conosciuta, ma di grande importanza, la sua vita e la sua scrittura si inseriscono in un contesto di emancipazione femminile e coraggio, dando voce a una figura che ha sfidato le convenzioni sociali dell’epoca. La sua opera più significativa, Unprotected Females in Sicily, Calabria, and on the Top of Mount Etna, pubblicata nel 1859, racconta la sua straordinaria ascensione al vulcano Etna, ma rappresenta anche un’analisi profonda delle condizioni di vita e dei pericoli legati alla natura vulcanica.
La provocatoria scrittura di Emily Lowe e il contesto storico
“L’unico uso di un gentiluomo in viaggio è quello di prendersi cura dei bagagli, e noi faremo attenzione a non avere bagagli”. Con questa dichiarazione provocatoria, Emily Lowe, una delle prime donne a scalare l’Etna, incarna il coraggio e la determinazione di un’epoca in cui il ruolo delle donne era rigidamente definito dalla società vittoriana. Figlia di un giudice e moglie di un baronetto, Emily Lowe fu contemporanea di poeti come Alfred Tennyson, il quale esprimeva in modo emblematico la visione del mondo dell’epoca: “l’uomo per la spada, la donna per l’ago; l’uomo per la testa, la donna per il cuore”.
Lowe non si limitò a rispettare questi stereotipi, ma decise di affrontare in modo pragmatico e audace la sua vita, includendo anche l’impresa di scalare il vulcano Etna. Una donna che non solo sfidava il proprio tempo ma che, con la sua scrittura, poteva essere definita una protofemminista ante litteram, priva di velleità ideologiche ma capace di segnare una strada nuova per le donne del futuro.
Vulcani e donne: la comunicazione del rischio nella scrittura di Emily Lowe
Il tema trattato nel saggio della giovane storica siciliana Chiara Alabiso va ben oltre la mera narrazione dell’avventura al vulcano. Il saggio si concentra sulla comunicazione del rischio vulcanico, un tema che si pone in una prospettiva storica e culturale, con un’attenzione particolare al modo in cui i viaggiatori e gli studiosi hanno trattato la vulcanologia. La vulcanologia, scienza che riguarda i vulcani, ha una relazione complessa con il concetto di rischio, spesso evocando paura piuttosto che curiosità. È quindi un compito arduo quello di trasmettere il pericolo in modo scientifico senza allarmare, ma senza nemmeno banalizzare il fenomeno.
Nel suo resoconto, Emily Lowe riesce a conciliare il fascino del vulcano con la necessità di comunicare la sua pericolosità. Descrive dettagliatamente i pericoli concreti che incontra nel suo viaggio verso l’Etna, ma lo fa con un linguaggio accessibile che non scivola nella banalizzazione, ma piuttosto affascina e suscita interesse nei lettori non specialisti.
L’ascesa dell’Etna: una metafora di libertà e determinazione
Il racconto di Emily Lowe è, prima di tutto, un viaggio. Il vulcano Etna, che si erge come un’imponente presenza nella sua Sicilia, è il protagonista indiscusso del suo diario. Emily osserva l’Etna da lontano, da Caltanissetta, dove lo descrive come “con un cerchio di fuoco intorno al capo che la incoronava Regina”. E, da quel momento, l’Etna diventa un obiettivo che non solo ha a che fare con la geografia, ma con la forza interiore di una donna che sfida il mondo.
Quando arriva a Nicolosi, alle pendici del vulcano, le condizioni atmosferiche si fanno difficili, con pioggia che dura cinque giorni. Ma Emily non perde mai la sua determinazione, e nelle sue note si rivela una persona pratica, che documenta con precisione l’abbigliamento adatto e le provviste necessarie per affrontare il viaggio. Le sue annotazioni, pur non avendo il tono di un professionista, rivelano una capacità di adattamento e una responsabilità nei confronti delle altre donne che avrebbero potuto seguire le sue orme.
La percezione del rischio: una comunicazione che non sottovaluta il pericolo
La vera sfida che Emily Lowe affronta, e che Chiara Alabiso analizza nel suo saggio, è quella della comunicazione del rischio vulcanico. Il resoconto della Lowe non è solo un diario di viaggio, ma una vera e propria guida su come affrontare il pericolo in sicurezza. Emily scrive in modo dettagliato sulla necessità di un abbigliamento leggero ma caldo, evitando errori come le galosce di gomma che “lasciano entrare la neve”, e si preoccupa anche di consigliare tè caldo e provviste adeguate. È questo aspetto pratico e responsabile che lega il suo scritto ai moderni principi di gestione del rischio, anche se a quel tempo non c’erano ancora gli strumenti scientifici di oggi per monitorare l’attività vulcanica.
Questa attenzione al rischio, pur non priva di un certo fascino, riflette il desiderio di Emily di mantenere l’equilibrio tra il pericolo reale e l’ammirazione per la bellezza naturale del vulcano. Il vulcano non è solo distruzione, ma una forza della natura che deve essere rispettata, ma che può anche essere ammirata. La discesa dall’Etna, ad esempio, diventa un’avventura quasi surreale, dove il pericolo di scivolare sul ghiaccio e di cadere si mescola all’ironia del racconto. Dopo una discesa difficoltosa e una lunga ricerca dei muli scomparsi, Emily scrive con ironia: “eppure, scese dai muli ed entrate nella saletta, dopo aver bevuto una scodella di latte, posso dire sinceramente che non sentivamo neanche un decimo della fatica di una giornata passata a far spese per i negozi di una città caotica”.
L’Etna e la resilienza delle comunità siciliane
Nel suo racconto, Emily Lowe osserva con stupore come i siciliani convivano quotidianamente con il vulcano. L’Etna non è solo una montagna ma una vera e propria forza culturale, un’entità che modella la vita quotidiana e la storia di un popolo. Emily descrive con ammirazione come, quando la lava invade i villaggi, i catanesi ricostruiscano utilizzando le stesse pietre che avevano distrutto le loro case. Questo fenomeno di resilienza, che oggi viene studiato come capacità di adattamento di una comunità ai rischi naturali, è una delle caratteristiche che più colpiscono la scrittrice.
Conclude il suo resoconto con un invito alle donne del suo tempo: “Perciò, giovani signore avventurose, non abbiate paura di seguire i nostri passi”. Un invito che, a distanza di quasi due secoli, risuona ancora forte come un esempio di coraggio e libertà, ma anche di comunicazione responsabile del rischio. In effetti, la lezione di Emily Lowe è che il vulcano, con tutta la sua potenza distruttiva, può diventare anche simbolo di una forza naturale che, se compresa e rispettata, può essere fonte di meraviglia e ispirazione.
Una lezione di comunicazione vulcanologica e femminile
La scrittura di Emily Lowe va oltre il semplice resoconto di viaggio; essa si inserisce in una lunga tradizione di studi scientifici, ma al contempo anticipa molte delle sfide che oggi affrontiamo nella comunicazione del rischio vulcanico. La sua capacità di comunicare il pericolo senza allarmare e senza banalizzare, ma al contrario, suscitando curiosità e ammirazione per la natura, è una lezione ancora attuale. Una lezione che, oggi, può ispirare anche le moderne pratiche di comunicazione scientifica.
L’invito di Emily Lowe alle donne a non temere il rischio e a vivere l’avventura della vita, è un messaggio di liberazione, coraggio e determinazione che, a distanza di tempo, rimane potente e attuale.




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