Emissioni globali di gas serra a 5,1 miliardi di tonnellate a marzo 2026: lieve calo dello 0,1% su base annua

Climate TRACE aggiorna il database alla versione V5.7.0: Cina in calo, Stati Uniti in aumento e manifattura in flessione

Le emissioni globali di gas serra nel mese di marzo 2026 hanno raggiunto quota 5,1 miliardi di tonnellate di CO₂e, segnando una lieve diminuzione dello 0,1% rispetto a marzo 2025. Il dato emerge dall’ultimo aggiornamento pubblicato da Climate TRACE, che ha diffuso le nuove stime mensili sulle emissioni globali, includendo anche i dati su metano, PM2.5, Paesi, settori e principali aree urbane. Il bilancio complessivo dall’inizio dell’anno mostra una dinamica sostanzialmente stabile ma leggermente in diminuzione: le emissioni globali year-to-date si attestano infatti a 15,2 miliardi di tonnellate di CO₂e, un livello inferiore dello 0,1% rispetto al totale registrato nello stesso periodo del 2025. Anche le emissioni globali di metano confermano una fase di stabilità: a marzo 2026 sono state pari a 33,0 milioni di tonnellate di CH₄, un valore invariato rispetto a marzo 2025.

Emissioni globali di gas serra: marzo 2026 chiude con un calo marginale

Il dato più rilevante dell’aggiornamento riguarda la sostanziale stabilità delle emissioni mondiali di GHG, con un arretramento minimo dello 0,1% su base annua. La variazione contenuta indica che, nonostante alcuni cali significativi in singoli Paesi e settori, la traiettoria globale resta quasi invariata.

Le tabelle dati che riepilogano i totali delle emissioni di gas serra e delle emissioni primarie di particolato fine PM2.5 per settore, Paese e per le prime 100 aree urbane relative a marzo 2026 sono disponibili per il download. Le informazioni dettagliate sugli altri Paesi e territori sono inoltre consultabili nell’Inventario Paesi/Territori di Climate TRACE.

Cina ancora primo Paese per emissioni, ma in calo rispetto al 2025

Nel confronto tra Paesi, la Cina si conferma il principale emettitore mondiale. La stima preliminare di Climate TRACE per marzo 2026 indica emissioni pari a 1,5 miliardi di tonnellate di CO₂e. Il dato rappresenta un calo di 11,6 milioni di tonnellate di CO₂e, pari a una diminuzione dello 0,8% rispetto a marzo 2025.

La riduzione cinese costituisce uno degli elementi centrali del quadro mensile, perché riguarda il Paese con il volume assoluto più alto di emissioni. Tuttavia, il calo della Cina non è stato sufficiente a produrre una contrazione più marcata a livello globale, anche a causa degli aumenti registrati in altri grandi Paesi emettitori.

Stati Uniti in aumento, India e Russia in diminuzione

Tra gli altri cinque principali Paesi emettitori, gli Stati Uniti hanno registrato un incremento delle emissioni pari a 2,4 milioni di tonnellate di CO₂e, corrispondente a un aumento dello 0,4% su base annua. Il dato statunitense si muove quindi in direzione opposta rispetto alla Cina, contribuendo a contenere l’entità del calo globale.

L’India ha invece mostrato una riduzione di 4,0 milioni di tonnellate di CO₂e, pari a un calo dell’1,1% rispetto a marzo 2025. Anche la Russia ha registrato una diminuzione, seppur più contenuta, pari a 0,9 milioni di tonnellate di CO₂e, equivalente a un calo dello 0,3% su base annua.

L’Indonesia, al contrario, ha visto un lieve aumento delle emissioni, pari a 0,3 milioni di tonnellate di CO₂e, con una crescita dello 0,2% rispetto a marzo 2025.

Unione europea in lieve calo: -0,1% rispetto a marzo 2025

L’Unione europea, considerata come blocco, si collocherebbe al quarto posto tra le maggiori fonti di emissioni nel mese di marzo 2026. Secondo le stime diffuse da Climate TRACE, le emissioni dell’UE sono diminuite di 0,4 milioni di tonnellate di CO₂e rispetto a marzo 2025, pari a una flessione dello 0,1%.

Il dato europeo conferma una variazione minima, in linea con il quadro globale. Anche in questo caso, il segnale principale è quello di una stabilità quasi totale, con una riduzione percentuale molto contenuta.

Emissioni per settore: la manifattura registra il calo più marcato

L’analisi settoriale mostra andamenti differenziati tra le diverse fonti di emissioni. Nel mese di marzo 2026, le emissioni di gas serra sono aumentate rispetto a marzo 2025 nei settori edifici e produzione di energia elettrica, mentre sono diminuite nelle operazioni legate ai combustibili fossili, nella manifattura e nei trasporti.

Il settore che ha registrato la variazione più significativa su base annua è la manifattura, con emissioni pari a 885,4 milioni di tonnellate di CO₂e e una riduzione dell’1,3% rispetto a marzo 2025. Si tratta della diminuzione percentuale più ampia tra i principali comparti monitorati.

Le emissioni agricole sono state pari a 586,1 milioni di tonnellate di CO₂e, restando invariate rispetto a marzo 2025. Le emissioni degli edifici hanno raggiunto 383,8 milioni di tonnellate di CO₂e, con un incremento dello 0,7% su base annua. Le emissioni da gas fluorurati si sono attestate a 145,0 milioni di tonnellate di CO₂e, senza variazioni rispetto all’anno precedente.

Le operazioni legate ai combustibili fossili hanno prodotto 784,6 milioni di tonnellate di CO₂e, risultando sostanzialmente invariate rispetto a marzo 2025. Le emissioni da estrazione mineraria sono state pari a 17,6 milioni di tonnellate di CO₂e, anch’esse senza variazioni. Il settore energia elettrica ha totalizzato 1.330,8 milioni di tonnellate di CO₂e, con un aumento dello 0,4% rispetto a marzo 2025.

I trasporti hanno generato 773,9 milioni di tonnellate di CO₂e, registrando un calo dello 0,5% su base annua. Il settore rifiuti ha infine prodotto 169,9 milioni di tonnellate di CO₂e, rimanendo invariato rispetto a marzo 2025.

Energia elettrica sopra 1,3 miliardi di tonnellate di CO₂e

Tra i settori con i volumi più elevati, la produzione di energia elettrica resta una delle principali fonti di emissioni globali. A marzo 2026 il comparto ha raggiunto 1.330,8 milioni di tonnellate di CO₂e, registrando una crescita dello 0,4% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Il dato conferma il peso strutturale del settore energetico nel bilancio globale delle emissioni di gas serra, anche in un mese caratterizzato da una lieve riduzione complessiva. L’aumento della produzione elettrica, insieme alla crescita delle emissioni degli edifici, contribuisce a controbilanciare i cali osservati in manifattura e trasporti.

Le città con le emissioni più alte: Shanghai, Tokyo, New York, Los Angeles e Houston

L’analisi urbana di Climate TRACE individua le aree con il maggiore volume assoluto di emissioni GHG nel mese di marzo 2026. In testa si colloca Shanghai, in Cina, seguita da Tokyo, in Giappone, New York, negli Stati Uniti, Los Angeles, negli Stati Uniti, e Houston, negli Stati Uniti.

Queste aree urbane rappresentano i principali poli emissivi nel mese considerato, riflettendo il peso combinato di attività industriali, trasporti, consumi energetici e densità urbana. La presenza di tre città statunitensi tra le prime cinque evidenzia il ruolo ancora rilevante dei grandi centri urbani degli Stati Uniti nel quadro globale delle emissioni.

Le aree urbane con i maggiori aumenti assoluti e le più forti riduzioni

Nel confronto con marzo 2025, le aree urbane che hanno registrato i maggiori aumenti assoluti di emissioni a marzo 2026 sono state Pohang-si, in Corea del Sud, Jamshedpur, in India, Katowice, in Polonia, Gangcheng, in Cina, e Opole, in Polonia.

Le maggiori diminuzioni assolute sono state invece rilevate a Nanjing, in Cina, Lanshan, in Cina, Anshan, in Cina, Toranagallu, in India, e Dubai, negli Emirati Arabi Uniti. Il dato mostra una forte presenza asiatica sia tra le aree con gli aumenti più consistenti sia tra quelle con i cali più marcati, a conferma della centralità dell’Asia nelle dinamiche mensili delle emissioni globali.

Le variazioni percentuali più rilevanti tra le aree urbane

Considerando le variazioni come percentuale delle emissioni totali, le aree urbane con i maggiori aumenti sono state Butibori, in India, Zenica, in Bosnia ed Erzegovina, Uruguaiana, in Brasile, Chonnae, in Corea del Nord, e Shawan, in Cina.

Le diminuzioni percentuali più consistenti sono state invece registrate a Karewa, in Camerun, Ipatinga, in Brasile, Ocumare del Tuy, in Venezuela, Monclova, in Messico, e Sault Ste. Marie, in Canada. Questo indicatore consente di osservare non solo il peso assoluto delle emissioni, ma anche l’intensità del cambiamento rispetto alla dimensione emissiva complessiva di ciascuna area urbana.

Metano stabile a 33,0 milioni di tonnellate di CH₄

Un altro dato chiave riguarda le emissioni globali di metano, che nel mese di marzo 2026 sono rimaste invariate rispetto a marzo 2025. Il totale stimato è pari a 33,0 milioni di tonnellate di CH₄.

La stabilità del metano si inserisce in un quadro più ampio in cui molte categorie emissive mostrano variazioni minime, con aumenti e diminuzioni settoriali che tendono a compensarsi. Il metano resta comunque un indicatore centrale nel monitoraggio delle emissioni climalteranti, dato il suo ruolo nel bilancio complessivo dei gas serra.

Aggiornamento Climate TRACE V5.7.0: nuove metodologie e revisioni dei dati

Con l’aggiunta dei dati relativi a marzo 2026, il database di Climate TRACE è stato aggiornato alla versione V5.7.0. L’aggiornamento include una serie di revisioni e miglioramenti metodologici che riguardano sia i dati recenti sia, potenzialmente, le stime storiche.

Le revisioni dei dati Climate TRACE sono comuni e previste, perché consentono di integrare le informazioni più aggiornate e accurate disponibili. Quando emergono nuovi dati, Climate TRACE aggiorna i totali emissivi, inclusi quelli storici, per riflettere nuovi input, nuove metodologie e correzioni.

La versione V5.7.0 introduce un miglioramento metodologico per la produzione e il trasporto di petrolio e gas negli Stati Uniti, utilizzando direttamente i dati mensili di produzione anziché estrapolarli da dati annuali. Questo passaggio migliora l’accuratezza delle stime relative al comparto statunitense dell’oil and gas.

Rebaselining delle emissioni marginali elettriche e aggiornamenti sui settori CEDS

Tra le novità dell’aggiornamento rientra anche il rebaselining dei tassi marginali di emissione dell’elettricità, spostato dal 2024 al 2025. Inoltre, le emissioni non-GHG per 41 settori derivati da CEDS, che risultavano mancanti nelle versioni V5.5.0 e V5.6.0, sono ora estese fino a marzo 2026.

Questo aggiornamento amplia la copertura temporale dei dati e rafforza la coerenza del database, in particolare per le componenti non direttamente legate ai gas serra ma rilevanti per il monitoraggio ambientale, come il particolato fine PM2.5.

Nuovi dati su acciaio, alluminio e acque reflue domestiche nell’UE

L’aggiornamento V5.7.0 include anche l’aggiunta delle emissioni mensili country-level del settore ferro e acciaio a partire dal 2015. Si tratta di un’estensione significativa per uno dei comparti industriali più rilevanti nel quadro delle emissioni globali.

Sono stati inoltre aggiornati i valori della capacità dell’alluminio per il 2026 in tutti gli asset, utilizzando il più recente dataset di Light Metal Age. Un ulteriore intervento riguarda i metadati tecnologici di 2.017 asset europei di acque reflue domestiche, aggiornati sulla base dei dati dell’Agenzia europea dell’ambiente.

Un quadro globale stabile, ma con segnali divergenti tra Paesi e settori

Il bilancio di marzo 2026 restituisce un quadro globale di apparente stabilità, con una riduzione minima delle emissioni globali di gas serra pari allo 0,1% rispetto a marzo 2025. Dietro questo dato aggregato emergono però dinamiche molto diverse: la Cina registra un calo rilevante in termini assoluti, gli Stati Uniti aumentano, l’India e la Russia diminuiscono, mentre l’Unione europea mostra una lieve flessione.

Sul piano settoriale, la manifattura è il comparto con il calo più marcato, mentre edifici e power risultano in aumento. A livello urbano, le maggiori concentrazioni emissive restano legate a grandi metropoli e hub industriali, con Shanghai, Tokyo, New York, Los Angeles e Houston ai primi posti per emissioni totali nel mese.

Il nuovo aggiornamento Climate TRACE V5.7.0 rafforza infine il dettaglio e l’accuratezza del monitoraggio, introducendo miglioramenti metodologici e nuove serie di dati che estendono la capacità di analisi sulle emissioni globali, nazionali, settoriali e urbane.

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