L’espansione dell’eolico offshore in Europa sta entrando in una fase critica, segnata da un vincolo strutturale di approvvigionamento e da un mercato delle turbine offshore sempre più concentrato. Per anni, GE Vernova, Siemens Gamesa e Vestas hanno rappresentato i principali produttori di turbine offshore per il mercato europeo. Tuttavia, la sospensione degli ordini di nuove unità da parte di GE Vernova, avvenuta a seguito di una serie di problemi tecnici e operativi, ha modificato profondamente gli equilibri del settore. In questo nuovo scenario, Siemens Gamesa e Vestas detengono ormai praticamente la totalità delle turbine disponibili per gli sviluppatori europei. La conseguenza è un rafforzamento del potere contrattuale dei produttori rimasti sul mercato, proprio mentre la domanda di nuova capacità offshore continua a crescere e i progetti europei richiedono tecnologie sempre più grandi, complesse e costose.
Prezzi delle turbine in aumento fino al 45% dal 2020
Secondo l’analisi di Rystad Energy sul mercato dell’eolico offshore, i prezzi di vendita delle turbine sono aumentati tra il 40% e il 45% dal 2020, superando nettamente l’incremento dei costi di produzione, stimato nello stesso periodo tra il 20% e il 25%. Il dato segnala che la crescita dei prezzi non può essere spiegata soltanto dall’inflazione dei costi industriali, ma riflette anche un cambiamento nei rapporti di forza tra sviluppatori e produttori.
La pressione sui prezzi risulta particolarmente acuta per i componenti più complessi delle turbine. Al centro delle attuali limitazioni di approvvigionamento si trova la navicella, il componente che ospita il generatore, il riduttore e l’elettronica di potenza necessaria a convertire il vento in elettricità. Pressioni simili stanno emergendo anche nella produzione delle pale, spinte dall’aumento delle dimensioni delle turbine, da cicli produttivi più lunghi e da maggiori esigenze logistiche legate al trasporto e all’installazione dei componenti di nuova generazione.
Navicelle e pale sono il cuore del collo di bottiglia
La limitazione dell’offerta non è distribuita in modo uniforme lungo la catena del valore delle turbine. È più pronunciata nelle navicelle e nelle pale, dove la concentrazione dei fornitori è elevata e la possibilità di sostituzione è limitata. Si tratta dei componenti più critici per la realizzazione delle turbine offshore e anche di quelli più esposti all’aumento della complessità tecnologica.
Le torri, invece, restano relativamente più flessibili. In questo segmento la base di fornitori è più ampia e le barriere all’ingresso sono minori, rendendo il mercato meno rigido rispetto a quello delle navicelle e delle pale. Il risultato è un settore sempre più vincolato proprio nei suoi elementi più strategici, con effetti diretti sull’equilibrio complessivo tra domanda e offerta.
Rystad Energy: domanda elevata, pochi fornitori e turbine più complesse
Il restringimento dell’offerta arriva in un momento in cui le ambizioni europee sull’energia eolica offshore restano elevate. Il portafoglio dei progetti dimostra un impegno politico concreto, ma la capacità industriale disponibile rischia di non essere sufficiente a sostenere il ritmo richiesto dalla transizione energetica, soprattutto in un contesto di crescente incertezza internazionale.
“Le ambizioni europee nel settore dell’Energia eolica offshore sono concrete e il portafoglio progetti riflette un autentico impegno politico, ma il mercato si trova ora in una situazione di forte contrazione: domanda elevata, limitata diversità di fornitori e crescente complessità delle turbine”, ha affermato Sander Baksjoberget, analista di Offshore Wind Research. “Questa combinazione – ha aggiunto Baksjoberget – conferisce ai produttori di apparecchiature originali (OEM) un reale potere di determinazione dei prezzi e la possibilità di essere selettivi nella scelta dei progetti da realizzare. Se l’Europa non espande in modo significativo la capacità produttiva occidentale o non ripensa al modo in cui vengono affrontati i vincoli di approvvigionamento nei suoi sistemi di asta, non raggiungerà i suoi obiettivi post-2030 al ritmo e al costo richiesti dalla transizione energetica; soprattutto nell’attuale clima di grande incertezza dovuto al conflitto in Medio Oriente”.
Le parole di Baksjoberget evidenziano il punto centrale dell’analisi: la questione non riguarda solo il costo delle turbine, ma la capacità dell’Europa di assicurarsi una filiera industriale in grado di accompagnare gli obiettivi post-2030 dell’eolico offshore.
Dalle turbine da 9-10 MW alla nuova generazione da 14-15 MW
Il mix di turbine consegnate tra il 2020 e il 2027 mostra quanto rapidamente sia cambiato il mercato. Gli anni precedenti erano dominati da turbine più piccole, nella classe da 9 a 10 MW. Le consegne più recenti, invece, si stanno spostando verso turbine di taglia superiore, nella classe da 14 a 15 MW.
Siemens Gamesa è stata la prima a entrare nel mercato delle turbine più grandi, firmando contratti per il suo modello da 14 MW prima di Vestas, per poi passare alla classe da 15 MW. La V236-15-MW di Vestas ha invece guadagnato popolarità a partire dal 2024. L’azienda spagnola mantiene comunque la quota maggiore di consegne complessive, consolidando la propria posizione di leader di mercato.
Questo aumento della taglia delle turbine è essenziale per comprendere la dinamica dei prezzi. Le turbine costruite e installate oggi sono significativamente più grandi e complesse rispetto a quelle di cinque anni fa. Tale complessità si riflette nei prezzi che i produttori possono applicare, soprattutto in un mercato dove l’offerta è limitata e la domanda resta sostenuta.
Perché l’aumento dei prezzi non dipende solo dai costi
L’aumento del 40-45% dei prezzi di vendita delle turbine dal 2020 al 2027 non può essere spiegato solo dall’aumento dei costi. Nel 2020 e nel 2021, molte turbine sono state vendute sulla base di contratti che presupponevano costi di produzione relativamente stabili. Quando l’inflazione ha colpito duramente tra il 2021 e il 2023, i produttori sono rimasti vincolati a quegli accordi e hanno assorbito le perdite.
Con la scadenza di questi contratti, a partire dal 2023, il quadro è cambiato. I prezzi sono cresciuti bruscamente e l’onere si è progressivamente spostato sugli sviluppatori, oggi chiamati ad affrontare prezzi delle turbine più elevati e condizioni contrattuali più stringenti. I produttori stanno recuperando i propri margini sui nuovi contratti, anche se la redditività delle divisioni offshore resta compressa dai costi di avviamento e scalabilità della nuova generazione di turbine più grandi e complesse.
La nuova distribuzione dei costi lungo la catena del valore
Il cambiamento principale nel mercato delle turbine offshore non riguarda soltanto il livello dell’inflazione dei costi, ma anche la distribuzione di questi costi lungo la catena del valore. L’analisi di Rystad Energy modella uno scenario in cui un aumento del 30% in determinate categorie di input determinerebbe un incremento dei costi totali di produzione pari a circa il 17%. Questo riflette il fatto che i diversi componenti delle turbine sono esposti a fattori di costo differenti.
Anche la capacità dei produttori di assorbire tali aumenti è cambiata. Nel 2021 e nel 2023, gli OEM erano in gran parte vincolati da contratti a prezzo fisso e hanno assorbito l’aumento dei costi attraverso la compressione dei margini. Ora, con la scadenza di quei contratti e il contestuale inasprimento delle condizioni di fornitura, i nuovi accordi vengono stipulati con una minore pressione sui produttori affinché si assumano interamente il rischio.
Gli sviluppatori sotto pressione e il rischio per gli obiettivi post-2030
Per gli sviluppatori europei, il nuovo equilibrio del mercato significa dover fronteggiare una combinazione complessa: prezzi delle turbine più elevati, condizioni contrattuali più rigide e una base di fornitori molto più ristretta rispetto al passato. Mentre gli sviluppatori continuano a vincolare la redditività dei progetti, i fornitori si trovano ora in una posizione più forte per trasferire una quota maggiore dei futuri aumenti dei costi attraverso prezzi più alti e termini contrattuali più stringenti.
Il rischio, secondo l’analisi, è che l’Europa non riesca a raggiungere i propri obiettivi post-2030 al ritmo e al costo richiesti dalla transizione energetica. Il nodo industriale dell’eolico offshore europeo non riguarda più soltanto la capacità di autorizzare nuovi progetti o di sostenere politicamente il settore, ma la disponibilità concreta di turbine, componenti critici e capacità produttiva occidentale sufficiente.
In un mercato dominato da pochi produttori e vincolato nei componenti più complessi, la crescita dell’energia eolica offshore in Europa dipenderà sempre più dalla capacità di affrontare i colli di bottiglia della filiera, ripensare i sistemi d’asta e ampliare la base produttiva necessaria a sostenere la prossima fase della transizione energetica.


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