FPS26: sicurezza energetica, nucleare, rinnovabili e competitività industriale al centro del confronto europeo

Energia, industria e transizione ecologica al centro della seconda giornata di FutureProofSociety a Brescia

Sicurezza energetica, rinnovabili, competitività industriale, intelligenza artificiale sostenibile, Clean Industrial Deal e nucleare avanzato sono stati tra i temi al centro della seconda giornata del summit di FutureProofSociety in corso a Brescia. Nel panel “Decarbonizzare la transizione”, l’europarlamentare del Pd Giorgio Gori, vicepresidente della Commissione ITRE del Parlamento europeo, ha criticato l’ipotesi di una proroga indefinita della riduzione delle accise finanziata a debito. La seconda giornata del summit di FutureProofSociety in corso a Brescia ha posto al centro del dibattito alcuni dei nodi decisivi per il futuro energetico e industriale europeo.

Sicurezza energetica, sviluppo delle energie rinnovabili, competitività delle imprese, infrastrutture, innovazione tecnologica e ritorno del confronto sul nucleare avanzato hanno attraversato i panel dedicati alla transizione e al ruolo dell’Europa in una fase segnata da forti tensioni sui mercati dell’energia.

Nel corso del panel “Decarbonizzare la transizione”, l’attenzione si è concentrata in particolare sulla crisi petrolifera, sulla domanda energetica e sulle politiche pubbliche da adottare per contenere gli effetti dei rincari senza compromettere gli obiettivi di lungo periodo. A intervenire è stato Giorgio Gori, europarlamentare del Pd e vicepresidente della Commissione ITRE, Industria, Ricerca e Energia, del Parlamento Ue.

Giorgio Gori: accise, debito e crisi petrolifera

Il tema delle accise è stato uno dei passaggi centrali dell’intervento di Gori. L’europarlamentare ha messo in discussione l’ipotesi di finanziare a debito una proroga senza limiti temporali della riduzione delle accise, richiamando la necessità di distinguere tra misure emergenziali e interventi strutturali.

“Se l’idea del governo è quella di fare debito per prorogare all’infinito la riduzione delle accise è giusto che riceva un diniego dall’Ue, perché è una misura tipicamente regressiva perché dà benefici a chiunque, da chi ha la Ferrari a chi ha una vecchia Panda. Non è nulla di strutturale”, ha sottolineato Gori.

La posizione espressa nel panel lega la questione fiscale al più ampio scenario della crisi petrolifera. Secondo Gori, le misure generalizzate di contenimento dei prezzi rischiano di produrre effetti controproducenti se non intervengono sulle cause profonde della tensione energetica.

“Anzi”, ha aggiunto, “gli analisti sconsigliano qualunque provvedimento vada a mitigare la contrazione della domanda. Per far fronte alla crisi petrolifera avremmo bisogno di ridurre la domanda per abbassare i prezzi, se li si tengono artificialmente alti il beneficio viene eroso. Altra cosa è se viene dedicata alle imprese energivore, o se il governo usasse queste settimane di trattative per l’Ue per le concessioni rinnovabili”.

Dalla riduzione della domanda alle imprese energivore

Nell’impostazione delineata da Gori, la riduzione della domanda energetica assume un ruolo decisivo per intervenire sui prezzi in una fase di crisi petrolifera. L’europarlamentare ha distinto le misure generalizzate, considerate non strutturali, da interventi mirati verso le imprese energivore, cioè quelle realtà industriali maggiormente esposte all’aumento dei costi dell’energia.

Il riferimento alle trattative con l’Unione europea sulle concessioni rinnovabili inserisce il dibattito in una prospettiva più ampia: non solo contenere gli effetti immediati della crisi, ma accelerare gli strumenti in grado di rafforzare il sistema energetico europeo e ridurre la dipendenza da fonti soggette a forti oscillazioni di prezzo.

A2A, Patrick Oungre: AI sostenibile e competitività energetica

Al dibattito ha partecipato anche Patrick Oungre, CEO di A2A Life Ventures e Chief Innovation, AI & R&D Officer del Gruppo A2A. Il suo intervento ha spostato il focus sull’intreccio tra energia, innovazione e intelligenza artificiale, indicando l’uso sostenibile dell’AI come una delle sfide decisive per il settore.

“Nel settore energetico, le aziende dovrebbero cominciare a chiedersi come iniziare ad usare in maniera più sostenibile l’AI. Questo è uno dei campi sui quali si giocherà la partita della competitività”, ha dichiarato Oungre, che ha aggiunto: “per quello che riguarda il Clean industrial deal, quello che è importante è avere un permitting accelerato”. 

Il tema del permitting accelerato è stato così collegato al Clean Industrial Deal e alla necessità di creare condizioni più rapide e favorevoli per investimenti, innovazione e sviluppo industriale. In questo quadro, la competitività non dipende soltanto dalla disponibilità di energia, ma anche dalla capacità di integrare tecnologie avanzate in modo sostenibile.

Clean Industrial Deal, autorizzazioni e industria europea

La discussione sul Clean Industrial Deal ha richiamato uno dei punti più sensibili della politica industriale europea: la capacità di trasformare gli obiettivi di decarbonizzazione in processi concreti, sostenibili e compatibili con i tempi delle imprese. La richiesta di un permitting accelerato, emersa dall’intervento di Oungre, mette in evidenza il peso delle autorizzazioni nella realizzazione di nuovi progetti legati all’energia, alla ricerca, allo sviluppo e all’innovazione.

Nel confronto di Brescia, decarbonizzazione e competitività industriale sono state presentate come due dimensioni strettamente collegate. La transizione energetica, per essere efficace, deve sostenere la capacità produttiva europea, favorire investimenti e ridurre gli ostacoli che rallentano lo sviluppo di infrastrutture e tecnologie pulite.

Rinnovabili, nucleare avanzato e Mediterraneo hub energetico

Nel corso del summit di FutureProofSociety si sono confrontati sul tema dell’energia, delle infrastrutture e del nucleare anche Benedetta Scuderi, eurodeputata impegnata sui temi della transizione ecologica e delle politiche industriali europee; Michele Vitiello, Segretario Generale del World Energy Council Italia; Lorenzo Giussani, Direttore Strategy and Growth del Gruppo A2A; e Luca Romano, divulgatore scientifico e fondatore del progetto “L’avvocato dell’atomo”.

Al centro del panel sono stati affrontati i grandi temi che stanno ridefinendo il futuro energetico europeo: il ruolo delle energie rinnovabili, il ritorno del dibattito sul nucleare avanzato e il ruolo strategico del Mediterraneo come hub energetico europeo. Questioni che si inseriscono in una fase in cui l’Europa è chiamata a conciliare autonomia energetica, transizione ecologica, sicurezza degli approvvigionamenti e sostenibilità economica.

Michele Vitiello: energia come asset strategico

Nel dibattito, Michele Vitiello ha richiamato la necessità di affrontare la transizione energetica fuori da contrapposizioni ideologiche, ponendo l’energia al centro di una visione strategica e non di parte. Il suo intervento ha indicato la necessità di trovare un equilibrio tra esigenze ambientali, sicurezza degli approvvigionamenti e sostenibilità dei costi.

“La giusta transizione energetica è quella che non segue lo scontro ideologico della parzialità politica. L’energia è un asset strategico e va trattato come tale, in maniera non partisan, seguendo il punto di equilibrio tra sicurezza energetica, accessibilità economica e sostenibilità ambientale”, ha dichiarato Vitiello.

La dichiarazione sintetizza uno dei fili conduttori della giornata: la transizione energetica non può essere affrontata come un tema separato dalla politica industriale, dalla competitività e dalla sicurezza. Nel confronto di FutureProofSociety a Brescia, il futuro energetico europeo è emerso come un terreno in cui si misurano scelte economiche, tecnologiche e geopolitiche decisive.