Frane, prevedere l’imprevedibile: la sfida infinita per mettere in sicurezza l’Italia

Tra cambiamenti climatici, consumo di suolo e sfide tecnologiche, il nostro Paese affronta un'emergenza geologica costante. Numeri allarmanti e nuove strategie di prevenzione al centro del dibattito scientifico

L’Italia è un territorio straordinariamente fragile, dove la bellezza mozzafiato dei paesaggi si scontra quotidianamente con una vulnerabilità geologica intrinseca e allarmante. Da Nord a Sud, la nostra penisola si presenta come un intricato mosaico di rilievi montuosi e collinari che, sotto la spinta inesorabile dei cambiamenti climatici e delle forti pressioni antropiche, rischia continuamente di sgretolarsi. Fenomeni complessi e altamente distruttivi minacciano le nostre infrastrutture, l’economia locale e, soprattutto, la vita di milioni di cittadini ignari del pericolo che incombe sulle loro abitazioni. La gestione di questa emergenza perenne richiede una comprensione profonda dei molteplici fattori scatenanti e un radicale cambio di paradigma nella prevenzione strutturale. Affrontare questa sfida significa letteralmente salvare il nostro futuro dalla rovina.

I numeri del dissesto

L’entità del problema è severa e i dati ufficiali non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche. L’Italia detiene un triste primato: ad oggi sono state cartografate oltre 680mila frane, il numero in assoluto più alto in Europa. A confermare l’aggravarsi della situazione è il più recente Rapporto sul dissesto idrogeologico redatto dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). Secondo i rilevamenti del 2024-2025, ben 5,7 milioni di italiani vivono in aree a rischio frana; di questi, oltre un milione e 200mila risiedono in zone classificate a pericolosità elevata o molto elevata.

Rispetto al 2021, la superficie territoriale esposta al rischio frane ha subito un incremento del 15%, arrivando a coinvolgere in varia misura quasi il 95% dei comuni italiani, minacciando 742mila edifici residenziali e industriali e oltre 14mila beni del nostro patrimonio culturale. Del resto, la memoria collettiva del Paese porta ancora le cicatrici di disastri epocali: l’evento franoso con il maggior numero di vittime mai registrato nel continente europeo rimane, ancora oggi, il tragico collasso del Vajont del 9 ottobre 1963.

Prevedere per difendere la popolazione

Le frane sono fenomeni subdoli, caratterizzati da un’altissima variabilità di comportamento. Il loro numero, l’estensione, la velocità di caduta e il volume di terra spostata possono coprire diversi ordini di grandezza, rendendone estremamente difficile lo studio e la mitigazione. Possono essere innescate da molteplici fattori: dalle cause naturali, come le piogge estreme, fino agli interventi umani scorretti sul territorio, come la deforestazione e l’eccessivo consumo di suolo.

Il grande scoglio per la scienza odierna riguarda l’incertezza delle previsioni. Se da un lato abbiamo imparato a mappare con precisione le aree più vulnerabili, stabilire con esattezza il momento di innesco e la magnitudo di un crollo resta un problema scientifico complesso. La strategia più avanzata per la gestione del rischio consiste quindi nello stimare rigorosamente gli impatti sulle aree abitate, sviluppando modelli capaci di anticipare le conseguenze del dissesto al fine di mettere in salvo le popolazioni vulnerabili e tutelare i servizi strategici.

Frane, frane, ancora frane: l’evento di domani a Roma

Di queste tematiche cruciali e delle prospettive future si discuterà domani, venerdì 3 maggio 2026, a Roma, in un incontro di altissimo profilo istituzionale e scientifico. Presso la prestigiosa sede dell’Accademia dei Lincei (Palazzo Corsini, Via della Lungara 10), a partire dalle ore 11, si terrà la Lettura corsiniana intitolata “Frane, frane, ancora frane. Cosa fare?“, tenuta dal socio Fausto Guzzetti.

All’interno della Sala delle Scienze Fisiche, l’esperto illustrerà le dinamiche di questi fenomeni esplorando gli interrogativi fondamentali per la sicurezza nazionale: perché le frane rappresentano un limite strutturale per l’Italia? E, in particolare, cosa sappiamo e cosa ci manca ancora per difenderci efficacemente? Questo appuntamento rappresenta un’occasione preziosa per fare il punto sulla gestione dei rischi naturali nel nostro Paese, ricordando come la salvaguardia del territorio debba necessariamente coniugare rigore scientifico, soluzioni tecniche avanzate, risorse economiche adeguate e, infine, una comunicazione trasparente per formare cittadini consapevoli.