Il Parco Nazionale dello Stelvio si estende principalmente oltre i 2.000 metri di altitudine. Caratterizzato da una delle maggiori superfici glaciali italiane, il parco ospita il gruppo montuoso dell’Ortles-Cevedale, dominato dalla vetta dell’Ortles a 3.905 metri. In alta quota la vegetazione resiste al clima estremo, mentre nelle valli si trovano prati e boschi di conifere. L’ingresso dal versante lombardo è garantito dal centro visitatori di Sant’Antonio Valfurva, vicino a Bormio. Secondo Franco Claretti, Direttore del Parco Nazionale dello Stelvio – settore lombardo, il parco rappresenta uno “scrigno di biodiversità”: la fauna conta oltre 260 specie di vertebrati, alcune delle quali oggetto di progetti di ricerca e conservazione fondamentali per comprendere le dinamiche degli ecosistemi. Tra le specie più emblematiche vi sono il cervo, che funge da “ingegnere del bosco”, i predatori apicali come l’aquila reale e il lupo, e la marmotta, indicatore climatico significativo.
Il simbolo delle attività di conservazione del parco è però il gipeto, noto anche come avvoltoio barbuto. Scomparso dalle Alpi all’inizio del XX secolo per la persecuzione umana, il gipeto è tornato nel 1997 grazie al progetto internazionale di reintroduzione. Claretti spiega: “scomparso dalle Alpi all’inizio del secolo scorso a causa della persecuzione umana, il gipeto è tornato nel 1997, quando il Parco dello Stelvio ha ospitato uno dei primi grandi successi del progetto internazionale di reintroduzione, con il primo involo, cioè il primo volo dal nido, registrato in territorio italiano. Oggi si contano più di sei coppie all’interno del Parco, un risultato che conferma la tendenza positiva degli ultimi anni in termini di riproduzione e successo di involo di questa specie straordinaria, seppur ancora vulnerabile”.
Dal 2004 il parco conduce monitoraggi scientifici costanti per valutare lo stato di salute del gipeto, proteggere i nidi e seguire lo sviluppo dei giovani fino all’involo. Il Direttore sottolinea l’importanza di coinvolgere i giovani: “far crescere l’attenzione e il senso di responsabilità delle persone verso la fauna e gli ecosistemi rappresenta una parte fondamentale della missione di conservazione del Parco Nazionale dello Stelvio”.
La Riserva Naturale Val di Mello, presidio della biodiversità alpina
Nel cuore delle Alpi Retiche, la Riserva Naturale Val di Mello si sviluppa dall’estremità orientale della Val Masino, dai 1.000 ai 3.400 metri del Monte Pioda. La valle offre ambienti eterogenei, dai fondovalle pianeggianti a imponenti pareti granitiche e massi erratici, guadagnandosi il soprannome di “Piccola Yosemite”. Al suo interno si distingue anche una riserva integrale, con accesso consentito solo per finalità scientifiche, che garantisce la protezione totale dell’ecosistema.
Bianca Lombardi, naturalista e collaboratrice del Parco Nord Milano, commenta: “la Riserva preserva l’integrità paesaggistica di una delle aree più iconiche delle Alpi e, parallelamente, funge da presidio fondamentale della biodiversità alpina”. Nella valle convivono boschi di faggio e larice, rododendri, ontani bianchi e orchidee selvatiche, mentre i prati e le torbiere alpine accolgono specie rare come la drosera rotundifolia. Tra gli animali spiccano il camoscio alpino, lo stambecco europeo, marmotte, volpi e martore, mentre l’avifauna annovera rapaci come astori e poiane, picchi e la coturnice alpina. Nei torrenti vivono la trota fario e specie di coleotteri protetti come la rosalia alpina, rendendo la valle un luogo di eccezionale interesse naturalistico.
La Riserva promuove un turismo lento e consapevole, basato sul rispetto per gli spazi della fauna e sull’esperienza diretta del territorio. Ogni gesto responsabile contribuisce alla salvaguardia degli ecosistemi, rafforzando la missione educativa e conservativa della Val di Mello.
La Riserva Naturale Pian di Spagna – Lago di Mezzola, oasi di vita
Situata alla confluenza tra Valtellina e Valchiavenna, a nord del Lago di Como, la Riserva Naturale Pian di Spagna e Lago di Mezzola rappresenta una delle più importanti aree umide del nord Italia. La riserva è caratterizzata da un mosaico di acqua, vegetazione e terra, con estesi tappeti di erbe acquatiche, ninfee e canneti, oltre a praterie umide che ospitano specie rare e protette, tra cui la felce quadrifoglio, il piccolo cavedano, la trota di lago, il ghiozzo padano, la salamandra crestata e il pipistrello ferro di cavallo.
Cristina Ferrè, Responsabile del Servizio di Educazione Ambientale, spiega: “le particolari condizioni microclimatiche dell’area fanno sì che molte specie vegetali e animali siano specializzate ed esclusive di questi ambienti. Relativamente alla presenza faunistica, i monitoraggi condotti fino ad oggi hanno accertato la presenza di 257 specie di vertebrati, di cui 175 specie di uccelli: la Riserva è infatti un punto strategico per la migrazione e lo svernamento”.
La Riserva promuove la convivenza armoniosa tra uomo e natura, attraverso il progetto H.A.R.G.I.N. (Habitat Acquatici di Rilevanza strategica per la Gestione Integrata del sito Natura 2000), finalizzato al ripristino di argini e canali, alla manutenzione ambientale e alla sensibilizzazione della comunità. Ferrè sottolinea: “l’uomo è parte dell’ambiente e la natura va custodita con rispetto e adattamento, non consumata”.


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