Il ministero della Salute sudafricano ha comunicato che in due dei passeggeri della nave da crociera alle prese con un focolaio di hantavirus, portati nel Paese nei giorni scorsi, è stato riscontrato un raro ceppo del virus: il ceppo Andes. La conferma è arrivata da Johannesburg, dove sono stati resi noti gli esiti delle analisi e degli approfondimenti condotti sui casi. La notizia ha attirato l’attenzione dei media internazionali perché il ceppo Andes dell’hantavirus è noto per una caratteristica particolarmente rilevante dal punto di vista sanitario: la capacità, rara ma documentata, di diffondersi tra persone che hanno avuto un contatto molto stretto. Si tratta dell’unico ceppo, tra quelli conosciuti, associato alla possibile trasmissione da uomo a uomo.
Tre morti nel focolaio di hantavirus a bordo della nave olandese
Il focolaio è stato rilevato a bordo dell’imbarcazione olandese MV Hondius. Nell’ambito dei casi collegati alla nave da crociera, tre persone sono morte. Una delle vittime, una donna, è deceduta proprio a Johannesburg, dove era arrivata con un volo di linea dall’isola atlantica di Sant’Elena. La donna era stata trasportata in Sudafrica dopo la morte del marito, un uomo di 70 anni, anche lui deceduto a causa del virus. La salma dell’uomo era stata trasportata a Sant’Elena. Un altro passeggero, di nazionalità britannica, era stato evacuato separatamente ed era stato ricoverato sempre in un ospedale di Johannesburg, come ricordato dall’agenzia stampa Afp.
Le parole del ministro Aaron Motsoaledi sul ceppo Andes
A riferire l’esito preliminare delle analisi è stato il ministro della Salute sudafricano Aaron Motsoaledi, intervenendo davanti a una commissione parlamentare. Il ministro ha confermato che il ceppo individuato nei due passeggeri è quello Andes.
“I test preliminari dimostrano che si tratta effettivamente del ceppo Andes”, ha dichiarato Motsoaledi. Il ministro ha poi aggiunto: “ed è l’unico ceppo, tra i 38, noto per causare la trasmissione da uomo a uomo. Ma, lo ripetiamo, una trasmissione di questo tipo è molto rara e si verifica solo a causa di un contatto molto ravvicinato tra persone”.
Le dichiarazioni confermano l’elemento considerato più rilevante dalle autorità sanitarie: la presenza del ceppo Andes non implica automaticamente una diffusione ampia tra le persone, ma rende necessario un approfondito lavoro di ricostruzione dei contatti, proprio per la sua rara capacità di trasmissione in condizioni di vicinanza stretta.
Tracciamento dei contatti dopo il volo da Sant’Elena a Johannesburg
Le autorità sudafricane hanno avviato il tracciamento di quasi 90 persone che si trovavano a bordo del volo con cui la donna di 69 anni, poi deceduta a Johannesburg, era arrivata dall’isola di Sant’Elena. L’obiettivo è individuare chi possa essere entrato in contatto con la passeggera durante il viaggio e nelle fasi successive al suo arrivo.
“Dobbiamo sapere chi erano le persone che erano in contatto con questa signora”, ha detto Motsoaledi. Secondo quanto riferito dal ministro, oltre ai passeggeri dell’aereo, le autorità stavano rintracciando anche le persone presenti all’aeroporto di arrivo e quelle dell’ospedale dove la donna era stata ricoverata.
La compagnia aerea sudafricana Airlink, che operava il volo del 25 aprile, ha dichiarato martedì all’Afp che a bordo c’erano 82 passeggeri e sei membri dell’equipaggio. In totale, quindi, le persone direttamente coinvolte nel tracciamento relativo al volo sono 88.
Perché il ceppo Andes dell’hantavirus preoccupa le autorità sanitarie
La conferma del ceppo Andes nei passeggeri della MV Hondius rappresenta il punto centrale della vicenda. Secondo quanto riferito dal ministro Motsoaledi, si tratta dell’unico ceppo, tra 38, noto per poter causare la trasmissione da uomo a uomo. È proprio questa caratteristica a spiegare l’attenzione con cui il Sudafrica sta seguendo l’evoluzione del focolaio e il tracciamento dei contatti.
Allo stesso tempo, le autorità hanno sottolineato che una trasmissione di questo tipo è molto rara e si verifica solo in caso di contatto molto ravvicinato. Il messaggio, dunque, è duplice: da un lato la presenza del raro ceppo Andes rende necessario un monitoraggio accurato, dall’altro non viene indicato un rischio generalizzato per chi non abbia avuto contatti stretti con i casi.
Il caso della nave MV Hondius e l’attenzione internazionale
Il focolaio di hantavirus a bordo della nave olandese MV Hondius è diventato un caso seguito a livello internazionale dopo la comunicazione arrivata da Johannesburg. Il coinvolgimento di passeggeri evacuati, i decessi registrati e la conferma del ceppo Andes hanno portato le autorità sanitarie sudafricane ad ampliare le verifiche, includendo il volo da Sant’Elena, l’aeroporto di arrivo e l’ospedale in cui la donna è stata ricoverata.
La situazione resta al centro degli approfondimenti sanitari, mentre prosegue il lavoro per ricostruire la rete dei contatti. La priorità, per le autorità, è identificare le persone che potrebbero essere state esposte alla passeggera deceduta e verificare eventuali rischi legati al focolaio emerso a bordo della nave da crociera MV Hondius.
