Il 15 maggio 1963 la NASA lanciò la missione Mercury-Atlas 9, l’ultima del Programma Mercury, il progetto che aveva permesso agli Stati Uniti di entrare nell’era dei voli spaziali con equipaggio umano. A bordo della capsula Faith 7 c’era l’astronauta Gordon Cooper, destinato a diventare protagonista di una delle missioni più importanti dei primi anni della corsa allo Spazio. Il suo compito non era soltanto orbitare attorno alla Terra, ma dimostrare che un essere umano poteva vivere e lavorare nello Spazio per un periodo prolungato, un requisito fondamentale per i futuri viaggi lunari.
La missione durò oltre 34 ore e completò 22 orbite terrestri, un risultato straordinario per l’epoca. Fino a quel momento, infatti, i voli americani erano stati relativamente brevi: l’obiettivo iniziale del Programma Mercury era soprattutto verificare che l’uomo potesse sopravvivere nello Spazio e controllare una navicella in condizioni estreme. Con Mercury-Atlas 9 la NASA dimostrò invece che gli astronauti erano in grado di mantenere lucidità, coordinazione e capacità operative anche dopo molte ore in assenza di gravità. Era la conferma che missioni più ambiziose potevano diventare realtà.
Il Programma Mercury, Gemini e Apollo
Il Programma Mercury era nato nel 1958, nel pieno della Guerra Fredda, quando gli Stati Uniti cercavano di recuperare terreno rispetto all’Unione Sovietica, che aveva già stupito il mondo con il lancio dello Sputnik e con il volo di Yuri Gagarin, primo uomo nello Spazio nel 1961. In pochi anni Mercury riuscì a trasformare la NASA in un simbolo della tecnologia americana. Le missioni dei celebri “Mercury Seven” – il primo gruppo di astronauti statunitensi – accesero l’immaginazione del pubblico e alimentarono una competizione scientifica e politica senza precedenti.
Il 12 giugno 1963, meno di un mese dopo il volo di Cooper, l’amministratore della NASA James E. Webb presentò al Congresso il rapporto ufficiale che dichiarava completato il Programma Mercury. Quella conclusione non segnava una fine: era piuttosto l’inizio di una nuova fase. Le conoscenze ottenute grazie a Mercury sarebbero infatti servite per il Programma Gemini, dedicato alle manovre spaziali e agli agganci tra veicoli, e successivamente per il Programma Apollo, che nel 1969 avrebbe portato Neil Armstrong e Buzz Aldrin sulla Luna.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?