Il 24 maggio 1962 un uomo girava 3 volte intorno alla Terra e apriva una nuova rotta nello Spazio

Sessantaquattro anni fa Malcolm Scott Carpenter partiva a bordo della capsula Aurora 7: una missione che consolidò la corsa americana allo Spazio

Il 24 maggio 1962 gli occhi del mondo erano puntati verso il cielo. In piena corsa allo Spazio tra Stati Uniti e Unione Sovietica, un altro capitolo decisivo stava per essere scritto: l’astronauta Malcolm Scott Carpenter decollò a bordo della capsula spaziale Aurora 7, compiendo 3 orbite complete attorno alla Terra. L’impresa avvenne nell’ambito del programma Mercury della NASA, il progetto con cui gli Stati Uniti cercavano di recuperare terreno dopo i primi successi sovietici. Pochi mesi prima, John Glenn aveva compiuto la prima missione orbitale americana. Carpenter diventò così il 2° astronauta degli Stati Uniti a realizzare un volo orbitale.

La raccolta di dati e il rientro

La missione durò quasi 5 ore e portò l’astronauta a osservare il nostro pianeta da una prospettiva che, all’epoca, apparteneva ancora al territorio dell’eccezionale. Dall’alto dell’orbita terrestre, Carpenter effettuò esperimenti scientifici e osservazioni atmosferiche, contribuendo a raccogliere dati preziosi per le future missioni spaziali.

Aurora 7 non fu però una missione perfetta. Durante il rientro, una serie di problemi di navigazione e un consumo di carburante superiore alle previsioni fecero atterrare la capsula a circa 400 km dal punto stabilito nell’Oceano Atlantico. Per alcune ore vi fu apprensione: Carpenter rimase disperso in mare prima di essere individuato e recuperato sano e salvo. Quell’episodio suscitò discussioni e critiche, ma col tempo la prospettiva storica ha restituito il giusto peso alla missione. Gli errori e le difficoltà incontrate divennero infatti lezioni fondamentali per migliorare le tecnologie e le procedure dei voli successivi.