Il governatore della Banca del Giappone, Kazuo Ueda, ha dichiarato oggi che l’economia globale è stata colpita da significativi aumenti dei prezzi dell’energia sin dagli anni ’70 e che il mondo si trova ora ad affrontare un quinto “shock petrolifero”. Intervenendo a una conferenza internazionale a Tokyo, Ueda ha posto l’accento sulla portata dei rincari energetici e sulle loro implicazioni per le banche centrali, evidenziando come l’aumento del prezzo del petrolio non produca sempre gli stessi effetti sull’inflazione e sui prezzi al consumo.
Prezzo del petrolio e inflazione: perché gli effetti cambiano nel tempo
Secondo Ueda, i prezzi al consumo in Giappone hanno reagito in modo diverso agli aumenti del prezzo del petrolio nei vari periodi storici. Questo elemento, ha spiegato, indica che le banche centrali non dovrebbero considerare i prezzi del petrolio isolatamente.
Lo stesso aumento del petrolio può infatti generare conseguenze molto differenti a seconda del contesto economico in cui si manifesta. Tra i fattori determinanti indicati da Ueda figurano i salari, le aspettative, la domanda e i tassi di cambio, tutti elementi che possono amplificare o attenuare la trasmissione dello shock energetico ai prezzi finali.
Ueda: uno shock temporaneo può diventare persistente
Il governatore della BoJ ha inoltre spiegato che uno shock inizialmente temporaneo può trasformarsi in un fenomeno persistente se arriva a modificare i salari, le aspettative e i comportamenti di fissazione dei prezzi.
Al contrario, anche uno shock particolarmente forte può rimanere temporaneo se questi meccanismi non si attivano. In questa lettura, la dinamica del prezzo del petrolio non basta da sola a definire la traiettoria dell’inflazione, perché il risultato finale dipende dal modo in cui imprese, lavoratori e mercati reagiscono allo shock.
Gli shock petroliferi come test del regime inflazionistico
Basandosi sulla precedente esperienza del Giappone, Ueda ha concluso che gli shock petroliferi non sono mai soltanto shock del prezzo del petrolio, ma rappresentano una prova per l’intero regime inflazionistico.
I prezzi energetici internazionali persistentemente elevati, legati alle continue tensioni in Medio Oriente, hanno innescato una crisi di approvvigionamento di materie prime derivate dal petrolio.
Le difficoltà lungo le catene di fornitura stanno producendo ripercussioni a catena sull’economia giapponese, con effetti particolarmente visibili nel settore dei beni di largo consumo. Un numero crescente di aziende del comparto alimentare e delle bevande sta infatti aumentando i prezzi, trasferendo almeno in parte i maggiori costi sui prodotti finali.
La prossima decisione della Banca del Giappone sui tassi
L’attenzione si sposta ora sulla prossima riunione di politica monetaria della Banca del Giappone, in programma il 15 e 16 giugno. In quell’occasione la BoJ dovrà decidere se aumentare il tasso di interesse di riferimento, attualmente intorno allo 0,75%.
La decisione arriverà in un contesto segnato da pressioni inflazionistiche e da un dibattito interno sempre più evidente. Nella riunione di aprile, la banca centrale ha mantenuto il tasso invariato, ma tre dei nove membri del comitato di politica monetaria hanno chiesto un aumento dei tassi per contenere l’inflazione.
La sfida della BoJ tra inflazione, salari e crescita
Le parole di Kazuo Ueda rafforzano l’idea che la politica monetaria giapponese si trovi davanti a una fase delicata. Il possibile quinto “shock petrolifero” non viene interpretato soltanto come un aumento dei costi energetici, ma come un fattore capace di mettere alla prova la tenuta dell’intero quadro inflazionistico.
Per la Banca del Giappone, la questione centrale resta capire se i rincari dell’energia resteranno un fenomeno temporaneo o se finiranno per influenzare in modo più duraturo salari, aspettative di inflazione, domanda e comportamenti di prezzo delle imprese. La riunione di giugno rappresenterà quindi un passaggio decisivo per valutare la risposta della BoJ di fronte a un contesto internazionale segnato da energia cara, tensioni geopolitiche e pressioni crescenti sui prezzi interni.


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