La comunità finanziaria internazionale sta vivendo giorni di febbrile eccitazione in vista dell’imminente debutto sul mercato azionario pubblico di SpaceX, un evento programmato per il prossimo mese che promette di configurarsi come il più imponente collocamento della storia finanziaria recente. Tuttavia, un’attenta disamina empirica pubblicata dall’agenzia di stampa Reuters invita i risparmiatori a mitigare l’entusiasmo con una solida dose di sano realismo. L’indagine condotta analizzando l’andamento delle cinquanta IPO a maggiore valutazione entrate sui listini americani nel corso degli ultimi cinque anni svela una realtà statistica spietata e in netto contrasto con la narrativa dominante, dimostrando come la stragrande maggioranza delle matricole ad alto profilo finisca per tradire le altissime aspettative iniziali una volta varcate le porte di Wall Street.
La schiacciante sottoperformance rispetto all’indice S&P 500
I dati numerici emersi dallo studio mettono a nudo l’enorme difficoltà strutturale di battere il mercato scommettendo sulle singole aziende di recente quotazione. L’analisi dimostra che ben tre volte su quattro, ovvero nel settantacinque per cento dei casi tracciati, un investitore avrebbe ottenuto un rendimento decisamente superiore se si fosse limitato ad acquistare un comune e passivo fondo indicizzato legato al paniere delle cinquecento aziende statunitensi a maggiore capitalizzazione. Esaminando le performance calcolate fino al ventuno maggio, chi avesse acquistato ogni singola operazione ad alto profilo al prezzo ufficiale di collocamento avrebbe registrato un guadagno medio del ventisette per cento. Questo risultato, apparentemente positivo in termini assoluti, impallidisce clamorosamente dinanzi al rendimento medio del 53% fatto registrare dall’indice benchmark S&P 500 durante i medesimi intervalli temporali sovrapposti, evidenziando una distruzione di valore relativo di proporzioni mastodontiche.
L’illusione del prezzo di collocamento e la trappola del primo giorno
Lo scenario descritto dagli esperti si rivela ancora più penalizzante per il pubblico dei piccoli risparmiatori se si prendono in esame le dinamiche di negoziazione reali. I calcoli sopra citati si basano infatti sul presupposto teorico che l’acquirente riesca ad accaparrarsi i titoli al reale prezzo dell’offerta pubblica iniziale, un’opportunità che nella realtà operativa viene concessa quasi esclusivamente alle grandi banche d’affari e ai clienti istituzionali di primissimo livello. L’investitore retail ordinario è solitamente costretto ad acquistare le azioni sul mercato secondario durante le prime ore di contrattazione del primo giorno di quotazione, una fase notoriamente dominata da una fortissima speculazione e da un surriscaldamento artificiale dei prezzi. Lo studio statistico di Reuters evidenzia come i rendimenti storici per coloro che acquistano in questo momento di euforia collettiva siano ancora peggiori, poiché si trovano a pagare un prezzo gonfiato da cui è già stata interamente drenata la quota di profitto potenziale cumulabile.
Le lezioni per gli investitori di fronte alla mega-IPO di Elon Musk
La ragione fondamentale alla base di questa cronica incapacità delle nuove matricole di sovraperformare il mercato risiede nei profondi mutamenti avvenuti nel settore del venture capital privato. Oggi le startup tecnologiche rimangono non quotate molto più a lungo rispetto al passato, raccogliendo enormi round di finanziamento privati che fanno lievitare la loro valutazione ben prima del debutto in borsa. Quando colossi come SpaceX si presentano al pubblico dei risparmiatori puntando a una valutazione di 1,75 trilioni di dollari, gran parte della crescita esponenziale del valore è già stata incassata dagli investitori della prima ora. Il mercato si interroga se l’azienda aerospaziale guidata da Elon Musk, con il suo straordinario potere mediatico e la sua leadership nella connettività globale, saprà essere la clamorosa eccezione che conferma la regola, o se la sua offerta pubblica iniziale finirà per confermare che l’acquisto sistematico e diversificato degli indici di borsa rappresenta la scelta più lungimirante e sicura per la tutela del risparmio di lungo periodo.


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