Italia fragile: oltre 636mila frane e più di un milione di cittadini a rischio

Tra meteo estremo e un'intrinseca fragilità geologica, il nostro Paese affronta un'emergenza territoriale continua. Ecco i dati aggiornati di ISPRA e l'appuntamento da non perdere all'Accademia dei Lincei con l'esperto Fausto Guzzetti

L’Italia si conferma un territorio fragile, segnato da una morfologia complessa e da una storia geologica che lo espone, più di ogni altro Paese europeo, al rischio idrogeologico. Gli ultimi dati diffusi dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) restituiscono certamente non rassicurante, che richiede azioni immediate nelle politiche di prevenzione strutturale. Il nostro Paese detiene infatti un tragico record continentale: si contano oltre 636mila frane censite, che rappresentano circa i due terzi di tutti i fenomeni franosi mappati in Europa. Oltre un milione di cittadini vive stabilmente in zone classificate a pericolosità elevata, convivendo con la minaccia costante di smottamenti in grado di distruggere intere comunità in pochi istanti. A causa di precipitazioni sempre più intense ed estreme, la vulnerabilità delle nostre montagne e delle nostre coste sta rapidamente aumentando, costringendoci a ripensare radicalmente le strategie di messa in sicurezza del suolo e di tutela ambientale.

I numeri del dissesto idrogeologico

Le informazioni contenute negli ultimi rapporti ISPRA e nell’Inventario dei Fenomeni Franosi d’Italia (IFFI) fotografano una nazione in bilico. Le frane sul nostro territorio interessano un’area di oltre 25.100 km quadrati, coprendo circa l’8,3% della superficie nazionale complessiva. Se guardiamo all’impatto diretto sulla popolazione, l’emergenza diventa ancora più evidente: 1,28 milioni di abitanti risiedono in aree a rischio elevato o molto elevato (le cosiddette classi P3 e P4).

Questa esposizione coinvolge direttamente più di 582mila famiglie, 742mila edifici e quasi 75mila unità locali di impresa, mettendo in pericolo anche 14mila inestimabili beni culturali. Al costo umano si aggiunge un peso economico devastante. A fronte di danni per decine di miliardi di euro accumulati nell’ultimo decennio a causa del dissesto, i fondi stanziati dallo Stato per la prevenzione si rivelano ancora frammentati e drammaticamente insufficienti a coprire il fabbisogno di un territorio così vulnerabile.

Il meteo estremo

I fenomeni meteo estremi stanno esacerbando una situazione già precaria di suo. Le anomalie termiche e l’estremizzazione degli eventi incidono direttamente sulla stabilità dei versanti montuosi e collinari. Le piogge intense e concentrate scatenano frane superficiali e colate rapide di fango o detriti. Circa il 28% degli eventi mappati appartiene proprio alla categoria dei fenomeni estremamente rapidi, caratterizzati da un’altissima distruttività e da tempi di reazione quasi nulli per chi si trova sul loro cammino.

I disastri che hanno colpito di recente diverse regioni d’Italia dimostrano come l’aumento delle precipitazioni anomale, incluse le flash flood (alluvioni lampo), stia amplificando il rischio in maniera imprevedibile, colpendo duramente territori che in passato risultavano parzialmente al sicuro. Diventa quindi prioritaria l’implementazione di sistemi di monitoraggio sempre più sofisticati.

“Frane, frane, ancora frane”: l’incontro all’Accademia dei Lincei

L’urgenza di comprendere e mitigare questi fenomeni sarà al centro di un importante appuntamento scientifico organizzato dall’Accademia dei Lincei. Domenica 3 maggio 2026, con inizio alle ore 11, presso la Sala delle Scienze Fisiche di Palazzo Corsini a Roma (Via della Lungara 10), si terrà un incontro inserito nel prestigioso ciclo delle “Letture corsiniane”. Il geologo e ricercatore Fausto Guzzetti terrà un intervento dal titolo molto eloquente: “Frane, frane, ancora frane. Cosa fare?“. Nel corso dell’evento si cercherà di rispondere a domande fondamentali per la sicurezza nazionale: quante frane ci sono? Perché rappresentano un problema così grave? Cosa sappiamo e cosa dovremmo sapere per difenderci adeguatamente? Guzzetti illustrerà la profonda complessità di questi eventi, che presentano variazioni enormi per numero, area, volume e velocità, rendendo lo studio e la previsione sfide scientifiche di prim’ordine.

Le frane possono essere innescate da molteplici fattori naturali e da numerose azioni antropiche. Durante la lettura, verrà ricordato come l’Italia detenga tristemente anche il primato della frana con il maggior numero di vittime in Europa: il disastro del Vajont del 9 ottobre 1963. Il rischio, destinato ad aumentare a causa dei mutamenti climatici, ambientali e sociali, richiede strategie di gestione avanzate. Prevedere le frane significa riuscire a stimare dove, quando, con quali dimensioni e frequenza si verificheranno, riducendo le incertezze sui tempi di occorrenza e sulla magnitudo. L’obiettivo ultimo rimane quello di anticipare gli impatti sugli elementi vulnerabili e salvare vite umane, affrontando un tema complesso che unisce scienza, tecnica, economia e corretta comunicazione.