Le azioni intraprese oggi saranno decisive per stabilire se il mondo riuscirà a gestire lo shock provocato dalle interruzioni nello Stretto di Hormuz o se dovrà affrontare una crisi di sicurezza alimentare molto più grave negli anni a venire. È l’avvertimento lanciato martedì dal Direttore Generale della FAO, QU Dongyu, durante uno Special Event dedicato alla crisi in Medio Oriente, organizzato a Roma nell’ambito della Rome Nutrition Week 2026. L’incontro, promosso dal Governo della Spagna, ha visto la partecipazione del Primo Ministro spagnolo Pedro Sánchez, della Direttrice Esecutiva del World Food Programme, Cindy McCain, e del Presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo, Alvaro Lario.
Nel suo intervento, il Direttore Generale della FAO ha sottolineato che il vertice di Roma si è svolto in un momento di “profonda fragilità geopolitica ed economica”.
Qu Dongyu: “non è solo una crisi geopolitica”
Secondo Qu Dongyu, la crisi in corso non può essere letta soltanto come una tensione regionale o geopolitica. Le sue conseguenze stanno già investendo i sistemi produttivi, commerciali e alimentari a livello globale. “Ciò a cui stiamo assistendo oggi non è solo una crisi geopolitica, ma uno shock sistemico per il sistema agroalimentare globale”.
Il punto centrale dell’allarme riguarda gli effetti differiti della crisi. Le conseguenze più gravi potrebbero non manifestarsi immediatamente, ma emergere nei prossimi mesi, quando gli agricoltori inizieranno a raccogliere meno perché hanno seminato meno, utilizzato meno fertilizzanti o non hanno più potuto sostenere i costi della produzione.
Energia, fertilizzanti e input agricoli sotto pressione
La FAO rileva che le gravi interruzioni nello Stretto di Hormuz hanno già inciso sulla movimentazione di petrolio, gas naturale liquefatto, zolfo e fertilizzanti. Questi fattori stanno determinando un aumento dei costi degli input agricoli e una pressione al rialzo sui prezzi delle sementi, legata alla dipendenza di queste ultime dai fertilizzanti.
Con l’aumento dei prezzi dell’energia, i sistemi agroalimentari diventano più costosi in tutte le regioni. Il rincaro non riguarda quindi soltanto i mercati energetici, ma si trasmette lungo tutta la filiera alimentare, dalla produzione agricola alla distribuzione, fino all’accessibilità economica del cibo.
I Paesi che dipendono dalle importazioni di input agricoli sono particolarmente esposti all’aumento delle fatture, mentre le famiglie più vulnerabili vedono ridursi il proprio potere d’acquisto a causa dell’inflazione che erode i redditi.
Africa e Asia tra debito, clima e conflitti
Per molti Paesi, in particolare in Africa e in alcune aree dell’Asia, gli impatti della crisi nello Stretto di Hormuz non si verificano in modo isolato. Si sommano invece a pressioni già esistenti, tra cui difficoltà legate al debito, shock climatici, conflitti e finanze pubbliche limitate. La FAO ha già risposto mobilitando supporto tecnico, rafforzando i sistemi di monitoraggio ed espandendo il coordinamento attraverso meccanismi come l’Agricultural Market Information System, conosciuto come AMIS.
La FAO ha già diffuso una serie di raccomandazioni politiche basate su evidenze per governi e partner internazionali. La priorità indicata è mantenere aperti i flussi commerciali, evitando restrizioni alle esportazioni, in particolare su fertilizzanti e input agricoli. Misure di questo tipo, secondo l’Organizzazione, intensificano le carenze, aumentano l’instabilità e colpiscono soprattutto i Paesi importatori più poveri.
Un secondo asse riguarda risposte agricole più intelligenti e adattive. I tradizionali pacchetti di emergenza concentrati esclusivamente su sistemi ad alta intensità di fertilizzanti potrebbero non essere più sostenibili nelle condizioni attuali. I Paesi sono quindi chiamati a sostenere strategie come l’intercropping, il miglioramento dell’efficienza dell’azoto e la promozione di colture meno dipendenti dai fertilizzanti sintetici.
La FAO sottolinea inoltre la necessità di un sostegno mirato alle popolazioni più vulnerabili attraverso sistemi di protezione sociale e meccanismi di supporto rurale. Un ruolo decisivo viene attribuito anche alle istituzioni finanziarie internazionali, chiamate a fornire liquidità immediata ad agricoltori, operatori dei sistemi agroalimentari e Paesi dipendenti dalle importazioni, prima del prossimo ciclo agricolo. Un ritardo nei finanziamenti, avverte l’Organizzazione, porterà a una perdita di produzione.
Sistemi agroalimentari troppo dipendenti da pochi colli di bottiglia
La crisi ha evidenziato la forte dipendenza dei sistemi agroalimentari da un numero limitato di strozzature commerciali e fornitori di fertilizzanti. Per affrontare questa vulnerabilità, la FAO indica la necessità di corridoi logistici più diversificati, maggiore integrazione commerciale regionale, riserve strategiche, infrastrutture rurali più resilienti e una più ampia diversificazione energetica lungo i sistemi agroalimentari.
Questi interventi risultano particolarmente cruciali in una fase di elevato rischio climatico, anche per la possibilità di un El Niño potenzialmente forte, che potrebbe amplificare ulteriormente le pressioni esistenti e le interruzioni nelle catene di approvvigionamento.
Rome Nutrition Week 2026: nutrizione e sicurezza alimentare al centro
L’evento di martedì si è svolto durante la Rome Nutrition Week 2026, spazio globale di confronto ospitato presso la sede della FAO nella capitale italiana e dedicato al rafforzamento di un’azione nutrizionale coerente all’interno del sistema delle Nazioni Unite e oltre.
L’edizione di quest’anno si è svolta sotto il tema generale Shaping the Future of Joint Nutrition Action in a Changing World. Il Direttore Generale ha inoltre evidenziato che, quando i suoli si degradano a causa della mancanza di input, frutta e verdura, fondamentali per una dieta sana, diventano più scarse e costose.
Nel corso dell’evento, il Direttore Generale della FAO ha ringraziato la Spagna per il suo ruolo di alleato strategico e pilastro stabile nel contrasto alla fame e alla malnutrizione. Un ringraziamento specifico è stato rivolto anche al Primo Ministro Pedro Sánchez.
Il messaggio lanciato da Roma è netto: la crisi nello Stretto di Hormuz non riguarda soltanto energia e commercio, ma può incidere direttamente sulla capacità del mondo di produrre cibo sufficiente, nutriente e accessibile. Per la FAO, il margine di intervento esiste ancora, ma si sta rapidamente restringendo.


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