Nel contesto di una società che invecchia e si confronta con l’aumento di patologie croniche, le infezioni non sono più solo un evento acuto da trattare. Questi eventi possono infatti aggravare il decorso di malattie cardiovascolari, respiratorie, metaboliche, neurologiche ed epatiche. Il messaggio centrale emerso dal convegno “Per la salute degli italiani ci vogliono cervello, cuore e fegato. Come prevenire e trattare cronicità e acuzie”, organizzato da Aristea International e promosso dalla Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT), è chiaro: la prevenzione infettivologica deve entrare a far parte in modo strutturale della pratica clinica. La prevenzione, dai vaccini agli screening, diventa uno strumento imprescindibile per proteggere la salute degli organi vitali e sostenere il Servizio sanitario nazionale.
Le infezioni non solo un evento acuto, ma una minaccia per la fragilità
Nel corso dell’incontro, i relatori hanno sottolineato che le infezioni, purtroppo, non sono più solo un problema acuto. Il prof. Massimo Andreoni, membro del Consiglio Superiore di Sanità, ha evidenziato come oggi sia ormai evidente che le infezioni possano destabilizzare i pazienti fragili e aumentare il rischio di ricoveri, eventi cardiovascolari e peggioramento funzionale. “Le infezioni non sono più soltanto un evento acuto da trattare: oggi sappiamo che possono aggravare le grandi cronicità dell’età adulta e anziana”, ha dichiarato il professor Andreoni. L’importanza di affrontare le infezioni con una visione preventiva è confermata anche dalla letteratura scientifica, con uno studio pubblicato su JAMA Cardiology che ha mostrato come, negli adulti over 65, gli accessi ospedalieri per influenza-like illness fossero associati alla mortalità cardiovascolare stagionale.
La vaccinazione, come sottolineato anche da un recente clinical consensus statement della European Society of Cardiology, dovrebbe essere considerata un “pilastro fondativo” della prevenzione cardiovascolare. La prevenzione infettivologica, quindi, è vista come un’arma strategica non solo per trattare le infezioni, ma anche per proteggere la salute degli organi vitali e prevenire l’aggravamento delle cronicità.
Le politiche sanitarie e i modelli regionali di prevenzione
Un altro punto cruciale discusso durante l’incontro è stata la questione delle politiche sanitarie, con particolare riferimento alla prevenzione, vaccinazioni e stili di vita. È emerso che, seppur le linee guida siano ormai chiare, c’è ancora molto da fare sul piano dell’attuazione pratica, soprattutto nelle diverse realtà regionali. La tavola rotonda istituzionale ha visto la partecipazione di politici di primo piano come i senatori Elisa Pirro e Raoul Russo, insieme al senatore Elena Murelli e all’onorevole Simona Loizzo. Il tema trattato è stato l’adattamento del Servizio sanitario nazionale (SSN) a una popolazione che sta diventando sempre più anziana e fragile.
In questa direzione, un’importante testimonianza è stata quella di Francesco Giuseppe Foschi, che ha raccontato l’esperienza della regione Emilia-Romagna nella gestione della prevenzione infettivologica. La discussione ha messo in luce la necessità di un modello di prevenzione che sia in grado di rispondere ai bisogni di una popolazione in invecchiamento e con un numero crescente di malati cronici.
Epatite C: la sfida della prevenzione e della cura
Uno dei temi principali dell’incontro è stato l’approfondimento sulla lotta contro l’epatite C. L’Italia ha una grande opportunità per eliminare questa malattia grazie ai farmaci antivirali ad azione diretta che permettono di eradicare il virus in tempi brevi. Tuttavia, come è stato sottolineato dai relatori, il vero nodo da affrontare riguarda il “sommerso”, ovvero la grande quantità di persone non ancora diagnosticate, che non accedono agli screening o ai trattamenti.
Il prof. Sergio Babudieri e altri esperti del settore, come Claudio Leonardi e Massimiliano Conforti, hanno ribadito che una delle sfide principali consiste nella capacità delle Regioni di tradurre in azioni concrete i fondi già stanziati per lo screening e il linkage to care (collegamento tra diagnostica e cura). Le popolazioni ad alta prevalenza, come i detenuti e gli utenti dei servizi per le dipendenze, sono particolarmente vulnerabili e richiedono un’attenzione speciale in termini di prevenzione e cure.
Vaccinazioni dell’adulto
Un capitolo fondamentale dell’incontro è stato dedicato alla vaccinazione degli adulti, con un focus su RSV (Virus Respiratorio Sinciziale) e Herpes Zoster. Questi vaccini sono emersi come strumenti cruciali nella prevenzione delle complicanze gravi, tra cui gli eventi cardiovascolari, ictus e demenze. Studi recenti hanno dimostrato che l’RSV, in particolare, rappresenta una minaccia per i pazienti fragili, in particolare quelli con scompenso cardiaco. Un’analisi danese ha rivelato che gli adulti con RSV hanno un rischio significativamente più alto di incorrere in eventi cardiovascolari major. Anche il Herpes Zoster, oltre a rappresentare una malattia infettiva dolorosa, ha implicazioni più ampie: le persone che hanno avuto una storia di Herpes Zoster mostrano un aumento significativo del rischio di ictus e malattia coronarica negli anni successivi all’infezione.
Un altro aspetto rilevante riguarda gli effetti positivi della vaccinazione contro l’Herpes Zoster: uno studio pubblicato su Nature nel 2025 ha evidenziato che la vaccinazione ha ridotto significativamente il rischio di una diagnosi di demenza nei sette anni successivi, con una riduzione del 20%, in particolare tra le donne. Questi risultati confermano l’importanza di investire nella prevenzione per ridurre il rischio di complicazioni gravi nel lungo periodo.
La fragilità respiratoria
Uno degli aspetti meno esplorati ma cruciali nell’ambito della medicina integrata è il trattamento delle patologie respiratorie nei pazienti fragili. Il prof. Filippo Luca Fimognari, esperto in malattie respiratorie e presidente di SIGOT, ha sottolineato come l’insufficienza respiratoria negli anziani venga spesso sottovalutata, ma rappresenti un nodo clinico fondamentale. Il progetto Hypoxia Day, avviato all’inizio del 2026, è uno studio multicentrico che coinvolge oltre 700 pazienti e 40 reparti ospedalieri. Questo studio si propone di misurare la prevalenza dell’ipossiemia (bassa ossigenazione del sangue), identificare le sue cause e valutarne l’impatto su mortalità ospedaliera, durata della degenza e prognosi a lungo termine.
In questo contesto, il ruolo strategico del Medico di Medicina Generale (MMG) è stato messo in evidenza come parte fondamentale della gestione della fragilità respiratoria, un aspetto essenziale della medicina dell’adulto fragile.
L’integrazione multidisciplinare
La parte conclusiva dell’incontro ha toccato il tema della gestione integrata del paziente, che oggi richiede una visione globale e multidisciplinare. Le infezioni devono essere trattate non come eventi separati, ma come fattori che influenzano l’andamento delle cronicità. Il prof. Claudio Mastroianni ha concluso il suo intervento sottolineando che in una popolazione sempre più anziana e complessa, il compito del clinico non è solo curare l’infezione, ma prevenirne gli effetti domino sulle altre patologie.
“Serve una medicina integrata, capace di leggere insieme fragilità, immunosoppressione, cronicità e rischio infettivo, e di trasformare la prevenzione in un elemento strutturale della pratica clinica”, ha concluso Mastroianni, indicando la strada da percorrere per migliorare la salute della popolazione anziana e fragile.
Il futuro della medicina, quindi, è nell’integrazione delle cure e nella gestione preventiva delle infezioni come parte integrante della salute generale.


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