di Mario Pileggi, geologo del Consiglio Nazionale Amici della Terra – Il nuovo Rapporto ISPRA sullo stato delle acque in Italia, pubblicato nell’aprile 2026, offre una fotografia aggiornata delle condizioni dei corpi idrici nazionali, delle pressioni e delle reali possibilità di raggiungere gli obiettivi ambientali europei entro il 2027. Pochi giorni dopo la pubblicazione del Rapporto, il quadro normativo europeo è stato ulteriormente aggiornato con la Direttiva (UE) 2026/805, pubblicata il 20 aprile 2026, che modifica in modo significativo la disciplina comunitaria in materia di acque. Questo elemento è fondamentale: il Rapporto ISPRA fotografa lo stato attuale del sistema, mentre la nuova direttiva definisce il quadro normativo entro cui tale sistema dovrà evolvere nei prossimi anni.
Basato sui dati definitivi del terzo ciclo di gestione della Direttiva Quadro Acque, il documento accompagna il Paese verso il quarto ciclo di pianificazione e restituisce l’immagine di un sistema che, pur avendo migliorato conoscenza, monitoraggio e strumenti di gestione, mostra ancora criticità rilevanti, soprattutto per quanto riguarda lo stato ecologico delle acque superficiali.
La nuova Direttiva (UE) 2026/805 aggiorna profondamente questo impianto introducendo elementi innovativi: inclusione degli inquinanti emergenti, attenzione agli effetti cumulativi delle sostanze e rafforzamento dei sistemi di monitoraggio e reporting. Si passa così da un approccio centrato sulla singola sostanza a una visione più integrata e sistemica della qualità delle acque.
Ogni ciclo di pianificazione funziona come un controllo periodico dello stato del sistema idrico: si analizzano le condizioni delle acque, si valutano le pressioni, si fissano gli obiettivi e si definiscono le misure necessarie.
Per le acque superficiali, l’obiettivo principale è il raggiungimento del cosiddetto buono stato, che comprende sia il buono stato ecologico — cioè il corretto funzionamento degli ecosistemi acquatici — sia il buono stato chimico, relativo al rispetto degli standard sugli inquinanti.
Per le acque sotterranee, invece, gli obiettivi riguardano il buono stato quantitativo, cioè l’equilibrio tra disponibilità della risorsa e prelievi, e il buono stato chimico, ossia l’assenza di contaminazioni significative. A questo si aggiunge un principio fondamentale della Direttiva: evitare il deterioramento dello stato dei corpi idrici.
Nel nuovo quadro normativo europeo introdotto nel 2026, lo stato chimico viene valutato in modo più articolato, anche attraverso l’aggiornamento degli elenchi di sostanze, l’introduzione di nuovi standard e una maggiore attenzione agli effetti cumulativi degli inquinanti. La Direttiva (UE) 2026/805 rafforza quindi il passaggio da una valutazione
Secondo l’impianto originario della normativa, questi obiettivi avrebbero dovuto essere raggiunti entro il 2015. La Direttiva consente tuttavia proroghe ed esenzioni quando gli interventi risultano tecnicamente complessi, economicamente sproporzionati oppure richiedono tempi naturali più lunghi. Quando il Rapporto parla di mancato raggiungimento degli obiettivi, significa quindi che una parte dei corpi idrici non ha ancora raggiunto il livello di qualità richiesto dal quadro europeo.
Per comprendere correttamente questi dati è utile ricordare che il corpo idrico è l’unità di base con cui si valuta lo stato delle acque: può essere un tratto di fiume, un lago, una porzione di falda o un tratto di costa.
L’acqua non è soltanto una risorsa naturale. È anche un indicatore sintetico dello stato del territorio, perché riflette la qualità degli ecosistemi, l’intensità delle pressioni umane e gli effetti del cambiamento climatico. Per questo la sua gestione coinvolge direttamente agricoltura, industria, uso del suolo, pianificazione territoriale ed equilibrio ambientale.
Il Rapporto descrive un’Italia dell’acqua disomogenea, in cui fiumi, falde e aree costiere delineano un Paese a più velocità.
Un primo livello di differenziazione riguarda la disponibilità naturale della risorsa, fortemente influenzata dalle condizioni climatiche e dalla distribuzione delle precipitazioni. Le analisi ISPRA evidenziano forti squilibri tra Nord e Sud, con aree settentrionali generalmente caratterizzate da maggiore disponibilità idrica e regioni meridionali e insulari più esposte a deficit e condizioni di severità idrica.
Questa asimmetria si riflette direttamente nello stato ecologico dei corpi idrici superficiali. Le classi di qualità più elevate si concentrano soprattutto in alcune aree alpine e appenniniche, mentre vaste porzioni del territorio — in particolare nelle pianure intensamente antropizzate — presentano stati inferiori al buono.

La disomogeneità emerge con maggiore evidenza osservando i distretti idrografici. Nei distretti del Nord, in particolare nel bacino del Po, prevalgono condizioni intermedie fortemente influenzate da pressioni agricole e industriali; nei distretti meridionali e insulari si registrano invece condizioni più critiche, legate alla scarsità idrica e alla maggiore vulnerabilità delle falde.
Anche le diverse tipologie di acque mostrano condizioni molto differenti. I fiumi risultano maggiormente esposti alle pressioni diffuse e presentano ampie quote di stati intermedi o inferiori al buono.
Le acque di transizione — lagune, estuari e zone umide costiere — rappresentano gli ambienti più delicati, perché concentrano gli effetti delle pressioni provenienti dai fiumi, delle attività costiere e della dinamica marina. Non sorprende quindi che risultino spesso tra i corpi idrici più critici sia sul piano ecologico sia su quello chimico.
Le acque marino-costiere mostrano invece, nel complesso, condizioni migliori.
Anche lo stato chimico presenta una distribuzione disomogenea. A scala nazionale circa tre quarti dei corpi idrici superficiali raggiungono lo stato chimico buono, ma permane una diffusione significativa di situazioni non conformi agli standard ambientali, soprattutto a causa della presenza di sostanze persistenti.

Tra gli inquinanti più rilevanti emergono mercurio, benzo(a)pirene, piombo, PFOS e nichel, sostanze che riflettono pressioni diffuse e di lunga durata. Accanto a questi contaminanti tradizionali assume crescente rilevanza la presenza di inquinanti emergenti, in particolare PFAS, residui di prodotti farmaceutici e composti interferenti endocrini, che la recente normativa europea ha inserito tra le priorità di monitoraggio e controllo.

La disomogeneità si estende anche alle acque sotterranee. Le aree costiere e meridionali risultano più vulnerabili per effetto del sovrasfruttamento e dei fenomeni di intrusione salina.
Nel complesso, l’insieme delle evidenze restituisce l’immagine di un sistema idrico nazionale fortemente differenziato, in cui condizioni naturali, pressioni antropiche e capacità di gestione si combinano in modo diverso nei vari territori.

Il dato più significativo riguarda le acque superficiali: su 7.763 corpi idrici, solo il 43,6% raggiunge uno stato ecologico buono o elevato, mentre il 75,1% presenta uno stato chimico buono. Il divario evidenzia un punto centrale: la riduzione degli inquinanti non è sufficiente a garantire il recupero degli ecosistemi.

Le acque sotterranee mostrano condizioni generalmente più favorevoli: il 79% dei corpi idrici è in buono stato quantitativo e il 70% in buono stato chimico. Tuttavia, la situazione resta fragile.
I nitrati rappresentano la principale causa di mancato raggiungimento degli obiettivi, evidenziando l’impatto dell’agricoltura intensiva, mentre il triclorometano segnala pressioni più localizzate. A queste criticità si aggiunge oggi il problema emergente della diffusione delle PFAS nelle acque sotterranee, già rilevate in numerosi contesti europei e oggetto di nuovi criteri di monitoraggio armonizzati a livello comunitario.
Le falde restano quindi una riserva strategica, ma esposta a due rischi principali: contaminazione diffusa e sovrasfruttamento. In un contesto segnato da siccità più frequenti, questa vulnerabilità tende ad accentuarsi.
Il degrado delle acque è legato a pressioni diffuse e interconnesse: agricoltura intensiva, scarichi urbani e industriali, modificazioni dei corsi d’acqua e prelievi eccessivi.
Queste pressioni producono effetti cumulativi sul territorio. Proprio su questo aspetto interviene la nuova direttiva europea, introducendo il concetto di valutazione delle miscele di inquinanti e degli effetti combinati sugli ecosistemi, superando l’approccio tradizionale basato sulla singola sostanza.
Tra vincoli normativi e capacità di gestione, il ricorso alle esenzioni e alle proroghe segnala difficoltà strutturali: gli obiettivi vengono rinviati quando non sono tecnicamente o economicamente raggiungibili.
La gestione si basa sul bacino idrografico: le decisioni devono essere coordinate e le azioni a monte influenzano inevitabilmente quelle a valle.
Il cambiamento climatico aggrava ulteriormente il quadro:
• siccità più frequenti
• precipitazioni irregolari
• squilibri tra ricarica e prelievi
In questo contesto, la gestione dell’acqua non riguarda più soltanto la qualità, ma sempre più anche la disponibilità della risorsa.
Un esempio concreto di questo cambio di prospettiva è rappresentato dal sistema di monitoraggio della severità idrica a scala nazionale, aggiornato periodicamente sulla base delle valutazioni degli Osservatori distrettuali permanenti per gli utilizzi idrici.
Istituiti a partire dal 2016 nei sette distretti idrografici italiani, gli Osservatori:
• valutano lo stato di disponibilità dell’acqua
• supportano la gestione delle crisi di siccità
• forniscono indirizzi per la regolazione dei prelievi e degli usi
Con il cosiddetto “decreto siccità” (DL 39/2023), il loro ruolo è stato ulteriormente rafforzato, diventando parte integrante delle Autorità di Bacino Distrettuale.
La crescente frequenza di periodi di siccità, gli squilibri tra ricarica e prelievi e la competizione tra usi diversi della risorsa — civile, agricolo e industriale — richiedono strumenti capaci di intervenire tempestivamente e a scala di bacino.
Secondo il Rapporto, entro il 2027 si prevede un miglioramento significativo:
• 67% dei corpi idrici in buono stato ecologico
• 85% in buono stato chimico per le acque superficiali
• 91,9% in buono stato quantitativo per le acque sotterranee
• 82,7% in buono stato chimico per le acque sotterranee
Si tratta di risultati importanti, ma non sufficienti a raggiungere pienamente gli obiettivi europei, che puntano al conseguimento del buono stato per tutti o quasi tutti i corpi idrici.
Questo significa che una quota significativa delle acque resterà ancora in condizioni non adeguate e che alcune criticità strutturali — come nitrati, alterazioni morfologiche dei fiumi e sovrasfruttamento delle falde — continueranno a incidere sul sistema.
Il quadro che emerge è quindi quello di un sistema in miglioramento, ma ancora fragile e disomogeneo, con forti differenze territoriali e criticità persistenti soprattutto sul piano ecologico.
Questi risultati mostrano che la questione idrica non è soltanto ambientale, ma territoriale e strutturale. Dipende da come si usa il suolo, da come si produce e da come si pianifica il territorio.
In questo contesto, la recente evoluzione normativa europea conferma che la sfida non è più soltanto ridurre l’inquinamento, ma gestire sistemi complessi in cui qualità, quantità e pressioni cumulative interagiscono tra loro.
L’acqua diventa così un indicatore sempre più integrato dello stato del territorio e della sostenibilità dei modelli di sviluppo. In altre parole, non segnala soltanto un problema ambientale: misura la distanza tra il modello attuale di sviluppo e la capacità del territorio di sostenerlo.
Fonti:
- Rapporto ISPRA 2026:
- https://www.isprambiente.gov.it/files2026/pubblicazioni/rapporti/rapporto-427_26.pdf
- ISPRA
- ISTAT – Acqua per uso civile
https://www.istat.it/it/archivio/acqua - ISPRA – Stato delle risorse idriche
https://www.isprambiente.gov.it/it/temi/acqua - https://osservatoriosullasalute.it/wp-content/uploads/2016/10/05_acqua_potabile.pdf
- Direttiva (UE) 2026/805 del Parlamento europeo e del Consiglio, 20 aprile 2026.2026
- https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202600805




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