Nuova perdita d’aria sulla Stazione Spaziale Internazionale: si riapre il dibattito sui tempi di dismissione dell’avamposto orbitale

L’1 maggio, dopo che i cosmonauti russi avevano scaricato il carico dalla navicella cargo Progress 95, Roscosmos ha rilevato un "lento calo di pressione" nel modulo PrK della ISS

La NASA ha confermato che il segmento russo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) ha ricominciato a perdere aria nello spazio. Si tratta di un vecchio problema che la NASA sperava di aver risolto di recente. La notizia è riportata dal sito Ars Technica, che ha raccolto la dichiarazione del portavoce dell’agenzia spaziale americana Josh Finch. Per oltre cinque anni, gli ingegneri di Roscosmos, l’agenzia spaziale russa, e della NASA hanno monitorato la velocità di perdita da un piccolo modulo russo collegato alla ISS che conduce a un portello di attracco. La fonte di queste perdite, microfratture strutturali, si è rivelata difficile da individuare e riparare.

A gennaio, la NASA aveva affermato che, dopo diverse ispezioni e applicazioni di sigillante, la pressione all’interno di questo segmento, noto come modulo PrK, aveva raggiunto una “configurazione stabile“. Il modulo PrK è essenzialmente un tunnel di trasferimento collegato al modulo di servizio Zvezda sul segmento russo della ISS. Questo annuncio della NASA era stato accolto con un sospiro di sollievo nella comunità spaziale, poiché le perdite atmosferiche su un veicolo pressurizzato come la Stazione Spaziale Internazionale non sono mai una buona notizia.

Le perdite ricominciano

Purtroppo, la perdita si è ripresentata più di tre settimane fa. Dopo che alcune fonti lo avevano segnalato ad Ars Technica, la NASA ha confermato il problema giovedì 21 maggio. L’1 maggio, dopo che i cosmonauti russi avevano scaricato il carico dalla navicella cargo Progress 95, Roscosmos ha rilevato un “lento calo di pressione” nel modulo PrK.

I team hanno effettuato un’analisi dei dati, che ha indicato una perdita di circa mezzo chilo al giorno“, ha dichiarato ad Ars Technica il portavoce della NASA Josh Finch. “Roscosmos ha permesso alla pressione nel tunnel di trasferimento di diminuire gradualmente, monitorandone il tasso. L’area viene ora mantenuta a una pressione inferiore, con piccole ripressurizzazioni quando necessario. Non ci sono ripercussioni sulle operazioni della stazione e la NASA e Roscosmos stanno coordinando i prossimi passi”.

Sebbene non vi siano ripercussioni sugli astronauti a bordo della stazione, né preoccupazioni immediate per la sua integrità, il ripresentarsi del problema della perdita solleva nuovi interrogativi sulla sostenibilità a lungo termine della ISS.

Alto rischio, conseguenze gravi

In passato, i funzionari della NASA hanno minimizzato pubblicamente e negli incontri con le parti interessate esterne alla ISS la gravità dei rischi della perdita. Internamente, tuttavia, sembra esserci maggiore preoccupazione. L’agenzia spaziale utilizza una “matrice di rischio” 5×5 per classificare la probabilità e le conseguenze dei rischi per le attività di volo spaziale, e le perdite russe sono state classificate come “5” sia per l’alta probabilità che per le alte conseguenze. Il loro potenziale di “guasto catastrofico” viene discusso durante le riunioni.

Nonostante il budget in calo, Roscosmos è riuscita a gestire il problema negli ultimi anni principalmente mantenendo chiuso il portello del modulo PrK rispetto al resto della stazione. Si pensava che la questione potesse essere gestita in modo simile fino al 2030, anno previsto per il ritiro della ISS.

Tuttavia, la NASA e il Congresso degli Stati Uniti stanno ora valutando la possibilità di estendere la vita operativa della stazione almeno fino al 2032, se non oltre. Ma la ricomparsa di crepe sulla stazione spaziale – alcuni dei suoi moduli sono in orbita da quasi trent’anni – mette in discussione la fattibilità di una strategia a lungo termine che preveda il continuo prolungamento della sua operatività.

La NASA può continuare a estendere la missione della ISS all’infinito?

La NASA deve ottenere il supporto dei partner internazionali per queste estensioni, inclusa la Russia. Il processo decisionale dell’agenzia è ulteriormente complicato dal desiderio di continuare a far volare la stazione fino a quando non saranno pronte le sostituzioni private.

L’agenzia spaziale statunitense ha faticato a trovare una strada percorribile per le stazioni spaziali “commerciali”, un piano in cui la NASA contribuirebbe a finanziare lo sviluppo di una o più stazioni spaziali private, accettando al contempo di essere uno dei diversi clienti con i suoi astronauti. A marzo, la NASA ha proposto un piano rivisto per queste stazioni spaziali commerciali durante l’evento Ignition, che prevedeva l’attracco di moduli iniziali alla Stazione Spaziale Internazionale da parte di aziende private, ma non è stato accolto particolarmente bene.

Le aziende private sono diffidenti nei confronti delle discussioni della NASA per estendere la vita operativa della Stazione Spaziale Internazionale, poiché affermano di essere pronte entro il 2030. Phil McAlister, ex direttore dei voli spaziali commerciali della NASA, ha dichiarato che l’agenzia trarrebbe il massimo vantaggio dal sostenere pienamente lo sviluppo di stazioni spaziali commerciali e collaborare con le aziende private per garantire che siano pronte entro il 2030. “Questo conferma ulteriormente la validità dell’attuale politica di dismettere la ISS nel 2030 e sostituirla con piattaforme commerciali più moderne, economiche e sicure“, ha dichiarato McAlister ad Ars Technica.