Perché il terremoto di magnitudo 8.8 in Kamchatka ha generato uno tsunami di minore entità: lo studio

Combinando immagini radar satellitari e dati GPS, i ricercatori hanno ricostruito il movimento della faglia durante il terremoto di magnitudo 8.8 del luglio 2025 nella Penisola di Kamchatka

Il 29 luglio 2025, un terremoto di magnitudo 8.8 si è verificato vicino alla Penisola di Kamchatka, nell’Estremo Oriente russo. È stato così potente da classificarsi come il sesto terremoto più forte mai registrato dagli strumenti moderni. Sfruttando questo terremoto gigantesco come opportunità di apprendimento, i ricercatori dell’Istituto Internazionale di Ricerca sulle Scienze dei Disastri (IRIDeS) dell’Università di Tohoku hanno combinato diversi set di dati per ricostruire il movimento delle faglie (fratture nella crosta terrestre). La loro analisi, pubblicata su Geoscience Letters, potrebbe aiutarci a comprendere meglio i rischi di tsunami che le comunità locali devono affrontare e come proteggerle.

Un punto critico per i terremoti giganti

La Penisola di Kamchatka è uno dei margini di placca tettonicamente più attivi al mondo, noto come zona di subduzione“, afferma Chi-Hsien Tang (IRIDeS). “Questa zona di subduzione genera alcuni dei terremoti più potenti della Terra, come quello di magnitudo 9.0 del 1952”.

Nelle zone di subduzione, quando una placca tettonica affonda sotto un’altra, può innescare un terremoto di enorme portata. Tuttavia, non è sempre chiaro fino a che punto i terremoti possano estendersi lungo l’interfaccia tra le placche e se raggiungano la parte più superficiale della zona di subduzione. Il terremoto della Kamchatka del 2025 è stato il primo in questa regione ad essere osservato in dettaglio dai moderni satelliti. Combinando immagini radar satellitari e dati GPS, i ricercatori hanno ricostruito il movimento della faglia durante questo terremoto di grande entità.

Perché lo tsunami è stato più piccolo?

Il team ha creato tre modelli di scorrimento simulando il terremoto della Kamchatka e li ha confrontati con i dati reali relativi agli tsunami. I risultati suggeriscono che, sebbene il terremoto sia stato di grande magnitudo, l’entità del movimento in prossimità del fondale marino è stata più limitata del previsto. Poiché il movimento del fondale marino è fondamentale per la formazione degli tsunami, ciò spiega perché lo tsunami risultante in questo caso sia stato di portata inferiore rispetto alle previsioni iniziali.

È stato davvero gratificante constatare che la nostra analisi corrispondeva in modo coerente con le osservazioni reali“, afferma Tang.

Rischi futuri e un monitoraggio più efficace

Tuttavia, sussiste ancora il rischio che le porzioni non fratturate della faglia che circondano la zona di scorrimento possano spostarsi in caso di futuri terremoti. I risultati indicano che le aree a nord della zona di rottura e la porzione superficiale della faglia potrebbero presentare un maggiore potenziale di tsunami.

Questo studio suggerisce inoltre che i soli dati terrestri non sono sufficienti a cogliere appieno il comportamento dei terremoti in mare aperto, evidenziando l’importanza delle osservazioni del fondale marino. Si prevede che una modellazione e una ricostruzione accurate di terremoti di grande magnitudo come questi contribuiranno a prevedere il rischio di tsunami pericolosi.