Subito prima di arrivare a Pechino, il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato con un video che le relazioni tra Russia e Cina hanno raggiunto “un livello davvero senza precedenti“, ampliando gli scambi in ambito politico, economico e in molti altri settori. Il messaggio, diffuso alla vigilia dell’incontro con il presidente cinese Xi Jinping, è emblematico di un rapporto che si è intensificato in modo significativo negli ultimi anni. Secondo lo stesso Putin, gli scambi commerciali tra Mosca e Pechino sono in continua crescita, “hanno superato da tempo la soglia dei 200 miliardi di dollari, con i pagamenti reciproci che ora avvengono quasi interamente in rubli e yuan”.
La dichiarazione del capo del Cremlino arriva in un momento in cui l’alleanza strategica tra le due potenze è sempre più visibile sulla scena internazionale. Dietro a queste parole non c’è solo retorica politica, ma un tessuto concreto di accordi e dinamiche economiche che stanno ridisegnando gli equilibri della cooperazione eurasiatica.
De‑dollarizzazione e nuova architettura finanziaria
Un elemento chiave del rafforzamento delle relazioni è la “de‑dollarizzazione” – ovvero il passaggio dal dollaro statunitense alle valute nazionali nelle transazioni bilaterali. Putin e Xi hanno sostenuto questo processo come risposta diretta alle sanzioni internazionali imposte alla Russia dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina e all’espulsione delle principali banche russe dal sistema di pagamento Swift.
La progressiva riduzione della dipendenza dal dollaro è considerata da Mosca e Pechino non solo un vantaggio economico ma anche un elemento di autonomia strategica in un contesto globale sempre più polarizzato. I pagamenti in rubli e yuan testimoniano la crescente fiducia reciproca e l’intreccio di interessi che vanno ben oltre la semplice cooperazione commerciale.
Crescita senza precedenti degli scambi commerciali
Secondo Il Foglio, citando il Mercator Institute for China Studies, la Cina è diventata il principale partner commerciale della Russia dal 24 febbraio 2022. In questo lasso di tempo, gli scambi bilaterali sono più che raddoppiati rispetto al periodo 2020‑2024, raggiungendo i 245 miliardi di dollari.
Ad aprile, le importazioni cinesi dalla Russia sono aumentate di quasi il 40% su base annua, raggiungendo 13,54 miliardi di dollari, mentre le esportazioni verso Mosca sono cresciute del 25%, arrivando a 10,16 miliardi di dollari. Questi dati confermano non solo la sostanza commerciale del legame, ma anche la sua dinamica accelerata, con tassi di crescita che superano quelli di molte altre relazioni bilaterali globali.
Interdipendenza tecnologica e militare
Il rapporto tra Mosca e Pechino si estende anche al dominio tecnologico e militare. Secondo una stima di Bloomberg ad aprile, la Russia importa oltre il 90% della tecnologia soggetta a sanzioni dalla Cina, con un aumento del 10% rispetto all’anno precedente. Queste tecnologie includono sistemi avanzati per l’osservazione della Terra, immagini satellitari per scopi militari e droni, settori nei quali la cooperazione è ormai strutturale.
La crescente dipendenza russa da forniture tecnologiche cinesi non è un semplice effetto delle sanzioni: riflette una integrazione produttiva e strategica che potrebbe influenzare la capacità di Mosca di aggirare gli ostacoli imposti dall’Occidente, consolidando al contempo la leadership tecnologica cinese nel mercato eurasiatico.
Scambi commerciali: materie prime russe e beni manifatturieri cinesi
Le esportazioni russe verso la Cina sono tradizionalmente dominate da materie prime: petrolio, gas e carbone restano i pilastri dell’economia di scambio. La Cina, dal canto suo, fornisce alla Russia una vasta gamma di beni manifatturieri, tra cui macchinari, telefoni, veicoli, apparecchiature elettriche e prodotti tessili.
Un settore di particolare rilievo è quello automobilistico: secondo i dati della China Passenger Car Association, la quota di mercato dei marchi cinesi in Russia è passata dal 7% nel 2021 a quasi il 60% nel 2024. Nel 2024 sono state acquistate in Russia oltre un milione di auto cinesi, un fenomeno che non solo riflette la competitività delle industrie cinesi ma anche la trasformazione dei consumi e delle filiere produttive russe.
Forze in equilibrio o sbilanciate? Le critiche degli analisti
Nonostante la retorica ufficiale di partnership paritaria, molti analisti descrivono la relazione Putin‑Xi come “squilibrata”. La Repubblica popolare cinese è infatti il principale partner commerciale del Cremlino, mentre la Federazione russa rappresenta solo il 4% del commercio internazionale cinese. Questo divario strutturale evidenzia una dipendenza economica russa nei confronti di Pechino che non trova un equivalente nella bilancia commerciale cinese.
Tuttavia, anche il ministero degli Esteri di Pechino ha sottolineato che la visita di Putin, la venticinquesima del leader russo in Cina, rappresenta “un’opportunità per continuare a promuovere lo sviluppo delle relazioni a un livello più profondo”. La formulazione ufficiale evidenzia l’intenzione di Pechino di consolidare e approfondire ulteriormente questo rapporto, in un contesto di competizione globale con le potenze occidentali.
Power of Siberia 2: nuovo capitolo energetico
Tra le priorità di Vladimir Putin ci sono i colloqui sul gasdotto Power of Siberia 2, per il quale la controllata russa dell’energia Gazprom e la China National Petroleum Corporation avrebbero firmato un accordo preliminare dopo anni di negoziati in stallo. Il progetto prevede di trasportare 50 miliardi di metri cubi di gas russo in Cina attraverso la Mongolia, raddoppiando così le esportazioni di gasdotto verso il mercato cinese.
Questo progetto rappresenta non solo un’espansione delle infrastrutture energetiche tra i due Paesi, ma anche un segnale politico: rafforzare la sicurezza energetica cinese riducendo la dipendenza da rotte marittime vulnerabili e, al contempo, assicurare alla Russia un flusso stabile e a lungo termine di entrate da esportazioni energetiche.
L’energia come asse portante della cooperazione
Secondo i dati del Centro per la ricerca sull’energia e l’aria pulita, dall’inizio della guerra la Cina ha acquistato combustibili fossili russi per un valore superiore a 367 miliardi di dollari. Mosca è diventata il principale fornitore di petrolio greggio per la Cina, e nel corso dell’anno Pechino ha già aumentato le sue importazioni di petrolio russo del 35%.
La crisi nello Stretto di Hormuz, che ha accentuato le preoccupazioni sulla sicurezza delle rotte marittime petrolifere, ha ulteriormente spinto la Repubblica popolare cinese a cercare accordi stabili per garantire la propria sicurezza energetica. In questo contesto, la cooperazione con la Russia assume una dimensione non solo economica ma anche geostrategica, fungendo da pilastro per la politica energetica cinese in un mondo sempre più multipolare.
Un legame destinato a trasformare gli equilibri globali
L’annuncio di Putin a Pechino è la conferma di un rapporto che si è consolidato in modo strutturale e multiforme. Dalle relazioni economiche record alla de‑dollarizzazione, dal rafforzamento delle forniture tecnologiche e militari alla crescente interdipendenza energetica, la partnership tra Russia e Cina sembra destinata a influenzare in modo duraturo gli equilibri geopolitici ed economici globali.
In un mondo segnato da tensioni internazionali, sanzioni e riorganizzazioni delle catene di approvvigionamento, Mosca e Beijing puntano a un’integrazione sempre più profonda, con l’obiettivo dichiarato di creare un modello alternativo di cooperazione globale. Resta da vedere come reagiranno gli altri attori internazionali a questa dinamica in evoluzione, ma una cosa è chiara: la partnership sino‑russa è oggi una delle alleanze geopolitiche più influenti del XXI secolo.


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