Sconfitti dal meteo: 98 anni fa la tormenta implacabile che segnò il destino del dirigibile Italia

La missione guidata da Umberto Nobile sognava di dominare il tetto del mondo, finendo invece per scrivere una delle pagine più drammatiche ed epiche della storia dell'esplorazione polare, tra eroismo, tempeste implacabili e la disperata sopravvivenza nella leggendaria Tenda Rossa

Esattamente 98 anni fa, il cielo sopra l’Artide fu teatro di un evento che tenne col fiato sospeso l’intero pianeta. Il dirigibile Italia, un orgoglio dell’ingegneria dell’epoca comandato dal generale Umberto Nobile, andò incontro al suo destino schiantandosi rovinosamente sul pack ghiacciato. Quella che doveva essere una trionfale missione scientifica per mappare regioni inesplorate e misurare parametri fondamentali del nostro pianeta si trasformò in un attimo in un incubo di lamiere contorte, venti gelidi e una lotta disperata per la sopravvivenza. La spedizione aveva da poco raggiunto il vertice del globo terrestre e stava tentando un difficile rientro verso l’arcipelago delle Svalbard, scontrandosi con una perturbazione di violenza inaudita.

La tempesta perfetta e la caduta

Dopo aver sorvolato con successo il Polo Nord nella giornata precedente ed aver accumulato oltre 2mila km di volo continuo, il dirigibile iniziò il viaggio di ritorno dirigendosi verso Sud/Ovest. Le condizioni meteorologiche peggiorarono rapidamente. Una fitta nebbia e raffiche di vento impressionanti, che in alta quota potevano superare i 100 km/h, rallentarono drasticamente la marcia. L’umidità dell’aria si condensò e congelò sull’involucro dell’aeronave, appesantendola in modo irreversibile. I tentativi frenetici dell’equipaggio di mantenere la quota alleggerendo la struttura e spingendo i motori al massimo si rivelarono inutili. L’impatto con la banchisa avvenne alle ore 10:33 del 25 maggio 1928. L’urto violento sventrò la navicella di comando, sbalzando sui ghiacci 10 uomini, mentre gli altri 6 rimasero intrappolati all’interno dell’involucro che, alleggerito del peso della cabina, riprese quota scomparendo per sempre nella tormenta verso Est.

La Tenda Rossa e il disperato appello radio

I sopravvissuti all’impatto si ritrovarono dispersi su una piattaforma di ghiaccio alla deriva, circondati dal nulla e con temperature che precipitavano abbondantemente sotto i -10°C. Fortunatamente, tra i detriti caduti dal cielo c’erano viveri, un sacco a pelo, una tenda da campo e, soprattutto, una radio a onde corte. Per massimizzare la visibilità della tenda contro il bianco accecante del pack, i superstiti usarono delle fiale di anilina per tingerla, dando vita alla celebre leggenda della Tenda Rossa. Il radiotelegrafista Giuseppe Biagi lavorò incessantemente, assemblando l’apparato d’emergenza e iniziando a trasmettere un SOS continuo, sperando che qualcuno nel mondo potesse captare quel debole segnale dal tetto della Terra.

Una mobilitazione globale per la salvezza

Il silenzio iniziale fu rotto giorni dopo, quando un radioamatore intercettò finalmente la richiesta d’aiuto, innescando una macchina dei soccorsi di proporzioni internazionali. Navi, rompighiaccio e aerei da diversi Paesi si diressero verso il Nord. La corsa contro il tempo fu costellata di ulteriori tragedie, tra cui la scomparsa del celebre esploratore norvegese Roald Amundsen, partito in aereo per cercare di salvare Nobile. Dopo quasi 50 giorni di agonia, privazioni e marce disperate sui ghiacci che costarono la vita ad uno dei membri precipitati con la cabina, il rompighiaccio Krassin riuscì a raggiungere i sopravvissuti il 12 luglio.