Una scossa di terremoto è avvenuta al confine tra Bosnia Erzegovina e Croazia alle 17:25 di oggi, lunedì 25 maggio. I sismografi hanno registrato un terremoto di magnitudo 4, con epicentro tra Vrlika, in Croazia, e Livno, in Bosnia. L’evento è avvenuto ad una profondità di appena 9km: proprio la scarsa profondità ha reso la scossa più facilmente avvertibile dalla popolazione. Alle 17:38, è seguita una scossa di magnitudo 3.7 nella stessa zona, con profondità di 5km. Al momento, non sono noti danni a persone o cose. Quando la terra trema tra Bosnia Erzegovina e Croazia non si tratta di un evento isolato in un territorio statico, ma dell’espressione di una geologia estremamente attiva e complessa.
Il confine tra i due Paesi si trova all’interno di una vasta cintura sismica che corre lungo la catena delle Alpi Dinariche, un sistema montuoso formato da milioni di anni di compressione tra placche tettoniche. In questa parte occidentale dei Balcani si incrociano e si scontrano lentamente l’Adriatic micro‑plate e la placca euroasiatica, fenomeno che genera movimenti di rocce, fratture e fessure profonde che, di tanto in tanto, rilasciano energia sotto forma di terremoti anche percepibili dalla popolazione.
Il quadro geologico: perché questa regione trema
La regione balcanica in cui si trova il confine tra Bosnia Erzegovina e Croazia è molto più che un semplice punto sulla mappa: è una zona di confine tra grandi forze tettoniche. La catena dei Dinaridi si è formata nel corso di decine di milioni di anni a causa della lenta ma costante spinta dell’Adriatico verso nord‑est, dove incontra la più vasta placca eurasiatica. Queste forze non sono statiche: si accumulano lentamente nella crosta terrestre e, quando superano la resistenza delle rocce, si traducono in terremoti. Lungo questa catena montuosa si trovano numerose faglie, strutture geologiche che rappresentano “giunture” naturali nelle rocce dove può verificarsi lo scivolamento improvviso che noi percepiamo come scossa.
È importante sottolineare che in questa parte dei Balcani non ci sono grandi zone di subduzione profonde come in altre aree sismiche del mondo (ad esempio lungo la “Cintura di Fuoco” del Pacifico): qui i terremoti si manifestano perlopiù a profondità relativamente basse, all’interno della crosta terrestre, e sono associati alle deformazioni tettoniche orizzontali e verticali che contraggono e piegano la crosta stessa.
Esempi storici: una lunga memoria di terremoti
Se oggi la scossa non ha causato danni, la storia sismica dell’area dimostra che eventi di maggiore energia non sono affatto estranei a queste terre. Osservando i dati storici, si notano numerosi terremoti di magnitudo significativa nell’area balcanica, anche se non tutti hanno avuto epicentri esattamente al confine attuale tra Bosnia e Croazia. Per esempio, nel 1927 un sisma di magnitudo attorno a 6.0 colpì la regione di Ljubinje con danni notevoli in paesi limitrofi, mentre nel corso del secolo scorso e nei primi decenni del XXI secolo si sono avuti diversi terremoti di magnitudo superiore a 5.0 in regioni orientali e meridionali dei Balcani che hanno influenzato anche l’area in questione.
Un esempio recente, ma non troppo distante, risale al 22 aprile 2022, quando un terremoto di magnitudo 6.0 interessò l’area di Berkovići in Bosnia Erzegovina, causando danni alle strutture locali e una sequenza significativa di scosse successive che testimoniano la potenza che la crosta terrestre può raggiungere in questa parte di Europa.
Anche nel passato più remoto la regione è stata teatro di altri eventi distruttivi: escursioni storiche riportano terremoti con intensità molto elevate lungo la costa adriatica e nell’entroterra, episodi che danno conto di un territorio costantemente in divenire geologico.
Cosa ci dice la scienza sulla pericolosità futura
L’analisi della sismicità e delle mappe di pericolosità sismica per Bosnia e Erzegovina e per i Paesi limitrofi indica che questa non è una regione “quieta”. Le osservazioni di lungo periodo mostrano che terremoti di magnitudo superiore a 5.0 si ripetono con una certa regolarità, anche se non sempre causano effetti distruttivi estesi. La frequenza degli eventi è influenzata dalla geodinamica dell’intera area, e se da un lato gli eventi più forti sono relativamente rari, dall’altro si registrano frequentemente scosse di magnitudo più contenuta, come quella di oggi, che ci ricordano la costante attività tettonica in corso.






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