Due mesi fa, le principali testate hanno raccontato una nuova tappa della Space Age: SpaceX ha superato quota 10.000 satelliti Starlink attivi in orbita attorno alla Terra. Una cifra che rappresenta circa due terzi di tutti i satelliti operativi presenti nel cielo. Il dato ha attirato l’attenzione degli analisti per la rapidità con cui la costellazione satellitare sta modificando la presenza umana nell’orbita terrestre. Quel traguardo, tuttavia, potrebbe rappresentare solo una fase intermedia. A gennaio, SpaceX aveva già depositato presso la Federal Communications Commission, la FCC, la documentazione per chiedere l’autorizzazione al lancio di un milione di satelliti. Secondo la proposta, la nuova megacostellazione Starlink diventerebbe un data center AI alimentato a energia solare, con una dimensione industriale senza precedenti nel settore spaziale.
SpaceX, Starlink e la proposta presentata alla FCC
Il progetto indicato nella documentazione presentata alla FCC prevede una crescita molto ampia dell’infrastruttura satellitare. La nuova rete orbitale, composta potenzialmente da un milione di satelliti, richiederebbe lanci orari di razzi per trasportare complessivamente un milione di tonnellate di satelliti all’anno.
Si tratta di una scala diversa rispetto alle attuali previsioni sulle megacostellazioni satellitari, che nella maggior parte degli studi sono considerate nell’ordine di alcune decine di migliaia di satelliti. Una rete da un milione di unità richiederebbe quindi nuove valutazioni su lanci, gestione orbitale, rientri atmosferici e ricambio dei veicoli spaziali.
La proposta descrive un possibile utilizzo dell’orbita bassa terrestre come infrastruttura digitale, legata non solo alla connettività globale ma anche all’elaborazione dati e all’intelligenza artificiale. In questo scenario, lo spazio vicino alla Terra assumerebbe un ruolo sempre più integrato con l’economia tecnologica.
Il dibattito su cielo notturno e traffico orbitale
La proposta ha generato un ampio dibattito. Una delle questioni riguarda il possibile effetto dei satelliti artificiali sull’aspetto del cielo notturno. Secondo le critiche emerse, una costellazione di queste dimensioni potrebbe arrivare a superare il numero delle stelle visibili, modificando l’esperienza dell’osservazione astronomica.
Un altro tema riguarda la gestione del traffico in orbita. Una presenza molto elevata di satelliti può aumentare la complessità delle operazioni spaziali e rendere più importante il controllo delle traiettorie, la prevenzione delle collisioni e il monitoraggio dei detriti. In questo contesto viene richiamata anche la Sindrome di Kessler, lo scenario teorico in cui una serie di collisioni tra oggetti spaziali produce ulteriori detriti e nuove collisioni a catena.
“La scala industriale di tutto questo è impressionante”, ha detto a Sky & Telescope l’esperto di satelliti Jonathan McDowell, da poco in pensione dal Center for Astrophysics Harvard-Smithsonian, aggiungendo che potrebbe perfino trattarsi di una trovata pubblicitaria.
La valutazione di Jonathan McDowell, esperto di satelliti recentemente ritirato dall’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, evidenzia la dimensione industriale del progetto e il confronto aperto sulla reale portata della proposta.
L’atmosfera terrestre come nuova area di studio
Oltre al tema del cielo notturno e della sicurezza orbitale, una parte crescente della ricerca si concentra sull’atmosfera terrestre. I satelliti possono interagire con l’atmosfera in due momenti: durante il lancio, attraverso le emissioni dei razzi, e durante il rientro, quando i veicoli spaziali si disintegrano negli strati atmosferici.
Gli effetti di questi processi sono ancora in fase di studio, soprattutto quando vengono considerati su scala molto ampia. Il passaggio da alcune decine di migliaia a un milione di satelliti cambierebbe infatti il numero di lanci, la massa complessiva immessa in orbita e la quantità di materiale destinata a rientrare nell’atmosfera.
La questione non riguarda solo il volume dell’attività spaziale, ma anche la composizione dei materiali coinvolti e il modo in cui questi si trasformano durante combustione, frammentazione e vaporizzazione.
Il ruolo del black carbon nei lanci spaziali
Un esempio centrale è il cosiddetto black carbon problem. Quasi ogni razzo deposita black carbon nell’alta atmosfera, un residuo che si forma quando i combustibili a base di carbonio non bruciano completamente. È una sostanza paragonabile alla fuliggine che si accumula all’interno di un camino.
Il comportamento del black carbon nell’atmosfera è complesso. Assorbendo la luce solare, può contribuire al riscaldamento degli strati atmosferici; allo stesso tempo, schermando parte della radiazione solare, può produrre effetti di raffreddamento. Per questo motivo, i ricercatori ritengono che il black carbon possa modificare l’equilibrio termico dell’atmosfera, ma non hanno ancora definito con certezza quale effetto possa prevalere.
Gli studi citati, tra cui Maloney et al. 2022 e Barker et al. 2026, mostrano che il tema è ancora oggetto di valutazione scientifica. La domanda principale riguarda l’intensità degli effetti e il modo in cui potrebbero manifestarsi con l’aumento dei lanci spaziali.
Le rilevazioni NOAA nella stratosfera
I primi dati osservativi mostrano che i materiali provenienti dai veicoli spaziali possono entrare nella composizione degli aerosol stratosferici. La NOAA ha rilevato che circa il 10% delle goccioline di acido solforico nella stratosfera contiene metalli provenienti da spacecraft disintegrati.
Il dato, riportato da Murphy et al. 2023, segnala che i rientri satellitari possono lasciare una traccia misurabile nell’atmosfera. Tra i materiali individuati figurano anche gli ossidi di alluminio, studiati perché possono partecipare a processi chimici legati alla riduzione dell’ozono, lo strato che contribuisce a schermare la Terra dalla radiazione ultravioletta.
Queste osservazioni non chiudono il quadro scientifico, ma indicano una direzione di ricerca sempre più rilevante: comprendere come l’espansione delle attività spaziali commerciali possa interagire con la chimica della stratosfera.
Gli studi sulle megacostellazioni dopo l’avvio di Starlink
Dal lancio del programma Starlink nel 2019, le ricerche sugli effetti delle megacostellazioni sono aumentate. Quasi tutte le previsioni disponibili, però, considerano costellazioni di dimensioni simili a quelle finora associate a Starlink, cioè reti composte da alcune decine di migliaia di satelliti.
Una costellazione da un milione di satelliti richiederebbe modelli diversi o estensioni significative di quelli già esistenti. La differenza di scala coinvolgerebbe il numero dei lanci, la quantità di carburante utilizzato, la massa immessa in orbita, la frequenza dei rientri atmosferici e la gestione del traffico spaziale.
Per questo motivo, gli studi attuali rappresentano un punto di partenza, ma non esauriscono le domande aperte da un progetto di dimensioni così ampie. La crescita delle infrastrutture orbitali rende sempre più importante collegare l’analisi tecnologica con quella ambientale e atmosferica.
Una nuova fase per l’economia spaziale
La possibile espansione di Starlink fino a un milione di satelliti si inserisce in una fase in cui lo spazio vicino alla Terra sta assumendo un ruolo sempre più strategico. Connettività globale, servizi digitali, elaborazione dati e AI stanno trasformando l’orbita bassa in una piattaforma tecnologica di interesse industriale.
La notizia principale non è soltanto il superamento dei 10.000 satelliti Starlink attivi, ma il cambio di scala indicato dalla documentazione presentata alla FCC. Il progetto introduce una prospettiva in cui l’orbita terrestre potrebbe ospitare infrastrutture molto più grandi di quelle considerate finora.
In parallelo, la ricerca scientifica sta cercando di misurare gli effetti di questa crescita sull’atmosfera terrestre, dai lanci ai rientri, dal black carbon agli aerosol stratosferici, fino alla composizione chimica dei materiali rilasciati dai satelliti. Il quadro è ancora in evoluzione, ma il tema è ormai parte centrale del dibattito sul futuro delle megacostellazioni satellitari e sull’equilibrio tra sviluppo spaziale, gestione dell’orbita e studio dell’ambiente terrestre.


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