“Iride è una grande ambizione italiana ed europea. Un sistema che porterà il nostro Paese all’avanguardia mondiale nell’osservazione della Terra”. Così Gabriella Costa, programme manager del programma Iride dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), intervenendo alla Conferenza Esri Italia 2026 durante il panel dedicato alla collaborazione tra ESA e AMA. Costa ha definito Iride ”uno dei programmi spaziali più ambiziosi mai realizzati in Italia”, ricordando che il progetto nasce da un investimento di circa un miliardo di euro ed è stato sviluppato grazie ai fondi del PNRR.
La manager ha spiegato che il sistema è composto da una ”costellazione di costellazioni”: 68 satelliti con diverse tecnologie di osservazione, dai radar agli strumenti ottici multispettrali e iperspettrali, progettati per raccogliere dati destinati a servizi ambientali, sicurezza, monitoraggio infrastrutturale e protezione civile. ”Abbiamo già 31 satelliti in orbita”, ha spiegato, ”e nel corso del 2026 prevediamo di lanciarne altri 24”. Alcuni satelliti hanno già completato la fase di validazione e stanno entrando pienamente nella fase operativa.
Non solo spazio
Costa ha sottolineato che il progetto non si limita alla componente spaziale. ”Quando si parla di satelliti spesso si pensa soltanto agli oggetti in orbita. In realtà senza il segmento di terra, i centri di controllo e i sistemi di elaborazione, un satellite è soltanto uno space debris”. Il programma prevede infatti infrastrutture dedicate alla raccolta, elaborazione, archiviazione e distribuzione del dato. L’obiettivo finale è trasformare le immagini satellitari in servizi operativi per le pubbliche amministrazioni. ”Il dato grezzo del satellite da solo non basta. Deve essere elaborato, interpretato e integrato nei processi decisionali di chi governa il territorio”.
Tra i campi di applicazione citati da Costa ci sono il monitoraggio della qualità dell’aria, la gestione delle risorse idriche, la sicurezza, la protezione civile e il controllo delle infrastrutture critiche. ”Il sistema è dual use”, ha spiegato, ”e supporta sia funzioni civili sia applicazioni legate alla sicurezza”.
La collaborazione con AMA
Ampio spazio è stato dedicato alla collaborazione con AMA. Costa ha raccontato che il primo contatto con l’azienda romana l’ha sorpresa. ”Quando ho ricevuto la telefonata del presidente di AMA sono rimasta colpita dal fatto che una municipalizzata volesse lavorare direttamente con il mondo dello spazio”. Da lì è nato un lavoro congiunto focalizzato su tre aree: individuazione delle discariche abusive, monitoraggio delle isole di calore e controllo delle infrastrutture critiche. ”Abbiamo utilizzato immagini satellitari ad altissima risoluzione, fino a 50 centimetri, elaborate con sistemi di intelligenza artificiale”.
Secondo Costa, i risultati ottenuti sulle discariche illegali rappresentano già una dimostrazione concreta dell’efficacia operativa del sistema. ”Le aree identificate tramite i dati satellitari sono state poi verificate sul campo dagli operatori AMA con riscontri molto positivi”.
“Un esempio virtuoso”
Per la manager ESA, si tratta di un progetto destinato a fare scuola. ”È un esempio virtuoso di collaborazione tra istituzioni, industria spaziale e amministrazioni pubbliche. E dimostra come lo spazio stia diventando sempre più parte della vita quotidiana dei cittadini”, ha concluso Costa.


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