Spazio, Italia sulla Luna? Parmitano: “siamo solo all’inizio dell’avventura”

Parmitano: "la partecipazione di astronauti europei non è affatto garantita ma è prevista per il futuro. E sicuramente l'Italia, con il suo ruolo, ha la possibilità di avere degli astronauti che voleranno sulle missioni Artemis”

Stiamo coi piedi per terra“. È l’invito (al realismo e alla concretezza) che arriva dall’astronauta Luca Parmitano, ospite questa mattina all’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna. Parmitano commenta così le recenti tappe di ri-avvicinamento dell’uomo alla Luna e l’ipotesi che proprio un astronauta italiano metta per la prima volta piede sul nostro unico satellite naturale. “Al momento c’è stata una missione, Artemis II, che è l’inizio di questa grande avventura”, sottolinea Parmitano, ricordando come alla missione partecipino anche l’Agenzia Spaziale Europea e quella italiana.

La partecipazione di astronauti europei non è affatto garantita – sottolinea Parmitano – ma è prevista per il futuro. E sicuramente l’Italia, con il suo ruolo, ha la possibilità di avere degli astronauti che voleranno sulle missioni Artemis, che voleranno possibilmente anche relativamente presto. Ma tutto è da vedere perché nel mondo del volo spaziale umano solo una cosa è certa: che tutto cambierà“. Dal canto suo, Parmitano (che sarebbe uno dei papabili a calcare il suolo lunare) si limita a dire che spera di poter tornare un giorno in orbita. “Sono ancora relativamente giovane come astronauta – sottolinea – ho ancora tanti anni di servizio davanti e ho una buona esperienza. Quindi la mia speranza è avere ancora tanto da contribuire e di poter tornare nello spazio”.

Insediamenti umani su Luna e Marte

L’astronauta italiano è prudente anche nel parlare di un futuro insediamento umano sulla Luna o di un approdo su Marte. La stazione lunare “è un progetto che avrà una durata decennale – spiega Parmitano – siamo ancora all’inizio, non abbiamo ancora sperimentato i sistemi di allunaggio, né sperimentato o costruito i moduli abitativi. Quindi la sfida innanzitutto è arrivarci, trovare un sistema per continuare a fare l’esplorazione sostenuta e sostenibile sulla superficie del satellite“. Per quanto riguarda le sfide fisiologiche per l’uomo, invece, “fortunatamente abbiamo acquisito moltissime esperienze negli ultimi 15 anni grazie al lavoro che stiamo facendo sulla Stazione Spaziale Internazionale”.

Marte, aggiunge Parmitano, “è mille volte più lontano della Luna e la Luna è mille volte più lontana della Stazione Spaziale Internazionale. I numeri parlano chiaro, è una questione matematica, la complessità è esponenziale quindi serviranno tecnologie diverse per ogni tipo di esplorazione“. La tecnologia per andare su Marte “deve essere ancora inventata – sottolinea Parmitano – noi operatori facciamo un passo alla volta in maniera incrementale. La Luna è già abbastanza lontana, concentriamoci su questo”.