Stati Uniti e Danimarca trattano nuove basi militari in Groenlandia: Washington punta a espandere la presenza nell’Artico

Secondo funzionari a conoscenza delle discussioni, gli Stati Uniti stanno negoziando con Danimarca e Groenlandia l’apertura di tre nuove basi nel sud dell’isola

Gli Stati Uniti stanno conducendo negoziati regolari con la Danimarca per espandere la propria presenza militare in Groenlandia, secondo quanto riferito da più funzionari a conoscenza delle discussioni. I colloqui tra le due parti sarebbero progrediti negli ultimi mesi, in un contesto diplomatico delicato aperto dalle dichiarazioni del presidente Donald Trump, che aveva minacciato di prendere il controllo della Groenlandia anche con la forza. Al centro delle trattative c’è la richiesta americana di aprire tre nuove basi militari nel sud del territorio. L’obiettivo di Washington è rafforzare la propria capacità di sorveglianza nell’Artico e nel Nord Atlantico, in particolare rispetto alle attività marittime di Russia e Cina.

Il ruolo della Danimarca e il canale diplomatico con Washington

La Danimarca ha già espresso in passato la propria disponibilità a discutere di ulteriori basi americane in Groenlandia. Il ministero degli Esteri danese ha confermato che sono in corso colloqui con gli Stati Uniti, senza però fornire dettagli. Un portavoce del ministero ha dichiarato: “c’è un canale diplomatico in corso con gli Stati Uniti. Il Ministero degli Affari Esteri non entrerà in ulteriori dettagli in questo momento”. 

Secondo le fonti citate, i funzionari statunitensi hanno prospettato un’intesa in cui le tre nuove basi militari verrebbero formalmente designate come territorio sovrano degli Stati Uniti. Si tratta di un punto particolarmente sensibile, perché tocca direttamente la sovranità danese e groenlandese sull’isola.

Tre nuove basi nel sud della Groenlandia

Le nuove basi previste dagli Stati Uniti sarebbero collocate nella Groenlandia meridionale e avrebbero principalmente una funzione di sorveglianza delle attività marittime russe e cinesi nella regione del Nord Atlantico. L’area di interesse è il GIUK Gap, lo spazio marittimo tra Groenlandia, Islanda e Regno Unito, considerato strategico per il controllo dei movimenti navali tra l’Artico e l’Atlantico.

Secondo i funzionari che hanno parlato con la BBC, le due parti non hanno ancora raggiunto un accordo formale e il numero finale delle basi potrebbe cambiare. Una delle nuove installazioni verrebbe probabilmente realizzata a Narsarsuaq, sul sito di una ex base militare statunitense che ospitava un piccolo aeroporto.

Le altre eventuali nuove basi sarebbero con ogni probabilità collocate in luoghi della Groenlandia già dotati di infrastrutture, come aeroporti o porti. Secondo gli analisti, questa soluzione consentirebbe di aggiornare strutture esistenti a un costo inferiore rispetto alla costruzione di nuove installazioni da zero.

Nessuna trattativa sulla conquista della Groenlandia

Nonostante le dichiarazioni pubbliche di Trump, durante i colloqui i funzionari statunitensi non avrebbero sollevato la possibilità di prendere il controllo della Groenlandia con la forza o attraverso altre forme di annessione. Questa ipotesi è stata respinta pubblicamente dalla Danimarca e dalla Nato, l’alleanza militare di cui Copenaghen fa parte.

Gli Stati Uniti e la Danimarca, secondo quanto emerge, starebbero invece cercando un compromesso attraverso strumenti diplomatici e accordi di sicurezza già esistenti. Le trattative sono proseguite attivamente negli ultimi mesi, anche mentre l’amministrazione americana era assorbita dalla guerra in Iran.

I negoziatori danesi e groenlandesi coinvolti

I team negoziali si sono incontrati almeno cinque volte da metà gennaio. Needham è generalmente accompagnato da uno o due funzionari statunitensi del Dipartimento di Stato o del National Security Council. Dall’altra parte del tavolo siedono figure di primo piano della diplomazia danese e groenlandese: Jeppe Tranholm, segretario permanente di Stato agli Affari esteri della Danimarca e capo negoziatore danese; Jesper Møller Sørensen, ambasciatore danese negli Stati Uniti; e Jacob Isbosethsen, il principale diplomatico groenlandese a Washington.

La presenza di rappresentanti della Groenlandia è politicamente cruciale, perché l’isola dispone di un ampio grado di autonomia e rivendica un ruolo diretto in ogni decisione che riguardi il proprio territorio.

Il premier groenlandese: colloqui “in una direzione giusta”

Intervenendo martedì a un summit sulla democrazia a Copenaghen, il primo ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen ha dichiarato che i negoziati con gli Stati Uniti hanno “fatto alcuni passi nella direzione giusta”.

Il ruolo dell’inviato speciale di Trump per la Groenlandia, il governatore repubblicano della Louisiana Jeff Landry, risulta invece marginale. Secondo tre fonti, Landry non ha partecipato ai negoziati ed è largamente assente dal processo diplomatico.

Pituffik Space Base e la presenza militare americana attuale

Gli Stati Uniti dispongono oggi di una sola base militare in Groenlandia, la Pituffik Space Base, situata nella parte nord-occidentale dell’isola. La base di Pituffik svolge un ruolo importante nel monitoraggio dei missili per il NORAD, ma non è configurata per condurre sorveglianza marittima. È proprio questa lacuna operativa che Washington intende colmare con nuove installazioni nel sud della Groenlandia, più vicine alle rotte del Nord Atlantico e al GIUK Gap.

Alcuni osservatori hanno elogiato la cooperazione tra Stati Uniti e Danimarca, sostenendo che l’Artico sia diventato un fronte sempre più rilevante nella competizione strategica globale. Il generale in pensione Glen VanHerck, a capo del Northern Command e del North American Aerospace Defense Command dal 2020 al 2024, ha dichiarato alla BBC: “ovunque gli Stati Uniti e i nostri alleati lascino un vuoto, quel vuoto viene spesso colmato da Cina e Russia”. 

Per questa linea di pensiero, la Groenlandia non è solo un territorio remoto, ma un nodo centrale per la sicurezza dell’Atlantico settentrionale, per il monitoraggio delle rotte artiche e per il contenimento dell’influenza di Mosca e Pechino.

Groenlandia, Nato e Unione Europea: una questione strategica

L’interesse di Trump per la Groenlandia non è nuovo. Il presidente aveva già manifestato durante il suo primo mandato l’intenzione di ottenere un maggiore accesso statunitense all’isola. Il rinnovato interesse espresso all’inizio di quest’anno ha però aperto una crisi diplomatica che ha messo in evidenza le tensioni tra la Nato e l’amministrazione Trump.

La Groenlandia occupa una posizione strategica essenziale per il controllo dell’Artico e delle rotte del Nord Atlantico. La possibilità di nuove basi americane nel sud dell’isola avrebbe quindi implicazioni non solo per gli Stati Uniti e la Danimarca, ma anche per la sicurezza europea e per gli equilibri interni all’Alleanza Atlantica.

Le trattative tra Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia restano aperte e non hanno ancora prodotto un accordo definitivo. Il possibile dispiegamento di tre nuove basi nel sud della Groenlandia rappresenterebbe però una svolta rilevante nella strategia americana per l’Artico e il Nord Atlantico. Il compromesso finale dovrà tenere insieme due obiettivi difficili: consentire agli Stati Uniti di espandere le proprie capacità militari in un’area strategica e garantire che la Groenlandia non venga percepita come un territorio da prendere, acquistare o controllare, ma come un attore politico da rispettare.