Tumori con poche metastasi: la radioterapia italiana ridisegna il trattamento

Al Congresso europeo di Stoccolma 4 studi clinici e la guida del più grande registro europeo

È in corso fino al 19 maggio a Stoccolma il congresso ESTRO 2026, il principale appuntamento europeo dedicato alla radioterapia e all’oncologia clinica. In questo contesto internazionale, l’Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica (AIRO) porta una produzione scientifica che riflette un cambio di paradigma sempre più evidente nella cura dei tumori: concentrare il trattamento sulle poche lesioni davvero determinanti per l’evoluzione della malattia. Al centro dei lavori italiani c’è la radioterapia stereotassica, una tecnica ad altissima precisione che consente di colpire singole metastasi con dosi elevate in poche sedute, preservando al massimo i tessuti sani circostanti. Un approccio che sta ridefinendo la gestione dei tumori oligometastatici, cioè quelle forme di malattia in cui le metastasi sono limitate per numero e distribuzione.

In questo scenario, la stereotassi non è più considerata soltanto un’opzione di supporto, ma una vera e propria strategia terapeutica centrale, da integrare sempre più spesso con le terapie farmacologiche di nuova generazione. A testimonianza del ruolo crescente della ricerca italiana, AIRO presenta a Stoccolma 4 studi clinici, un consenso multidisciplinare nazionale e il coordinamento del più ampio registro europeo dedicato a questo ambito, consolidando così la posizione dell’Italia nel panorama della radioterapia oncologica avanzata.

Prostata oligorecidiva: con la stereotassi più tempo libero da progressione

Lo studio RADIOSA, condotto all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano (G. Marvaso, B. Jereczek-Fossa), ha confrontato in 102 pazienti con tumore della prostata, recidivato in poche sedi e ancora sensibile alla terapia ormonale, la sola radioterapia stereotassica contro la stessa radioterapia abbinata a sei mesi di terapia ormonale di privazione androgenica. A oltre quattro anni di osservazione, il tempo libero da progressione di malattia passa da 15 a quasi 33 mesi con la combinazione, e il rischio di progressione si dimezza. Un risultato che conferma il valore della stereotassi come parte integrante della strategia terapeutica, e non come semplice complemento. Al congresso di Stoccolma arriva anche lo studio PERSIAN (G. Francolini, L. Livi, Firenze, multicentrico nazionale), che su 174 pazienti con tumore prostatico in fase oligometastatica e ancora sensibile alla terapia ormonale ha testato l’aggiunta della radioterapia stereotassica al trattamento farmacologico standard (apalutamide più privazione androgenica): a sei mesi la risposta biochimica completa è ai massimi in entrambi i gruppi (oltre il 93%), e il beneficio della radioterapia emerge soprattutto nei pazienti con meno di tre metastasi. Un risultato che aiuta a definire con maggiore precisione per quali pazienti la radioterapia aggiunge davvero valore terapeutico e per quali no.

Ovaio oligometastatico: la stereotassi sicura anche dopo i farmaci antiangiogenici

Un’altra frontiera riguarda la sicurezza della radioterapia impiegata in associazione con i farmaci nella ginecologia oncologica. Il gruppo coordinato dalla Professoressa Macchia di Campobasso, nell’ambito dello studio nazionale MITO-RT3/RAD, ha analizzato 41 pazienti con carcinoma ovarico in fase oligometastatica trattate con radioterapia stereotassica entro 12 mesi dalla somministrazione di bevacizumab, farmaco che agisce bloccando la formazione di nuovi vasi sanguigni e finora considerato a rischio di interazione con la radioterapia. Il risultato risponde a un vuoto di evidenza importante: nessun effetto collaterale di grado severo, controllo della malattia nelle sedi trattate al 73% a due anni, qualità di vita preservata. È il primo studio italiano che consente di proporre con sicurezza la radioterapia stereotassica anche a pazienti che hanno ricevuto bevacizumab, ampliando le opzioni terapeutiche in uno scenario clinico finora considerato pressoché proibitivo.

Tumori oligometastatici: l’Italia in prima fila, presenta lo studio di riferimento europeo

Ulteriore conferma dell’importanza del filone di ricerca dedicato alla radioterapia nei tumori caratterizzati da un numero contenuto di metastasi, e della centralità dell’Italia in questo ambito: nella sessione plenaria di apertura, sui principali studi clinici europei e organizzata insieme alla rivista The Lancet Oncology, Umberto Ricardi dell’Università di Torino ha presentato i risultati intermedi dello studio OligoCare, il più ampio studio europeo sulla radioterapia stereotassica nei tumori oligometastatici, parte della piattaforma di ricerca clinica ESTRO-EORTC.

L’Italia nella cabina di regia europea

L’edizione 2026 dell’ESTRO è anche il congresso in cui assume la presidenza della Società europea di radioterapia e oncologia clinica la professoressa Barbara Jereczek-Fossa, in forza all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano: un ruolo che testimonia il peso della scuola italiana nella disciplina.

Infine, accanto alla produzione di evidenza clinica, l’AIRO porta a Stoccolma un risultato di sistema: il primo consenso nazionale multidisciplinare sulla radioterapia guidata dalle immagini per i tumori del tratto gastrointestinale superiore, sviluppato con l’Associazione Italiana dei Tecnici di Radioterapia (AITRO) e l’Associazione Italiana di Fisica Medica (AIFM), con venti esperti italiani impegnati in un percorso di consenso strutturato. Un lavoro che mostra come, dietro ai singoli studi, ci sia una comunità capace di costruire standard condivisi fra radio-oncologi, fisici medici e tecnici, in una delle aree più complesse della disciplina.

“Il messaggio che portiamo a Stoccolma è duplice – dichiara Stefano Pergolizzi, Presidente AIRO da un lato la radioterapia stereotassica è oggi uno strumento di precisione che permette di trattare in modo mirato le poche lesioni che fanno la differenza nella storia di malattia di un paziente; dall’altro la comunità italiana è in grado non solo di applicare queste tecniche, ma di produrre l’evidenza clinica che ne definisce le indicazioni a livello internazionale. L’arrivo alla presidenza dell’ESTRO di una collega che opera nel nostro Paese è il riconoscimento di un percorso scientifico e organizzativo che la radioterapia italiana ha costruito negli ultimi anni con impegno e con risultati crescenti”.