Una nuova ricerca dell’Università di St. Andrews ha datato con precisione un’eruzione del vulcano Newberry e ha scoperto che le sue ceneri si sono diffuse per oltre 5.000km nel mondo, molto più lontano di quanto si credesse per un’eruzione di queste dimensioni. Pubblicato sulla rivista Quaternary Science Reviews, lo studio ha identificato particelle di cenere provenienti dall’eruzione di pomice del vulcano Newberry (Oregon, Stati Uniti) in una carota di ghiaccio della Groenlandia tramite l’analisi geochimica, confrontando gli elementi chimici presenti nelle particelle di cenere disperse con i depositi vulcanici di pomice del Newberry risalenti al suo più recente periodo eruttivo, noto come “Big Obsidian”.
Le datazioni precedenti avevano ristretto il periodo dell’eruzione in una finestra di circa 140 anni intorno all’inizio del VII secolo d.C.. Il ritrovamento di cenere nel ghiaccio ha permesso ai ricercatori di datare l’eruzione di pomice di Newberry con una precisione di due anni rispetto al 686 d.C., grazie ai modelli di datazione estremamente precisi sviluppati per le carote di ghiaccio della Groenlandia.
L’importanza della scoperta
La Dottoressa Helen Innes, autrice principale dello studio e ricercatrice presso la School of Earth and Environmental Sciences dell’Università di St. Andrews, ha dichiarato: “quando troviamo minuscoli frammenti di cenere (0,02mm) nella carota di ghiaccio, può essere davvero difficile risalire alla loro precisa origine vulcanica. È stato quindi un momento davvero emozionante quando abbiamo confrontato l’impronta geochimica con quella di Newberry e abbiamo riscontrato una corrispondenza esatta”.
“Scoperte come questa possono rivelare moltissime informazioni cruciali sulle eruzioni passate, sulla loro precisa datazione e, soprattutto, sui rischi che comportano su vasta scala. Il ritrovamento di una tale abbondanza di particelle di cenere provenienti dal Newberry a migliaia di chilometri dal sito dell’eruzione è fondamentale per migliorare la nostra comprensione di quanto lontano i vulcani delle Cascades possano inviare particelle di cenere finissime e quali rischi rappresentino in futuro per la regione del Nord Atlantico”, ha aggiunto.
L’eruzione del Newberry
L’eruzione del Newberry è classificata come un evento VEI 4 (Indice di Esplosività Vulcanica), circa 10 volte più piccolo dell’eruzione del Monte Sant’Elena del 1980, classificata come VEI 5 (molto grande), e circa 10 volte più grande dell’eruzione islandese dell’Eyjafjallajökull del 2010, classificata come VEI 3-4 (moderatamente grande), che ha causato gravi disagi nello spazio aereo europeo con la dispersione di cenere a grande distanza.
Anche eruzioni relativamente minori possono essere un pericolo a livello globale
A livello globale, eruzioni di queste dimensioni si verificano in genere poche volte ogni decennio. Tuttavia, i ricercatori hanno scoperto che la particolarità di questa eruzione è stata che la sua cenere è stata trasportata attraverso gli Stati Uniti e l’Atlantico, a oltre 5.000km di distanza dalla sua fonte. Questo dimostra che anche eruzioni relativamente minori possono potenzialmente rappresentare un pericolo nell’Atlantico settentrionale. Migliorare la comprensione dei rischi che queste eruzioni, relativamente frequenti, possono comportare anche a grande distanza dal vulcano è essenziale per la gestione delle emergenze.
Il Dottor William Hutchison dell’Università di St. Andrews, coautore dello studio, ha affermato: “l’Islanda di solito fa notizia come il nostro irrequieto vicino vulcanico, ma questo studio ci ricorda che ci sono moltissimi vulcani in Nord America, Russia e Giappone che possono diffondere enormi quantità di cenere nell’emisfero settentrionale. L’Atlantico settentrionale è una delle rotte aeree più trafficate della Terra e la scoperta di quantità così ingenti di cenere in Groenlandia è un esempio lampante della portata globale anche di eruzioni relativamente minori. Dimostra che le dimensioni non sono tutto quando si tratta di eruzioni vulcaniche; una piccola eruzione, ma ricca di cenere, in un luogo densamente popolato potrebbe causare enormi sconvolgimenti. È davvero difficile prevedere quando e dove si verificherà la prossima eruzione di portata globale, ma è fondamentale che i governi e le agenzie internazionali siano pronti a rispondere in modo coordinato quando ciò accadrà”.
Il vulcano Newberry
Il vulcano Newberry si trova nella Cascade Volcanic Range negli Stati Uniti, la stessa catena del Monte Sant’Elena. È ancora un vulcano attivo ed è classificato come “a rischio molto elevato” dal National Volcano Early Warning System (Sistema Nazionale di Allerta Precoce per i Vulcani) dello U.S. Geological Survey. L’eruzione del 686 d.C. identificata dai ricercatori nelle carote di ghiaccio è la sua eruzione più recente.
Gli scienziati che hanno precedentemente studiato questa eruzione di pomice del Newberry osservano che la cenere in prossimità del vulcano è deposita in una forma molto stretta e allungata, il che suggerisce la presenza di forti venti al momento dell’eruzione. I ricercatori ipotizzano che questo abbia probabilmente contribuito al trasporto di una grande quantità di cenere finissima attraverso il Nord America e fino alla Groenlandia.
La Professoressa Andrea Burke dell’Università di St. Andrews, che ha guidato l’analisi della carota di ghiaccio, ha dichiarato: “questa scoperta è stata davvero sorprendente per noi. Non ci saremmo mai aspettati di trovare così tanta cenere a una distanza così grande da un’eruzione di moderata entità. Questo risultato evidenzia l’importanza di studiare le eruzioni passate per comprendere i rischi”.


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