Il petrolio è tornato sostanzialmente sui livelli di fine febbraio, ma i prezzi alla pompa di benzina e gasolio continuano a restare sensibilmente più elevati. È quanto evidenzia la Cna, che richiama l’attenzione sulla distanza ancora marcata tra l’andamento delle quotazioni internazionali del greggio e quello dei prezzi finali pagati da imprese e consumatori. In poco meno di quattro mesi, il Brent è passato da circa 70 dollari al barile a un picco superiore a 95 dollari durante le tensioni in Medio Oriente, per poi ridiscendere sotto i 70 dollari. Nonostante questa discesa, i prezzi dei carburanti alla pompa non hanno seguito con la stessa rapidità il calo del greggio. Secondo la Confederazione, mentre il petrolio è tornato sostanzialmente sui livelli di fine febbraio, i prezzi di benzina e gasolio “continuano a registrare aumenti compresi tra il 14 e il 16%, nonostante il taglio delle accise disposto dal Governo”.
Prezzi alla pompa, il taglio delle accise non basta a eliminare i rincari
Il taglio delle accise sui carburanti ha attenuato l’impatto degli aumenti, ma non ha risolto il problema del divario tra il ribasso del greggio e la dinamica dei prezzi finali. La Cna rileva che senza l’intervento sulle accise il prezzo dei carburanti “sarebbe oggi superiore di circa 6 centesimi al litro. Il provvedimento ha quindi limitato gli effetti dei rincari ma non ha eliminato il problema della lenta trasmissione dei ribassi del greggio ai prezzi finali. Per un artigiano che percorre 30.000 chilometri all’anno con un furgone diesel e consuma mediamente 2.000 litri di carburante, il maggiore costo rispetto alla situazione di fine febbraio continua a superare i 500 euro annui. Per le imprese con più mezzi l’impatto cresce rapidamente fino a diverse migliaia di euro”. Il nodo centrale resta quindi la lenta trasmissione dei ribassi del petrolio ai prezzi di benzina e gasolio. Una dinamica che, secondo la Confederazione, continua a produrre effetti concreti sui costi di esercizio, in particolare per le attività che dipendono quotidianamente dall’utilizzo di veicoli commerciali.
Gasolio e benzina, il peso dei rincari su artigiani e piccole imprese
Il permanere di prezzi elevati alla pompa incide in modo diretto sui bilanci di artigiani, piccole imprese e operatori che utilizzano furgoni e mezzi commerciali per gli spostamenti di lavoro. Il caso indicato dalla Cna mostra come, anche dopo la discesa del Brent, il maggiore costo annuo possa restare superiore ai 500 euro per un singolo artigiano che percorre 30.000 chilometri l’anno con un furgone diesel e consuma mediamente 2.000 litri di carburante. L’impatto diventa più rilevante per le imprese dotate di più mezzi, dove il rincaro del gasolio e della benzina può tradursi rapidamente in costi aggiuntivi per diverse migliaia di euro. A pesare non è soltanto il livello assoluto dei prezzi, ma anche la difficoltà per le imprese di trasferire questi maggiori oneri sui propri servizi, soprattutto in una fase in cui la mobilità resta un fattore essenziale per raggiungere clienti, cantieri e luoghi di lavoro.
Cna: ribassi del greggio troppo lenti alla pompa
La Cna sottolinea la differenza tra la rapidità con cui i rincari del greggio si riflettono sui prezzi finali e la lentezza con cui, invece, vengono recepiti i ribassi. “La velocità con cui gli aumenti arrivano alla pompa è molto diversa dalla rapidità con cui vengono trasferiti i ribassi”, osserva la Cna. “È un fenomeno che penalizza soprattutto le piccole imprese che utilizzano quotidianamente veicoli commerciali per raggiungere clienti, cantieri e luoghi di lavoro”. Il fenomeno indicato dalla Confederazione evidenzia una criticità nella formazione dei prezzi dei carburanti, con effetti particolarmente pesanti per il sistema delle micro e piccole imprese. La discesa del Brent sotto quota 70 dollari al barile non si traduce infatti in un alleggerimento immediato e proporzionale dei costi sostenuti alla pompa.
Monitoraggio della filiera carburanti e maggiore trasparenza sui prezzi
Di fronte a questa situazione, la Confederazione chiede di rafforzare il monitoraggio della filiera dei carburanti e di garantire maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi. L’obiettivo è fare in modo che le riduzioni delle quotazioni internazionali possano tradursi più rapidamente in benefici concreti per imprese e consumatori. La richiesta della Cna si inserisce in un quadro in cui il prezzo del petrolio Brent è rientrato sui livelli di fine febbraio, ma benzina e gasolio continuano a registrare rincari significativi rispetto a quel periodo. Una dinamica che mantiene alta la pressione sui costi operativi e rende centrale il tema della trasmissione dei ribassi lungo tutta la filiera, dalle quotazioni internazionali fino ai prezzi praticati alla pompa.


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