A Simferopoli, in Crimea, ogni auto può rifornirsi con un massimo di 20 litri di benzina al giorno. Non di più. Il carburante, però, non è garantito a tutti: il proprietario del veicolo deve riuscire a prenotare il rifornimento attraverso Max, la app di messaggistica del governo, prima che si esaurisca la disponibilità giornaliera. Una disponibilità che, di solito, sparisce nel giro di due ore. La misura fotografa la gravità della carenza di carburante in Crimea, dove il razionamento è ormai diventato parte della gestione quotidiana dei rifornimenti. In tutta la penisola non si può più acquistare carburante pagando in contanti, un ulteriore segnale della stretta introdotta per controllare la distribuzione della benzina.
Il ministero dell’Energia russo ammette le difficoltà nei rifornimenti
Il ministero dell’Energia in Russia ha preso atto che il numero crescente di attacchi con droni contro le raffinerie e altri siti associati all’energia è tra le cause della scarsità di carburante in Crimea e in alcune regioni del sud del Paese. Nel linguaggio ufficiale, Mosca parla di “difficoltà temporanee” dei rifornimenti. La formula attenua la portata della crisi, ma il quadro descritto dalle misure adottate sul territorio indica un problema più esteso. Il razionamento in Crimea si inserisce infatti in una situazione che coinvolge anche altre aree della Russia, sotto pressione per gli effetti dei bombardamenti mirati di Kiev contro infrastrutture energetiche e linee logistiche.
La crisi non riguarda solo la benzina: in Crimea scarseggiano anche beni di consumo
In Crimea, la carenza di carburanti è associata anche alla scarsità di altri beni di consumo. Tra i prodotti indicati figurano farina, zucchero e grano saraceno, elementi di base che segnalano una difficoltà più ampia nella catena degli approvvigionamenti.
Il problema, quindi, non riguarda soltanto i distributori o la mobilità privata. La pressione sulle linee di rifornimento incide anche sulla disponibilità di merci essenziali, in un contesto in cui la penisola dipende da collegamenti logistici vulnerabili e sempre più esposti agli attacchi.
Gli attacchi di Kiev contro energia e trasporti colpiscono i territori occupati
La carenza di carburanti investe anche altre regioni della Russia a seguito dei bombardamenti mirati dei droni di Kiev contro infrastrutture dell’energia e contro le linee di rifornimento dei territori occupati.
Particolare rilievo assumono gli attacchi contro l’autostrada Novorossya, che collega la Crimea alla regione di Rostov. Questa arteria è indicata come uno dei collegamenti chiave per i rifornimenti verso i territori occupati e verso la penisola. La sua vulnerabilità accentua la fragilità logistica russa nel sud del Paese.
Krasnodar, distributori senza benzina e code alle stazioni di servizio
La crisi si estende anche alla regione di Krasnodar, dove il carburante scarseggia, secondo quanto segnala Govorit NeMoskva. Molti distributori sono rimasti senza alcuni tipi di benzina e lunghe code si sono formate alle stazioni di servizio.
Il governatore della regione, Veniamin Kondratyev, ha attribuito ieri la crisi “provvisoria”, come ha tenuto a sottolineare, all’ondata di panico che avrebbe investito i residenti “a causa della situazione difficile nelle regioni vicine”.
La spiegazione ufficiale riconduce dunque le code e la corsa al carburante anche al comportamento dei cittadini, ma la diffusione del problema in più regioni indica una tensione più profonda sul sistema di distribuzione.
Dalla Crimea a Mosca: segnalazioni di carenza in diverse regioni russe
Dall’inizio di giugno, denunce analoghe vengono fatte dai residenti di Mosca, San Pietroburgo, Belgorod, Kursk, delle regioni di Leningrado e Mosca. Il fenomeno non appare quindi limitato alla Crimea o al sud della Russia.
La progressiva estensione delle segnalazioni rafforza l’idea di una crisi dei rifornimenti che si sta propagando oltre le aree direttamente vicine al fronte o ai territori occupati. La benzina in Russia diventa così un indicatore sensibile della pressione esercitata dagli attacchi contro la rete energetica e logistica.
Razionamento in almeno 14 regioni russe e bando all’export di benzina
Il mese scorso il ministero dell’Energia aveva assicurato che la distribuzione di benzina nel Paese sarebbe rimasta “stabile e sotto controllo”, nonostante l’introduzione graduale di misure di razionamento in Crimea.
Ora la situazione appare più complessa. La Crimea, insieme ad almeno altre 14 regioni russe, ha introdotto misure di razionamento ai distributori. Il dato conferma l’allargamento dell’emergenza e la necessità di interventi amministrativi per gestire la domanda interna.
Sul fronte economico, il costo medio della benzina in Russia è aumentato del 4,8 per cento dall’inizio dell’anno. Per deviare i rifornimenti verso il mercato interno, è stato introdotto un bando all’export di benzina fino al 31 luglio e sono state limitate le esportazioni di petrolio.


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