L’Italia ottiene flessibilità Ue sulla clausola di salvaguardia: possibile spinta all’energia e alla difesa

Bruxelles pronta a concedere allo 0,3% del Pil per affrontare la crisi energetica e rafforzare la difesa, con la risposta attesa nel pacchetto di primavera del semestre europeo

La Commissione Europea sembra orientata a concedere all’Italia flessibilità nell’uso della clausola nazionale di salvaguardia del patto di stabilità, estendendola anche alla gestione della crisi energetica, oltre che alla difesa, nella misura dello 0,3% del Pil. A quanto si apprende da Bruxelles, questa sarebbe la soluzione individuata dall’esecutivo Ue per rispondere alla richiesta avanzata dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni in una lettera al presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Il portavoce capo della Commissione, Paula Pinho, aveva dichiarato che la lettera di Meloni merita la “massima attenzione” e che l’esecutivo europeo non ha mai mostrato chiusura di fronte alle richieste dell’Italia, il cui premier vanta una delle delegazioni più numerose di eurodeputati in questa legislatura a Bruxelles.

La presenza di Fratelli d’Italia nell’Ecr, gruppo sul quale la Commissione può contare in Aula, e la politica dei “due forni” del Ppe, praticata da Manfred Weber, hanno contribuito a consolidare questo dialogo.

Le tensioni tra Commissione e Consiglio

I problemi principali per l’Italia non si sono manifestati tanto nella Commissione quanto nel Consiglio, dove diversi ministri si sono mostrati contrari a concedere flessibilità per sussidiare l’acquisto di combustibili fossili. Tali misure sono infatti considerate controproducenti. La Commissione e il Consiglio hanno chiesto misure “temporanee, calibrate e mirate”, e la soluzione finale dovrebbe prevedere una rimodulazione da parte italiana della destinazione d’uso dei fondi ‘liberati’ tramite la clausola di salvaguardia nazionale.

Secondo fonti Ue, la Commissione privilegia gli investimenti rispetto ai sussidi non mirati per l’acquisto di carburanti. Un alto funzionario aveva osservato che, se l’Italia avesse presentato un piano di sostegno alla diffusione delle energie rinnovabili, avrebbe ricevuto un’attenzione ancora maggiore in sede di Eurogruppo.

L’apertura del governo italiano

Al termine dell’Eurogruppo a Cipro, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti non è apparso pessimista sull’esito della trattativa, sottolineando che con il commissario Valdis Dombrovskis era in corso un avvicinamento al “passo dell’alpino lettone”. Giorgetti ha inoltre evidenziato che la Commissione aveva concesso “parecchia flessibilità sull’uso degli aiuti di Stato”, dei quali l’Italia non può fare grande uso a causa dei vincoli di bilancio.

Tempistiche e comunicazione della decisione

La risposta formale della Commissione Europea dovrebbe arrivare tramite una lettera di von der Leyen, anche se la data esatta non è nota. È probabile che l’orientamento venga chiarito in qualche misura già domani, in occasione del pacchetto di primavera del semestre europeo, quando i Paesi ricevono le raccomandazioni specifiche dell’esecutivo Ue.

Secondo quanto si apprende, la possibilità di destinare lo 0,3% del Pil di spesa all’interno della clausola nazionale di salvaguardia per la crisi energetica dovrebbe essere prevista per tutti i Paesi membri, non solo per l’Italia. La risposta di von der Leyen alle richieste di Meloni potrebbe arrivare quindi direttamente con il pacchetto di primavera, senza necessità di una lettera formale al presidente del Consiglio.