Nei giorni scorsi, le normali procedure a bordo della Stazione Spaziale Internazionale hanno richiesto una misura organizzativa che ha coinvolto l’equipaggio in via preventiva. Quando i controllori di volo della NASA hanno chiesto a 5 astronauti di spostarsi momentaneamente a bordo della capsula Crew Dragon, l’obiettivo primario era garantire la totale tutela durante una delicata fase operativa. L’ordine, comunicato la mattina del 5 giugno, invitava il gruppo a stabilire un rifugio sicuro senza la necessità immediata di indossare le tute pressurizzate. Alla base di questa direttiva c’era un’attenta valutazione tecnica in merito a una specifica procedura di manutenzione programmata da Roscosmos. Un intervento che, secondo i parametri statunitensi, avrebbe introdotto un potenziale rischio per l’integrità strutturale del grande avamposto che compie il suo viaggio nello Spazio a una velocità di 28mila km/h.
La valutazione sulle riparazioni russe
Nel settore di competenza russo, i cosmonauti Sergey Kud-Sverchkov e Sergei Mikaev avevano in programma una manutenzione mirata all’interno del PrK. Si tratta di una camera di transito del modulo Zvezda dove si agganciano i veicoli cargo Progress, un’area regolarmente esposta a variazioni termiche che possono raggiungere i 100°C. A causa di un incremento del tasso di perdita di ossigeno rilevato nei giorni precedenti, il programma di Mosca prevedeva un’ispezione approfondita. La procedura comportava il taglio fisico di una staffa per accedere direttamente all’area da controllare. Tuttavia, questo metodo meccanico è stato ritenuto una potenziale fonte di rischio dalla NASA per la struttura circostante, portando Houston a chiedere agli astronauti di attendere in totale sicurezza finché i lavori non fossero terminati.
Cambio di programma e ritorno alle attività
Dopo un ulteriore confronto tecnico, gli specialisti russi hanno scelto di non procedere con il taglio della struttura. L’intervento si è limitato all’esecuzione di misurazioni specifiche e all’applicazione di un sigillante protettivo su una delle 2 aree sotto indagine, mentre l’altra è rimasta in fase di studio. Questa decisione prudente ha trovato il pieno appoggio della NASA. Di conseguenza, la misura di sicurezza rinforzata è stata revocata e l’equipaggio ha potuto lasciare la Crew Dragon, riprendendo le consuete attività di ricerca scientifica dopo meno di 2 ore. Il coordinamento tra i centri di controllo ha quindi permesso di gestire una normale divergenza ingegneristica con la giusta cautela, senza alcun contraccolpo per la strumentazione di bordo.
La gestione condivisa del presidio in orbita
Se l’episodio si è concluso in modo rapido e sereno, la gestione a lungo termine della perdita d’aria nel modulo Zvezda necessita ancora della massima collaborazione internazionale. All’inizio dell’anno, alcune riparazioni sembravano aver arginato la questione, ma i nuovi rilevamenti hanno confermato la necessità di controlli continui. Le agenzie spaziali continuano a confrontarsi sui dati per determinare l’origine esatta del difetto e allineare le stime sulla reale entità del problema. La NASA ha confermato il suo costante impegno nel collaborare con i colleghi russi e con gli altri partner per assicurare una risoluzione, mantenendo in perfetta efficienza il laboratorio che sorvola il pianeta.


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