Ritrovato il corpo di Mirko Budri nel Lago Nero: quattro mesi dopo la valanga in Alta Valle Spluga

La tragedia di Madesimo si conclude con il recupero della salma, dispersa dal 15 febbraio

Quasi quattro mesi dopo il terribile incidente che lo aveva travolto in Alta Valle Spluga, è stato finalmente ritrovato il corpo di Mirko Budri, il 57enne residente a Rozzano (Milano). Il ritrovamento è avvenuto nel tardo pomeriggio di ieri nelle acque del Lago Nero, sopra il paese di Madesimo (Sondrio), e sebbene siano ancora in corso le procedure ufficiali di identificazione, è praticamente certo che si tratti dell’uomo disperso dal 15 febbraio scorso. Il 15 febbraio scorso, Mirko Budri era stato travolto da una valanga mentre si trovava in compagnia di tre amici. I compagni, fortunatamente, erano riusciti a salvarsi, uscendo illesi o riportando solo lievi lesioni, e avevano immediatamente lanciato l’allarme. Da quel momento erano iniziate le ricerche, che per settimane avevano visto impegnati soccorritori e volontari tra le impervie montagne dell’Alta Valle Spluga.

Il ritrovamento del corpo

Il corpo di Budri è stato localizzato durante un sopralluogo da un tecnico del Soccorso Alpino e Speleologico lombardo, che ha immediatamente segnalato l’avvistamento. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco con l’elicottero e i sommozzatori, supportati dai volontari di Madesimo, dal Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico e dal SAGF di Madesimo.

La salma, recuperata nella serata inoltrata di ieri dalle gelide acque del Lago Nero, è stata affidata alle autorità competenti per gli accertamenti di rito, chiudendo così il lungo periodo di incertezza che aveva caratterizzato le settimane successive alla valanga.

Una tragedia che colpisce la comunità

La notizia del ritrovamento ha profondamente scosso la comunità di Madesimo e il paese di origine di Budri, Rozzano (Milano). L’incidente ricorda quanto siano pericolose le escursioni in alta montagna durante la stagione invernale e quanto fondamentale sia l’intervento tempestivo dei soccorritori.

Il caso di Mirko Budri resta una tragica testimonianza dei rischi delle valanghe in Alta Valle Spluga, ma anche dell’importanza della solidarietà e della professionalità di chi quotidianamente opera per garantire la sicurezza in montagna.