Come già ampiamente ribadito, i principali modelli stagionali indicano un’elevata probabilità di sviluppo del fenomeno El Niño nel corso dei prossimi mesi, con incidenza fino all’inverno 2026/2027 e potenziale intensità da ‘super evento’. Le anomalie sub-superficiali nel Pacifico equatoriale rivelano già una forte e calda onda di Kelvin che spinge in superficie acque molto più miti della norma, segnale classico dei grandi El Niño del passato. Le onde di Kelvin si muovono lungo l’equatore da ovest verso est trasportando grandi quantità di calore. Sono guidate dall’equatore stesso, che funge da “guida d’onda” naturale, impedendo all’onda di disperdersi verso i poli. Quando queste onde arrivano nel Pacifico orientale, riducono la risalita di acque profonde fredde, causando un aumento delle temperature superficiali. Questo processo è uno degli elementi chiave che, appunto, accompagnano la nascita o il rafforzamento di El Niño.

Nella stratosfera sopra l’equatore, i venti spirano ora prevalentemente da ovest a causa della fase occidentale dell’indice QBO (Oscillazione Quasi-Biennale). Questa corrente discendente caratterizzerà l’inverno 2026/27. Tale dinamica, unita agli effetti di un intenso El Niño, incentiverà i flussi occidentali alle medie latitudini. Di conseguenza, il Vortice Polare si manterrà più solido durante i mesi centrali, posticipando alla fine della stagione le eventuali rotture o riscaldamenti stratosferici (SSW).
Le similitudini storiche con inverni caratterizzati da El Niño e QBO in fase occidentale indicano, in media, un’Europa maggiormente soggetta a correnti occidentali miti e umide; la configurazione barica tende infatti a favorire un intenso flusso atlantico, confinando l’aria fredda alle alte latitudini. In queste condizioni, le anomalie negative di temperatura tendono a concentrarsi sul nord Europa e sui settori più prossimi al Vortice Polare, mentre il cuore del vecchio Continente, inclusa buona parte dell’Europa centrale e meridionale, sperimenta inverni più miti rispetto alle medie climatiche.
Per l’Italia e l’area del Mediterraneo centrale, l’effetto combinato di El Niño e la fase occidentale della QBO preannuncia una stagione invernale potenzialmente caratterizzata da un clima generalmente più temperato, con anomalie positive più marcate in pianura e sulle coste; un’atmosfera vivace e instabile, dominata da umide correnti atlantiche che porteranno frequenti perturbazioni, in particolar modo verso il versante tirrenico e le regioni del Centro-Nord e, per concludere, condizioni poco favorevoli a prolungate irruzioni di gelo continentale, fenomeni che richiederebbero un Vortice Polare destrutturato e robusti anticicloni di blocco tra l’Atlantico e la Scandinavia.

Questo ovviamente non esclude a priori episodi di freddo o singole irruzioni artiche verso il Mediterraneo, ma riduce la probabilità di ondate gelide prolungate come quelle tipiche di pattern con QBO orientale e forte disturbo del Vortice Polare.
I pattern di accumulo nevoso durante gli inverni caratterizzati da El Niño e QBO in fase ovest indicano un incremento delle precipitazioni nevose soprattutto su Europa centro-settentrionale, Scandinavia e Regno Unito, mentre le zone più a sud risultano solitamente svantaggiate, in particolar modo alle basse quote.
Per ciò che riguarda l’Italia, questa configurazione barica tende a favorire innanzitutto un ottimo innevamento sui rilievi alpini (con predilezione per i versanti occidentali e centrali) favorito da correnti umide ovest/sudovest e dal transito ripetuto di perturbazioni. Inoltre, un’elevata variabilità per le nevicate in Pianura Padana, dove le temperature al limite, le precipitazioni prevalentemente piovose e la scarsità di ondate di gelo intenso rischiano di limitare gli episodi di neve al suolo.
Infine, dinamiche incerte per l’Appennino e le zone interne, che potrebbero comunque registrare episodi nevosi associati a perturbazioni atlantiche più fredde o a discese di aria artico-marittima, pur in assenza di una tendenza verso inverni particolarmente ricchi di neve a bassa quota.
Un flusso perturbato atlantico più vigoroso e deviato verso sud, condizione tipica delle fasi di forte El Niño in concomitanza con una QBO negativa, incrementa la probabilità di profonde depressioni sul Mediterraneo centro-occidentale, foriere di piogge torrenziali e criticità idrogeologiche su Sardegna, Liguria, Toscana, Lazio e Campania, oltre ad un’intensa ventilazione e mareggiate sui litorali esposti a ovest, con particolare riguardo alle coste tirreniche e alle isole maggiori.
Il Mediterraneo, surriscaldato da estati sempre più roventi, accumula un eccesso di energia e vapore acqueo in grado di trasformare i sistemi frontali in precipitazioni violente e torrenziali, anche durante una stagione invernale con temperature superiori alla media.
Ricerche e proiezioni stagionali evidenziano che, a fronte di un Vortice Polare Stratosferico generalmente compatto tra dicembre e gennaio, una fase propizia a ‘rotture’ stratosferiche e potenziali episodi di riscaldamento improvviso (SSW) potrebbe concretizzarsi tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera (febbraio-marzo 2027). In tale contesto, eventuali ondate di gelo rilevanti dirette verso l’Europa e il bacino del Mediterraneo potrebbero verificarsi nella fase conclusiva della stagione invernale, dando luogo a ondate di freddo e nevicate tardive, piuttosto che a un inverno di stampo classico.
Tutte le analisi esposte si fondano su dinamiche su vasta scala (ENSO, QBO, Vortice Polare) e sui modelli stagionali accessibili all’inizio dell’estate 2026: non delineano il singolo evento, bensì l’intelaiatura statistica entro cui si svilupperanno gli scenari meteorologici. Nei prossimi mesi, le novità sull’effettiva potenza del Super El Niño, l’andamento della QBO e le condizioni del Vortice Polare consentiranno di perfezionare la previsione, in particolare per comprendere l’eventuale incidenza di ondate di freddo anche sul bacino del Mediterraneo.


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