La terra torna a tremare in Emilia-Romagna con scosse di terremoto che hanno destato preoccupazione tra gli abitanti della provincia di Forlì-Cesena, di cui una nella notte e 2 intorno alle ore 8. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha registrato un evento sismico magnitudo 3.2 durante la notte, alle ore 01:51, con epicentro a 2 km a Sud/Ovest di Meldola e una profondità di 22 km. A distanza di poche ore, alle 07:58, una ulteriore scossa di pari magnitudo 3.2 ha colpito nuovamente la medesima area, localizzata questa volta a 1 km a Ovest di Meldola e a una profondità più superficiale di 8 km. I 2 eventi sono stati avvertiti distintamente nei Comuni limitrofi. Quest’ultimo evento è stato seguito alle 07:59 da un sisma magnitudo 2.3.
Perché trema la terra: la geologia dell’Appennino romagnolo
L’area in cui si sono verificati i 2 eventi sismici odierni si trova al margine dell’Appennino settentrionale, un settore geologicamente dinamico. La catena appenninica emiliano-romagnola è il risultato di una complessa evoluzione tettonica che vede tuttora le propaggini esterne della catena migrare costantemente verso Nord/Est. Questo movimento continuo genera un regime di compressione, caratterizzato dalla presenza di faglie inverse che portano a un costante raccorciamento della crosta terrestre. Le tensioni accumulate dalle rocce nel sottosuolo si liberano all’improvviso sotto forma di onde sismiche. La netta differenza di profondità tra le scosse registrate a Meldola, con la precedente localizzata a 22 km e la successiva a 8 km, risulta indicativa dell’attivazione di segmenti diversi del medesimo sistema di faglie. Tale sistema si estende in profondità al di sotto delle formazioni geologiche superficiali, andando a coinvolgere le successioni sedimentarie marine e i depositi che compongono le colline circostanti.
La sismicità storica della provincia di Forlì-Cesena
La zona dell’Appennino forlivese possiede una storia sismica accuratamente documentata, che colloca il territorio in una fascia di pericolosità media e alta. Consultando i cataloghi ufficiali, si nota che in passato la zona è stata colpita da eventi di intensità nettamente superiore rispetto a quelli delle ultime ore. Nel corso dei secoli passati, violenti terremoti hanno interessato l’intera dorsale appenninica, con crolli e danni rilevanti registrati in numerosi centri abitati fino al grado 8 della scala Mercalli. In particolare, tra gli anni 1916 e 1920, la Romagna venne scossa da una grave sequenza di sismi distruttivi che portarono, a partire dall’anno 1927, alla classificazione sismica di gran parte dei comuni locali. Gli studi di microzonazione attuali dimostrano che la conformazione del terreno può amplificare localmente l’energia sprigionata.





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