Il cuore dell’estate 2026 si apre con una configurazione affascinante e, per molti versi, didattica. Guardando le immagini satellitari animate di oggi, domenica 5 luglio, l’Europa appare letteralmente divisa in due: a ovest, sulla Penisola Iberica e sulla Francia, il cielo è terso e il sole picchia su una massa d’aria rovente; a est, dai Paesi scandinavi fino all’Ucraina, si distende un ampio vortice di nuvolosità instabile che porta rovesci e temperature più contenute. In mezzo a questi due mondi c’è l’Italia, incastonata in una zona di convergenza che non le regala né il caldo torrido dei vicini occidentali né il fresco anomalo dell’Europa orientale, ma che la espone a un rischio ben preciso: il ritorno dei temporali pomeridiani, gli stessi che avevano segnato la fine di giugno.
Lo scenario meteo europeo: anticiclone a ovest, ciclone freddo a est
Per capire cosa accadrà sull’Italia bisogna alzare lo sguardo all’intero continente. I modelli di riferimento, l’europeo ECMWF e l’americano GFS, disegnano un campo barico nettamente contrapposto. Sul settore occidentale del continente si sta riorganizzando un robusto promontorio anticiclonico di matrice subtropicale, che abbraccia Spagna, Portogallo e gran parte della Francia, riportando in quelle aree il grande caldo con valori localmente prossimi o superiori ai 40°C. Non è un fenomeno isolato: almeno fino al 10 luglio il cuore dell’anomalia calda dovrebbe restare spostato verso ovest, tra Penisola Iberica, Francia e settore occidentale dell’arco alpino. Lo conferma anche l’Extreme Forecast Index di ECMWF, un indice che misura quanto una previsione si discosti dalla climatologia del periodo: fino al 10 luglio il segnale più marcato interessa soprattutto Spagna, Francia e parte dell’Europa occidentale.
All’estremo opposto, sul fianco orientale del continente, la situazione si ribalta. Un vasto e profondo vortice ciclonico freddo in quota domina il comparto nord-orientale, distendendosi tra Svezia, Finlandia, Paesi Baltici, Russia occidentale, Bielorussia, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Ucraina. Le analisi internazionali descrivono proprio questo assetto: una massa d’aria più fresca si sta distendendo sulle porzioni settentrionali e orientali dell’Europa, mentre più a est una saccatura in quota raffredda la Russia nord-occidentale generando un regime nuvoloso e piovoso. È l’immagine speculare del blocco atmosferico che a fine giugno aveva portato il heat dome a espandersi fin sul Baltico: ora quella stessa aria calda è defluita, lasciando spazio a un serbatoio di aria più fredda e instabile che ruota sull’Est europeo.
L’Italia, geograficamente e meteorologicamente, si ritrova quindi sul bordo di convergenza tra questi due sistemi antagonisti. È una posizione delicata, perché è proprio lungo queste linee di contatto tra masse d’aria differenti che l’atmosfera libera la propria energia.
La fotografia di oggi: i numeri di un continente spaccato in due
Per cogliere l’enormità di questo contrasto termico, basta leggere i valori massimi attesi oggi, domenica 5 luglio, spostandosi da una capitale all’altra. Nel cuore fresco dell’Europa centro-orientale, sotto il dominio del vortice depressionario, i termometri faticano a salire: si prevedono appena +22°C a Bruxelles, Berlino e Praga, +20°C ad Amsterdam e Copenaghen, e addirittura soli +19°C a Varsavia, Stoccolma e Vilnius. Sono valori quasi autunnali, del tutto insoliti per l’inizio di luglio, che raccontano di un’aria fresca di matrice settentrionale intrappolata nella circolazione ciclonica.
Nello stesso identico momento, poche centinaia di chilometri più a ovest, il quadro è rovente. Sotto la cupola anticiclonica subtropicale, la Penisola Iberica e la Francia meridionale bruciano: si toccano +41°C a Siviglia, +39°C a Cordova e Granada, +38°C a Montpellier, +37°C a Marsiglia, +36°C a Madrid e Bordeaux, +35°C a Lisbona e +34°C a Valencia, Barcellona, Saragozza e Tolosa. Il divario è impressionante: tra la Siviglia rovente e la Vilnius fresca corrono oltre venti gradi di differenza in linea d’aria, la firma inconfondibile di un continente attraversato da un fortissimo gradiente barico e termico. È proprio lungo questa faglia atmosferica che si gioca il destino meteorologico dell’Italia.
L’Italia nella zona di convergenza: niente estremi, ma equilibrio instabile
La buona notizia è che la Penisola, almeno per questa settimana, resterà defilata rispetto agli eccessi. Non vivremo la cappa rovente e immobile di fine giugno, con i suoi +40°C persistenti, ma nemmeno subiremo il maltempo autunnale o il freddo fuori stagione dell’Europa orientale. L’Italia sarà coinvolta solo lateralmente: le anomalie più evidenti riguardano il Nord-Ovest e le aree vicine alle Alpi, mentre sul resto del Paese il caldo appare più vicino alle caratteristiche tipiche di luglio.
Questo non significa che farà fresco. Le temperature si manterranno estive, semplicemente più vicine alle medie del periodo. La differenza la fanno la durata, l’umidità, la ventilazione, le temperature notturne e la solidità dell’anticiclone lungo tutta la colonna atmosferica: elementi che, questa volta, non concorreranno tutti nella stessa direzione. È la definizione stessa di equilibrio instabile: un contesto in cui basta un piccolo disturbo per innescare reazioni convettive vigorose.
A rendere questo assetto ancora più interessante è la cosiddetta “porta orientale”. Lungo il versante adriatico resterà infatti attivo un canale di ventilazione più fresca di origine balcanica, un flusso che impedirà al caldo occidentale di dilagare sull’intera Penisola. L’aria calda subtropicale riuscirà a imporsi soprattutto tra Spagna, Francia meridionale e parte del Nord Italia e del Tirreno, mentre lungo il versante adriatico resterà attivo un canale di ventilazione più fresca che impedirà al caldo di dilagare completamente. Questa asimmetria sarà la vera chiave di lettura dei prossimi sette giorni.
Le temperature in Italia: fino a +34°C nel Nord-Ovest, appena +27°C sull’Adriatico
Lo stesso contrasto che spacca l’Europa si riproduce, in scala minore ma altrettanto nitida, all’interno dei confini nazionali. Anche l’Italia, oggi, è un Paese a due velocità termiche. Nel Nord-Ovest, al margine orientale dell’anomalia calda occidentale, si registrano i valori più elevati: +34°C a Milano e Torino, con la Pianura Padana occidentale che si conferma l’area più calda della Penisola. Scendendo lungo il versante adriatico e verso il Sud, invece, la fresca ventilazione orientale taglia le temperature in modo evidente: si superano di poco i valori medi con +27°C a Crotone e Brindisi, +28°C a Trieste, Bari e Lecce, +29°C a Venezia e Pescara, e +30°C a Palermo, Reggio Calabria e Siracusa.
L’articolo di ieri, “quando fa davvero “caldo” a luglio” con le medie delle temperature massime di questo mese in Italia, ci fa capire quanto siano per nulla elevati i valori di questa domenica nel nostro Paese. Colpisce in ogni caso che mentre nella pianura Padana occidentale abbiamo valori diffusamente sui +34°C, sulle coste ioniche e adriatiche si resta anche sette gradi più in basso, in un clima comunque estivo ma decisamente più respirabile. Nei prossimi giorni, con il temporaneo rinforzo dell’anticiclone a metà settimana, le massime saliranno ulteriormente sulle pianure settentrionali e nelle conche interne del Centro. Secondo le elaborazioni dei principali centri di calcolo, le temperature saliranno di qualche grado su gran parte d’Italia, con picchi di +36°C e anche +37°C sulle pianure del Nord-Ovest, tra Milano e Torino, in Emilia-Romagna nell’area di Bologna e nelle zone interne tirreniche del Centro Italia, Firenze in testa. Non si tratta comunque di un’ondata di calore eccezionale quanto quella di fine giugno, quanto piuttosto di un caldo intenso ma “gestibile”, meno afoso e opprimente rispetto alla morsa subsahariana di fine giugno.
C’è però un risvolto meno rassicurante per l’estremo Nord-Ovest. La protezione orografica offerta dall’arco alpino e la disposizione delle correnti terranno lontane le precipitazioni proprio dalle aree che ne avrebbero più bisogno: Piemonte, Valle d’Aosta e parte della Lombardia occidentale rischiano di veder aggravarsi ulteriormente la siccità, con giornate calde, soleggiate e asciutte. Il paradosso di questa estate è racchiuso qui: dove piove, spesso lo fa in modo violento e improduttivo; dove servirebbe, non piove affatto.
Il vero protagonista della settimana: i temporali pomeridiani fanno scattare l’allerta meteo
Se il caldo resterà un attore secondario, il maltempo più insidioso avrà il volto dei temporali pomeridiani da instabilità termoconvettiva. Sono i fenomeni tipici del pieno cuore dell’estate, quelli che colpiscono con puntualità le zone interne, i rilievi alpini e la dorsale appenninica, spesso con violenza sproporzionata alla loro rapidità. Torna, in sostanza, l’instabilità che aveva dominato la fine di giugno.
Il meccanismo che li governa è tanto elegante quanto potente. Nelle ore centrali della giornata, il suolo si riscalda intensamente sotto il sole estivo. L’aria a contatto con la superficie, scaldandosi, diventa meno densa e comincia a salire per galleggiamento, esattamente come una bolla d’aria calda in un liquido più freddo. Se in quota è presente aria più fredda — e in questa configurazione l’infiltrazione di aria più fresca dai quadranti orientali fornisce proprio questo ingrediente — il contrasto termico verticale aumenta e rende l’atmosfera instabile. La bolla d’aria calda e umida sale sempre più velocemente, la sua umidità condensa liberando enormi quantità di calore latente, e questo calore alimenta ulteriormente la corrente ascendente in un circolo che si autoalimenta.
Come nasce un temporale di calore: la macchina convettiva
Vale la pena entrare nel dettaglio di questa autentica macchina termica atmosferica, perché spiega sia la violenza sia la disomogeneità dei fenomeni previsti. Il processo di risalita dà origine al cumulonembo, la nube temporalesca per eccellenza, capace di svilupparsi in verticale per oltre dieci chilometri fino a raggiungere la tropopausa, dove si appiattisce nella caratteristica forma a incudine. All’interno di questa colonna, le violente correnti ascensionali (updraft) possono superare i cento chilometri orari, sostenendo in sospensione i chicchi di grandine che crescono strato su strato prima di precipitare al suolo.
Quando la nube “collassa”, l’energia accumulata si scarica in pochi minuti: rovesci di pioggia torrenziale, fulmini, grandinate e, non di rado, violenti colpi di vento. Tra questi ultimi merita una menzione il downburst, una raffica discendente che si abbatte al suolo e si irradia orizzontalmente con la forza di una tromba d’aria, pur avendo un’origine del tutto diversa. Proprio un fenomeno di questo tipo aveva colpito duramente la città di Taranto a fine giugno, a testimonianza di quanto questi eventi, per quanto localizzati, possano risultare distruttivi.
La caratteristica più insidiosa di questa convezione è la sua natura disordinata e sparsa. I temporali di calore non avanzano come un fronte compatto e prevedibile, ma esplodono a macchia di leopardo: una vallata può essere devastata da un nubifragio mentre quella accanto resta all’asciutto sotto il sole. È questo che rende difficile la previsione puntuale e che impone la massima prudenza su tutte le aree potenzialmente coinvolte.
Allerta Meteo per oggi, domenica 5 luglio: i primi temporali sulle Alpi e al Nord-Est
I primi effetti di questa nuova fase instabile sono già visibili. Nel pomeriggio di oggi, domenica 5 luglio, i temporali iniziano a interessare il Nord-Est e i settori alpini, lungo il bordo meridionale di quella vasta area depressionaria che governa l’Europa centro-orientale. È l’anticipo perfetto di ciò che accadrà nei giorni successivi. Nel complesso, però, la giornata resta prevalentemente stabile e soleggiata sul resto del Paese: l’Aeronautica Militare indica valori fino a circa 34 gradi e una temporanea instabilità limitata soprattutto all’estremo Sud.
Il contrasto con l’Europa occidentale, in questa domenica, è plastico e ben leggibile dai satelliti: mentre sull’Italia nord-orientale si gonfiano le prime torri temporalesche, su Francia e Spagna splende il sole e le temperature salgono verso l’apice del caldo. Un continente diviso in due, appunto, immortalato dalle immagini animate odierne.
Allerta Meteo per lunedì 6 e martedì 7 luglio: le prime giornate critiche sull’Appennino
L’inizio della settimana lavorativa segnerà un primo picco di criticità. Tra lunedì 6 e martedì 7 luglio, mentre le massime resteranno elevate sulla Pianura Padana e localmente nelle zone interne del Centro-Sud, l’atmosfera libererà la propria energia nelle ore pomeridiane. La vigilanza meteorologica nazionale disegna un’Italia “a due strati”: al mattino e nel pomeriggio sono previsti rovesci o temporali isolati su Veneto e Friuli Venezia Giulia, poi rovesci sparsi su Marche, Umbria meridionale, interne di Lazio, Abruzzo, Molise, Campania e Basilicata.
Il baricentro dei fenomeni più intensi si collocherà lungo la dorsale appenninica del Centro-Sud. Le previsioni indicano proprio in questa fase acquazzoni pomeridiani sui rilievi tra Lazio e Abruzzo e poi su quelli di Campania e Basilicata. Sono le giornate in cui il rischio di nubifragi, grandine e allagamenti lampo nelle valli e nelle conche interne sarà più elevato, con fenomeni che potranno assumere localmente carattere estremo nonostante la loro rapidità e discontinuità.
Le previsioni delle precipitazioni con i temporali pomeridiani previsti dal modello Moloch del CNR per lunedì 6 luglio:
Le previsioni, sempre per lunedì 6 luglio, del modello europeo ECMWF:
Le previsioni per martedì 7 luglio sempre del modello europeo ECMWF:
Allerta Meteo, le previsioni per metà settimana e venerdì 10 luglio: la nuova escalation di nubifragi
Nella parte centrale della settimana l’anticiclone tenderà temporaneamente a irrobustirsi, inibendo in parte l’attività convettiva diurna e facendo salire ancora le temperature. Sarà una tregua parziale e ingannevole: solo giovedì 9 luglio qualche temporale serale più significativo potrebbe interessare le Alpi Occidentali, senza escludere locali sconfinamenti verso le pianure pedemontane. Da non sottovalutare, nel frattempo, il ruolo della “porta orientale”: da mercoledì 8 infiltrazioni fresche balcaniche attiveranno temporali su Venezie, medio e basso Adriatico e zone interne del centro-sud.
Ma è venerdì 10 luglio che gli occhi dei meteorologi si concentrano con maggiore attenzione. Le proiezioni dei modelli convergono nel prevedere una nuova, decisa escalation temporalesca: la tendenza mostra una potenziale nuova escalation di temporali negli ultimi giorni della settimana, a partire da venerdì 10 luglio, con strascichi anche nel weekend seguente. I fenomeni, ancora una volta, localmente intensi e associati a grandine, coinvolgeranno soprattutto le aree adiacenti alle Alpi e agli Appennini, risultando comunque di breve durata. Sarà, con ogni probabilità, la terza giornata realmente critica della settimana, con potenziale per fenomeni estremi sia sull’Appennino centro-meridionale sia sull’arco alpino.
La mappa del modello europeo ECMWF con le precipitazioni previste per venerdì 10 luglio:
Perché “a macchia di leopardo”: la lezione della fisica dell’atmosfera
Uno degli aspetti che più disorienta il pubblico è la discontinuità di questi eventi. La spiegazione risiede nella scala spaziale della convezione estiva. A differenza delle perturbazioni atlantiche invernali, che si estendono per migliaia di chilometri e avanzano in modo organizzato, il temporale di calore è un fenomeno di piccola scala (i meteorologi parlano di mesoscala), spesso non più largo di pochi chilometri. La sua formazione dipende da micro-condizioni locali: l’esposizione di un versante montuoso al sole, la presenza di un lago che alimenta di umidità l’aria sovrastante, la convergenza dei venti di brezza lungo una valle.
È per questo che i rilievi — Alpi e Appennini — funzionano da veri e propri inneschi naturali: le montagne costringono l’aria a sollevarsi (sollevamento orografico), fornendo la spinta iniziale che dà il via alla macchina convettiva. Ne deriva quella distribuzione irregolare e sparsa che vede colpite le zone interne mentre le coste, spesso raffreddate dalla brezza marina che stabilizza i bassi strati, restano soleggiate. Un fenomeno affascinante dal punto di vista fisico, ma proprio per la sua imprevedibilità puntuale richiede un’attenzione diffusa su tutto il territorio interno.
Il contesto climatico: l’eredità di un giugno da record
Questa fase instabile non nasce dal nulla, ma affonda le radici in un’estate già entrata negli annali. Il giugno 2026 è stato segnato da un’ondata di caldo eccezionale a fine mese, che ha frantumato record storici in tutta Europa, e l’Italia non ha fatto eccezione. Il conto degli eventi meteorologici estremi è impressionante: nel solo mese di giugno si sono verificati in Italia circa 700 eventi estremi tra violenti temporali, grandinate, tornado e tempeste di vento e di fulmini, oltre 23 al giorno. Un dato che fotografa la crescente energia disponibile nell’atmosfera, alimentata da un Mediterraneo e da masse d’aria sempre più caldi.
Cosa aspettarsi dopo il 10 luglio: l’incognita della seconda decade
Guardando oltre l’orizzonte di questa settimana, il quadro resta aperto. Le proiezioni mensili suggeriscono che l’attuale equilibrio potrebbe rompersi a favore del caldo. Secondo le ultime tendenze dell’Aeronautica Militare, per la settimana dal 6 al 12 luglio sono attese temperature sopra la media al Nord e vicine alla norma al Centro-Sud, ma tra il 13 e il 19 luglio l’anomalia anticiclonica potrebbe estendersi a tutta Italia, portando valori termici superiori alla media sull’intero Paese.
In altre parole, la risalita subtropicale che oggi si concentra a ovest potrebbe, dopo la metà del mese, allungarsi verso il Mediterraneo centrale e coinvolgere più direttamente la Penisola. Si tratta di proiezioni a lunga scadenza, da maneggiare con la dovuta cautela e destinate a essere affinate nei prossimi aggiornamenti, ma il messaggio di fondo è coerente: dopo una settimana all’insegna dell’instabilità e dei temporali di calore, il grande caldo potrebbe tornare a bussare con più decisione alle porte dell’Italia. Nel frattempo, la parola d’ordine resta prudenza, con un occhio sempre rivolto ai bollettini aggiornati della Protezione Civile per le giornate più a rischio.
Di seguito i link per l’accesso diretto alle pagine con le previsioni meteo, particolarmente accurate nei dettagli, per le aree geografiche d’Italia (link sempre raggiungibili anche dal Menù in alto in tutte le pagine del sito):









Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?