Non è solo il Danubio a risentire degli effetti del caldo e dell’assenza di precipitazioni degli ultimi mesi in Europa. Anche il Reno è in sofferenza: oggi un tratto del fiume ha brevemente raggiunto lo stesso minimo storico del 2018. Come altre parti d’Europa, la Germania ha subito quest’anno un deficit di precipitazioni combinato con temperature elevate. Cresce così la preoccupazione nei settori marittimo e industriale tedeschi per la scarsità di piogge, che sta prosciugando i corsi d’acqua e minacciando l’attività economica. Il Reno è il secondo fiume più lungo dell’Europa occidentale e centrale dopo il Danubio, e nove Paesi dipendono da questo maestoso fiume per l’acqua potabile, l’acqua dolce, l’energia idroelettrica e il trasporto fluviale.
Raggiunto il minimo record del 2018
Un portavoce dell’Autorità tedesca per le vie navigabili (WSV) ha dichiarato all’AFP che, nelle prime ore di questa mattina, il livello dell’acqua di un tratto del Reno vicino a Kaub, nella Germania occidentale, ha brevemente raggiunto il livello minimo record stabilito nel 2018. Il livello è poi risalito, ma si prevede un ulteriore calo sabato 1 agosto a Düsseldorf, dove potrebbe scendere a 21 centimetri sopra lo zero idrometrico, due centimetri al di sotto del record di ottobre 2018. Più a valle, nei Paesi Bassi, le autorità hanno segnalato ieri che un peggioramento della siccità ha portato il Reno a raggiungere il livello più basso mai registrato al confine tedesco.
Preoccupazioni per i settori marittimo e industriale
Questi bassi livelli idrici potrebbero colpire diversi settori chiave della Germania, tra cui l’industria chimica e siderurgica, che dipendono dal fiume per il trasporto di grandi quantità di merci. La Federazione tedesca dell’edilizia ha avvertito che il Reno è “sempre più messo a dura prova” dai ripetuti episodi di siccità. Secondo la Federazione, la situazione attuale dimostra “quanto siano vulnerabili i trasporti e la logistica in Germania”. La Federazione chiede un’urgente modernizzazione delle vie navigabili, per renderle “più resilienti ai cambiamenti climatici”. La Federazione sostiene che l’industria tedesca, già indebolita dagli alti costi energetici e dalla concorrenza estera, difficilmente può permettersi un ulteriore onere che “raddoppierà il costo di ogni euro”.



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