Fauci non risponde alle domande sull’origine del Covid e invoca il Quinto Emendamento, Trump: “idee folli” | VIDEO

L’ex direttore del NIAID si rifiuta di rispondere alle domande sull’origine del Covid-19 e sulla gestione della pandemia, sostenendo di temere un procedimento per falsa testimonianza

Una delle figure più rappresentative della risposta americana alla pandemia torna al centro di uno scontro politico e istituzionale destinato a riaprire il dibattito sul Covid-19 negli Stati Uniti. L’immunologo Anthony Fauci ha invocato il Quinto Emendamento della Costituzione americana durante l’audizione davanti alla Commissione per la sicurezza interna e gli affari governativi del Senato, presieduta dal repubblicano Rand Paul. Fauci, per quasi quattro decenni direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, ha scelto di non rispondere alle domande della commissione, sostenendo che le sue dichiarazioni avrebbero potuto essere utilizzate per contestargli il reato di falsa testimonianza. L’audizione si è svolta il 29 luglio 2026 al Senato degli Stati Uniti e aveva come oggetto il ruolo dell’immunologo nella gestione dell’emergenza sanitaria e il dibattito ancora aperto sulle origini del coronavirus. La decisione ha immediatamente trasformato l’incontro in un duro confronto politico. Da una parte Fauci ha accusato Rand Paul di voler costruire le condizioni per una sua incriminazione; dall’altra il senatore repubblicano ha contestato il ricorso al Quinto Emendamento e annunciato possibili conseguenze per il rifiuto di rispondere.

Anthony Fauci invoca il Quinto Emendamento davanti al Senato

Il momento centrale dell’audizione è arrivato quando Anthony Fauci ha annunciato formalmente che non avrebbe risposto alle domande formulate dalla commissione. L’immunologo si è rivolto direttamente a Rand Paul, spiegando di considerare la convocazione parte di un tentativo finalizzato a ottenere dichiarazioni utilizzabili contro di lui. “La conclusione a cui posso giungere è che l’unico motivo per cui mi ha convocato davanti a questa commissione è per farmi dire qualcosa che possa avvalorare le sue ripetute promesse pubbliche, citando le sue parole, che io finirò ‘dietro le sbarre'”, ha affermato Fauci rivolgendosi al presidente della commissione. La contrapposizione tra i due non nasce con questa audizione. Nel corso degli anni Rand Paul ha ripetutamente accusato Fauci di non avere detto la verità al Congresso sul finanziamento americano di alcune ricerche condotte in Cina e sulla natura degli studi svolti sui coronavirus. Fauci ha sempre respinto le contestazioni, sostenendo di avere testimoniato correttamente e di non avere nascosto informazioni.

Durante l’udienza l’ex direttore del NIAID ha quindi aggiunto: “qualsiasi persona ragionevole che abbia seguito la sua ossessione squilibrata nei miei confronti giungerebbe facilmente alla stessa conclusione”. Fauci ha motivato la propria scelta richiamando il rischio di essere perseguito sulla base delle risposte fornite sotto giuramento. Il ricorso al Quinto Emendamento permette a una persona di non rilasciare dichiarazioni che potrebbero esporla a un procedimento penale. La sua invocazione, dal punto di vista giuridico, non equivale a un’ammissione di colpevolezza. “Pertanto, sebbene mi addolori farlo per il rispetto che nutro per il potere legislativo e per la mia pluridecennale collaborazione con il Congresso, su consiglio dei miei avvocati mi avvalgo del mio diritto, sancito dal Quinto Emendamento della Costituzione, di astenermi dal rispondere alle vostre domande”, ha proseguito l’immunologo. Secondo quanto emerso dall’audizione, Fauci ha invocato il diritto costituzionale contro l’autoincriminazione in risposta a quindici domande formulate da Rand Paul.

Lo scontro tra Fauci e Rand Paul sulla gestione della pandemia

L’audizione rappresenta il nuovo capitolo di un conflitto iniziato durante gli anni della pandemia di Covid-19. Rand Paul, medico e senatore repubblicano del Kentucky, ha più volte sostenuto che Fauci abbia fornito informazioni non corrette sul finanziamento delle ricerche effettuate al Wuhan Institute of Virology. Al centro della disputa c’è soprattutto la definizione di ricerca gain of function, espressione utilizzata per indicare, in senso generale, gli esperimenti capaci di modificare un agente patogeno, potenzialmente aumentandone alcune caratteristiche come la trasmissibilità o la pericolosità. Paul sostiene che i National Institutes of Health abbiano finanziato questo tipo di attività a Wuhan e che Fauci abbia negato tale circostanza davanti al Congresso. L’immunologo ha sempre risposto che gli studi finanziati non rientravano nella definizione normativa adottata dal governo americano per gli esperimenti ad alto rischio. Proprio la diversa interpretazione tecnica e regolatoria del termine è diventata uno dei principali terreni di scontro tra i due. Il senatore ha anche diffuso più di mille pagine dei diari personali tenuti da Fauci negli anni della pandemia, sostenendo che alcuni passaggi mostrerebbero una distanza tra le valutazioni espresse in privato e quelle comunicate pubblicamente. La difesa dell’immunologo ha respinto questa interpretazione, affermando che le annotazioni sarebbero coerenti con le dichiarazioni rese in quegli stessi anni. Fauci era stato convocato attraverso un mandato di comparizione. Rand Paul ha contestato il suo silenzio, sostenendo che la commissione dovrà valutare quali iniziative intraprendere per il rifiuto di rispondere. Nel corso dell’udienza uno degli avvocati dell’immunologo è stato inoltre allontanato dall’aula dopo avere tentato di intervenire durante le domande del presidente.

Trump contro Fauci: “erano folli le idee”

Sul caso è intervenuto anche il presidente americano Donald Trump, che su Truth Social ha rivolto un nuovo e durissimo attacco all’immunologo. “Erano folli le idee” di Anthony Fauci, ha scritto Trump, tornando a contestare le indicazioni fornite dall’esperto durante l’emergenza sanitaria. Il presidente ha affermato che “molte più persone sono morte di Covid sotto l’amministrazione Biden che sotto l’amministrazione Trump” e ha rivendicato il “successo spettacolare” della propria azione contro il coronavirus. Trump ha rivendicato anche la propria posizione sull’origine del virus: “fin dall’inizio ho affermato che il virus proveniva dal laboratorio di Wuhan in Cina”, ha dichiarato. Ha quindi accusato Fauci di avere contrastato questa ricostruzione: “Fauci era fortemente in disaccordo, cercando sempre di proteggere la Cina” e “con il passare del tempo mi sono fidato sempre meno di lui”.

Le accuse di Trump sulle mascherine e sulle chiusure

Una parte significativa dell’attacco del presidente riguarda le indicazioni sulle mascherine e le misure adottate per limitare la circolazione del virus. Nel corso della prima fase dell’emergenza sanitaria le raccomandazioni americane sull’uso delle protezioni facciali cambiarono anche in seguito all’emergere di nuove informazioni sulla trasmissione del coronavirus e sulla diffusione dei contagi da parte delle persone asintomatiche. Trump ha però interpretato questi cambiamenti come una dimostrazione dell’inaffidabilità di Fauci: “ha preso troppe decisioni sbagliate, come sulle mascherine. Ricordate che all’inizio era un anti-mascherina. Poi è diventato un super-mascherina. In ogni caso non gli ho permesso di chiudere il Paese, anche se lui lo voleva”. Le decisioni relative alle chiusure, alle attività economiche e alle restrizioni furono adottate negli Stati Uniti attraverso un sistema articolato, nel quale un ruolo determinante spettava ai governatori dei singoli Stati. Le autorità sanitarie federali fornivano indicazioni e raccomandazioni, mentre molte delle misure concrete venivano stabilite a livello statale e locale.

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