Petrolio in calo ma carburanti ancora cari: cosa emerge dall’analisi di Goldman Sachs

Goldman Sachs segnala un divario record tra il costo globale dei carburanti al dettaglio e il Brent, fermo a 128 dollari

Il prezzo di benzina e diesel continua a restare elevato nonostante il ridimensionamento delle quotazioni del petrolio. Il costo medio globale dei carburanti alla pompa, calcolato in termini equivalenti, si mantiene infatti intorno a 202 dollari al barile, mentre il Brent si attesta a circa 128 dollari al barile. A evidenziare questa distanza è un’analisi di Goldman Sachs, secondo la quale il prezzo al dettaglio mondiale dei carburanti avrebbe riassorbito soltanto il 45% dell’escalation registrata all’inizio del 2026. La flessione delle quotazioni del greggio, quindi, non si sarebbe tradotta in una riduzione proporzionale dei prezzi sostenuti dai consumatori finali. Il dato più rilevante riguarda proprio l’ampiezza del differenziale tra il valore del petrolio e quello dei prodotti raffinati venduti alla pompa. Un divario che avrebbe raggiunto livelli record e che, secondo la banca d’investimento, potrebbe non essere destinato a ridursi rapidamente.

Prezzi dei carburanti, il divario record tra la pompa e il Brent

La differenza tra il prezzo medio globale dei carburanti, pari a 202 dollari al barile, e il Brent a 128 dollari non dipenderebbe da un solo fattore. A determinare il divario concorrerebbero soprattutto i margini applicati nelle diverse fasi della filiera, dalla raffinazione fino alla distribuzione al dettaglio. Goldman Sachs descrive il differenziale come “costituito da margini all’ingrosso e al dettaglio globali insolitamente ampi, pari rispettivamente a 27 e 100 dollari”. Il valore attribuito ai margini all’ingrosso riflette il costo della trasformazione del greggio in prodotti raffinati, mentre quello relativo ai margini al dettaglio comprende l’insieme dei costi e delle maggiorazioni che intervengono prima della vendita finale. La combinazione di questi elementi contribuisce a mantenere il prezzo della benzina e del diesel su livelli significativamente superiori rispetto a quelli che potrebbero essere suggeriti dal solo andamento delle quotazioni petrolifere.

Perché benzina e diesel non scendono insieme al petrolio

Secondo l’analisi, i listini dei carburanti sarebbero destinati a rimanere elevati rispetto ai prezzi del greggio a causa di tre principali dinamiche: le tensioni nel comparto della raffinazione, i rischi geopolitici ancora presenti e il cosiddetto trasferimento asimmetrico dei costi. La quotazione del petrolio rappresenta soltanto una delle componenti che concorrono alla formazione del prezzo finale. Tra l’acquisto del greggio e la vendita del carburante intervengono la raffinazione, il trasporto, lo stoccaggio, la distribuzione all’ingrosso e quella al dettaglio. Quando uno o più passaggi della filiera subiscono tensioni, interruzioni o carenze di capacità, il costo finale può rimanere alto anche in presenza di una diminuzione del petrolio. È quanto starebbe accadendo nel mercato globale dei prodotti raffinati, caratterizzato da scorte contenute e da un utilizzo particolarmente intenso degli impianti.

Raffinerie al massimo e scorte ridotte sostengono i margini

Sul fronte della raffinazione, Goldman Sachs segnala un elevato tasso di utilizzo degli impianti e livelli ridotti delle scorte. Queste condizioni contribuirebbero a mantenere i margini all’ingrosso dei prodotti raffinati ben al di sopra delle medie storiche. Un alto tasso di utilizzo indica che le raffinerie stanno operando vicino alla loro capacità disponibile. In uno scenario di questo tipo, la possibilità di aumentare rapidamente la produzione per rispondere a eventuali picchi della domanda risulta limitata. La scarsità di capacità inutilizzata rende inoltre il mercato più vulnerabile a guasti, manutenzioni non programmate e interruzioni dell’attività. Anche un problema circoscritto a un singolo impianto può quindi avere conseguenze più ampie sull’offerta di benzina, diesel e altri derivati del petrolio. A questa situazione si aggiungono le scorte ridotte di prodotti raffinati. La presenza di riserve contenute limita la capacità del mercato di assorbire eventuali shock improvvisi e tende a sostenere i prezzi all’ingrosso, soprattutto nelle fasi in cui la domanda resta elevata. Il risultato è una pressione persistente sui margini di raffinazione, che si mantiene anche quando il prezzo del greggio registra una correzione.

Medio Oriente e Russia, gli shock geopolitici sull’offerta

Un ulteriore elemento di tensione è rappresentato dai rischi geopolitici e dalle interruzioni che interessano il settore della raffinazione in aree strategiche per l’offerta energetica mondiale. Secondo l’analisi, a pesare sui prezzi sono anche gli shock geopolitici sull’offerta legati alle interruzioni nelle raffinerie del Medio Oriente e della Russia, provocate dai danni causati da droni e missili. Le difficoltà operative degli impianti riducono la disponibilità di prodotti raffinati sul mercato internazionale e aumentano l’incertezza sulle forniture future. Anche in assenza di una contrazione immediata e generalizzata dell’offerta, il rischio di nuove interruzioni può riflettersi sui prezzi. La rilevanza delle raffinerie coinvolte e il ruolo delle aree interessate nei flussi energetici globali amplificano gli effetti delle tensioni. La possibilità che gli impianti subiscano ulteriori danni, rallentamenti o fermate contribuisce a mantenere elevato il premio di rischio incorporato nei prezzi dei carburanti. In questo contesto, il mercato dei prodotti raffinati può seguire una traiettoria diversa rispetto a quella del greggio. Il petrolio può diminuire, mentre benzina e diesel restano sostenuti da problemi specifici legati alla capacità di trasformazione e distribuzione.

Il trasferimento asimmetrico dei costi mantiene alti i listini

Il terzo fattore indicato riguarda il trasferimento asimmetrico dei costi, un meccanismo attraverso il quale gli aumenti del prezzo dell’energia vengono trasferiti rapidamente e in misura rilevante sui prezzi finali, mentre le successive diminuzioni producono effetti più limitati. Goldman Sachs sottolinea che le ridotte scorte al dettaglio di prodotti raffinati, insieme alle ricerche e ai sondaggi condotti presso gli operatori, “suggeriscono che l’aumento dei prezzi dell’energia spinga i prezzi al consumo verso l’alto in misura maggiore rispetto a quanto la loro diminuzione li faccia scendere”. In altri termini, quando il costo dell’energia aumenta, i prezzi dei carburanti al dettaglio tendono a salire in modo rapido e marcato. Quando invece le quotazioni energetiche diminuiscono, la riduzione alla pompa può essere più lenta e meno intensa. Questa asimmetria contribuisce a spiegare perché il prezzo medio globale dei carburanti abbia recuperato soltanto una parte dell’escalation registrata all’inizio del 2026. Nonostante il ridimensionamento del greggio, i listini finali non avrebbero seguito la stessa dinamica discendente.

Riassorbito solo il 45% dell’escalation di inizio 2026

Il prezzo globale dei carburanti avrebbe riassorbito circa il 45% dell’aumento accumulato all’inizio del 2026. Ciò significa che più della metà dell’incremento iniziale risulterebbe ancora incorporata nei prezzi al dettaglio. Il dato conferma la persistenza delle tensioni lungo la filiera. La correzione del petrolio non è stata sufficiente a compensare l’effetto dei margini di raffinazione, delle scorte ridotte, dei rischi geopolitici e delle dinamiche commerciali nella distribuzione. La distanza tra i 202 dollari al barile del prezzo medio globale alla pompa e i 128 dollari del Brent fotografa quindi un mercato nel quale il costo della materia prima rappresenta solo una parte della pressione complessiva sui listini. La permanenza di margini insolitamente elevati all’ingrosso e al dettaglio indica che la normalizzazione dei prezzi potrebbe richiedere non soltanto un ulteriore calo del greggio, ma anche un miglioramento delle condizioni operative delle raffinerie e una ricostituzione delle scorte.

Carburanti ancora elevati rispetto al greggio

Le prospettive delineate da Goldman Sachs indicano che i prezzi di benzina e diesel potrebbero restare stabilmente elevati rispetto alle quotazioni del petrolio. Le tensioni nella raffinazione, i rischi geopolitici e il trasferimento asimmetrico dei costi rendono infatti meno immediata la discesa dei listini. Il mercato globale deve fare i conti con impianti utilizzati intensamente, scorte ridotte e interruzioni della capacità produttiva in aree strategiche. Tutti elementi che limitano la possibilità di un rapido riequilibrio tra domanda e offerta di prodotti raffinati. Anche un eventuale ulteriore calo del Brent potrebbe quindi non produrre una riduzione equivalente dei prezzi finali. La trasmissione delle variazioni del greggio lungo la filiera rimane condizionata dai costi di trasformazione, dai margini commerciali e dalla disponibilità effettiva di carburante.