Russia senza benzina, arriva un maxi carico dal Marocco: 30.000 tonnellate via mare

Una petroliera partita da Tangeri sta scaricando nel porto artico russo un ingente quantitativo di benzina AI-92

La Russia ha importato via mare dal Marocco circa 30.000 tonnellate di benzina AI-92, una delle tipologie di carburante maggiormente utilizzate nel Paese. L’operazione rappresenta uno dei segnali più evidenti delle crescenti difficoltà incontrate da Mosca nel garantire un adeguato approvvigionamento al proprio mercato interno. Secondo quanto riferito a Reuters da due fonti del settore, il carico è stato trasportato da una petroliera battente bandiera panamense, partita dal porto marocchino di Tangeri a metà luglio e diretta verso il porto artico russo di Murmansk, dove sono iniziate le operazioni di scarico. Le fonti hanno inoltre indicato Lukoil come fornitore del carico. L’arrivo della benzina marocchina si inserisce nella più ampia strategia adottata dal governo russo per contrastare le carenze di carburante provocate dalle interruzioni produttive nelle principali raffinerie del Paese.

Da Tangeri a Murmansk, la nuova rotta della benzina verso la Russia

Il viaggio della petroliera dal Marocco alla Russia settentrionale mette in evidenza il carattere straordinario delle misure adottate da Mosca. Il carico è stato imbarcato a Tangeri, uno dei principali snodi portuali del Mediterraneo e dell’Atlantico, per essere poi trasportato fino a Murmansk, importante porto situato oltre il Circolo polare artico. L’importazione marittima di benzina da Paesi lontani costituisce una soluzione alla quale la Russia ha fatto ricorso dopo aver già rafforzato gli acquisti via terra. Mosca ha infatti iniziato a importare carburanti tramite ferrovia dalla Bielorussia e dal Kazakistan, nel tentativo di sostenere le disponibilità interne e ridurre la pressione sui prezzi. La Russia ha inoltre introdotto un divieto di esportazione dei carburanti, con l’obiettivo di trattenere sul mercato nazionale una maggiore quantità di prodotti raffinati. Tali interventi sono stati resi necessari dall’aumento della domanda estiva e dalle difficoltà operative delle raffinerie colpite dagli attacchi ucraini.

Mosca costretta ad aumentare le importazioni di prodotti petroliferi

A metà luglio il vice primo ministro russo Aleksander Novak aveva annunciato che la Russia avrebbe iniziato a importare prodotti petroliferi dall’estero per contribuire alla stabilizzazione del mercato interno. La decisione è arrivata in un momento caratterizzato da una crescente carenza di carburante, legata sia alle interruzioni negli impianti di raffinazione sia all’incremento stagionale dei consumi. Le difficoltà produttive hanno costretto il governo a ricercare forniture alternative attraverso nuove rotte commerciali. L’arrivo del carico dal Marocco non rappresenta l’unica operazione di questo tipo. Reuters aveva già riferito che la Russia aveva iniziato a importare benzina dall’India via mare, confermando il ricorso sempre più frequente a fornitori esteri per compensare la riduzione della produzione nazionale.

La produzione di benzina russa crollata al 65% dei consumi estivi

All’inizio di luglio la produzione di benzina in Russia è scesa a livelli particolarmente bassi, attestandosi intorno al 65% del consumo medio estivo. Il calo è stato determinato dalle interruzioni registrate nelle principali raffinerie, colpite ripetutamente dai droni ucraini negli ultimi mesi. La riduzione della capacità produttiva ha ampliato la distanza tra la quantità di carburante disponibile e la domanda interna, spingendo le autorità a intervenire con misure straordinarie. In diverse regioni russe sono state introdotte limitazioni alle vendite di benzina, nel tentativo di evitare l’esaurimento delle scorte e garantire una distribuzione più uniforme. Le difficoltà hanno contribuito anche a una forte crescita dei prezzi. Il mercato russo dei carburanti è stato sottoposto a una pressione crescente, mentre le autorità hanno cercato di evitare che le interruzioni nelle forniture potessero produrre conseguenze ancora più pesanti per i trasporti, le attività economiche e la popolazione.

Le file ai distributori e l’ammissione pubblica di Putin

A fine giugno era stato lo stesso presidente russo Vladimir Putin ad ammettere pubblicamente, per la prima volta, l’esistenza di problemi nell’approvvigionamento di carburante. Durante il congresso del suo partito, Putin aveva dichiarato che in Russia “ci sono file alle pompe di benzina e i tipi di carburante necessari non sono sempre disponibili”. Nella stessa occasione aveva annunciato “il blocco totale delle esportazioni di diesel”, una misura destinata a rafforzare l’offerta sul mercato interno e a impedire che ulteriori volumi di carburante lasciassero il Paese durante la fase più critica. Le dichiarazioni hanno certificato ufficialmente una situazione che si era già manifestata in numerose regioni, dove automobilisti e operatori economici avevano incontrato difficoltà nel reperire alcune tipologie di benzina e diesel.

I raid ucraini hanno colpito le principali raffinerie russe

Alla base della crisi ci sono soprattutto i ripetuti attacchi dei droni ucraini contro le raffinerie russe, intensificatisi negli ultimi mesi. Gli impianti petroliferi rappresentano uno degli obiettivi strategici delle operazioni condotte da Kiev, poiché svolgono un ruolo centrale sia nell’economia russa sia nella disponibilità di carburante per il mercato civile e per le attività militari. Secondo l’Istituto per gli studi di politica internazionale, circa il 70% delle raffinerie russe sarebbe stato compromesso in seguito agli attacchi ucraini. I danneggiamenti avrebbero determinato una diffusa scarsità di carburanti nel Paese, costringendo il governo a introdurre divieti, razionamenti e nuove importazioni. La riduzione dell’attività degli impianti ha avuto effetti diretti sulla produzione di benzina e diesel, facendo emergere la vulnerabilità di un settore tradizionalmente considerato uno dei principali punti di forza della Russia.

Il paradosso della Russia costretta a comprare benzina all’estero

Il ricorso alle importazioni di carburante rappresenta un cambiamento significativo per un Paese che, fino a pochi mesi prima, figurava tra i principali esportatori mondiali di petrolio e prodotti raffinati. La Russia dispone di enormi riserve energetiche e mantiene un ruolo centrale nel commercio internazionale degli idrocarburi. Tuttavia, la disponibilità di petrolio greggio non è sufficiente a garantire l’approvvigionamento interno quando gli impianti necessari alla sua trasformazione in benzina e diesel vengono danneggiati o temporaneamente fermati. L’acquisto di carburante dal Marocco e dall’India, insieme alle forniture ferroviarie provenienti da Bielorussia e Kazakistan, evidenzia quindi la necessità di compensare rapidamente il calo della capacità di raffinazione.

L’analisi dell’Ispi sulle importazioni russe di carburante

L’Ispi ha sottolineato il carattere eccezionale della situazione e il netto cambiamento rispetto alla tradizionale posizione della Russia nel mercato globale dell’energia. “Tra divieti alle esportazioni e iniziative di razionamento, il ricorso alle importazioni di raffinati dall’estero appare come un’inversione di rotta inedita per un paese che fino a pochi mesi fa era tra i maggiori esportatori di combustibili fossili al mondo”, è l’analisi dell’Ispi. Il carico da 30.000 tonnellate giunto dal Marocco rappresenta così non soltanto un intervento necessario per aumentare le scorte interne, ma anche il simbolo delle conseguenze prodotte dagli attacchi contro le infrastrutture energetiche russe. Mosca, dopo aver limitato le esportazioni e introdotto misure di razionamento, è ora costretta a rivolgersi al mercato internazionale per garantire la disponibilità di carburante all’interno del Paese.