È salito a sei morti il bilancio del terremoto di magnitudo 5.5 che ha colpito la regione andina del Perù, causando crolli, danni agli edifici e una grave emergenza per la popolazione locale. Oltre alle vittime accertate, più di 30 persone sono rimaste ferite, mentre gli sfollati hanno raggiunto quota 300. La situazione resta particolarmente critica anche per l’incertezza relativa alle persone che potrebbero trovarsi ancora sotto le macerie o risultare irreperibili. L’Istituto nazionale di Protezione civile del Perù ha infatti riferito che il numero totale dei dispersi è ancora sconosciuto.
Terremoto in Perù: sei vittime e decine di feriti nella regione andina
Il sisma ha scosso con forza la regione andina, provocando conseguenze pesanti soprattutto nei centri caratterizzati dalla presenza di costruzioni realizzate con materiali tradizionali e particolarmente vulnerabili alle sollecitazioni sismiche. Il bilancio, salito a sei persone morte, comprende anche oltre 30 feriti, mentre almeno 300 residenti sono stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni. Il numero degli sfollati testimonia l’estensione dei danni e la necessità di trovare sistemazioni alternative per le famiglie le cui case sono crollate o non risultano più sicure. Le verifiche sulle strutture interessate dal terremoto sono ancora determinanti per stabilire la reale portata dell’emergenza. Numerosi edifici hanno subito danni strutturali e, in alcuni casi, sono completamente crollati.
Numero dei dispersi ancora sconosciuto dopo il sisma di magnitudo 5.5
Uno degli aspetti più preoccupanti dell’emergenza riguarda il numero delle persone disperse. Secondo quanto riferito dall’Istituto nazionale di Protezione civile del Paese, non è ancora possibile determinare quante persone risultino irreperibili dopo il terremoto. L’assenza di un dato definitivo sui dispersi rende il bilancio ancora provvisorio. Le conseguenze del sisma potrebbero quindi essere più gravi rispetto ai numeri attualmente disponibili, mentre proseguono le attività necessarie per individuare eventuali persone coinvolte nei crolli. La priorità resta quella di verificare le aree maggiormente danneggiate e valutare la stabilità degli edifici rimasti in piedi, soprattutto nei luoghi in cui le strutture hanno riportato lesioni significative.
Crollati e danneggiati diversi edifici, colpiti anche chiesa e convento
Il terremoto nella regione andina del Perù ha provocato il crollo di diversi edifici e causato danni strutturali a numerose costruzioni. Tra gli immobili colpiti figurano anche la chiesa locale e il convento, due strutture che hanno riportato conseguenze a causa della scossa. I danni agli edifici religiosi si aggiungono a quelli registrati nelle abitazioni e nelle altre costruzioni della zona. La presenza di fabbricati compromessi aumenta il rischio per la popolazione e contribuisce al numero elevato di persone costrette a lasciare le proprie case. La portata delle conseguenze materiali appare strettamente legata anche alle tecniche di costruzione utilizzate nella regione. Molti edifici sono infatti realizzati con materiali rustici, meno resistenti di fronte a un evento sismico di questa intensità.
Le costruzioni in adobe hanno aggravato l’impatto del terremoto
A spiegare uno dei fattori che avrebbero contribuito alla gravità dei danni è stato Luis Vasquez, capo dell’ufficio locale della Protezione civile. Intervenendo sulle conseguenze del sisma, Vasquez ha sottolineato il ruolo delle caratteristiche costruttive diffuse nell’area colpita. Il responsabile ha dichiarato ai giornalisti che l’utilizzo di materiali da costruzione rustici in adobe, un impasto di argilla, sabbia e paglia essiccata all’ombra, in quella zona andina “ha contribuito al maggiore impatto e ai danni”. L’adobe è quindi indicato come uno degli elementi che avrebbero aumentato la vulnerabilità degli edifici. La minore resistenza delle strutture costruite con questo materiale avrebbe favorito i crolli e aggravato le conseguenze della scossa di magnitudo 5.5.


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