La crisi dei carburanti in Russia torna a colpire direttamente Mosca, dove alcune delle principali compagnie petrolifere hanno reintrodotto limiti all’acquisto di benzina nelle proprie stazioni di servizio. Le restrizioni arrivano in una fase segnata dalla combinazione tra la forte domanda stagionale e le difficoltà della capacità di raffinazione russa, sottoposta negli ultimi mesi a una crescente pressione per effetto degli attacchi ucraini con droni contro le raffinerie. La situazione è stata riportata anche dal Guardian e trova conferma nelle informazioni raccolte da Reuters presso operatori e compagnie petrolifere. Il dato più significativo riguarda proprio la capitale russa: dopo una precedente attenuazione delle restrizioni, le stazioni di servizio sono tornate a contingentare la quantità di carburante acquistabile da ciascun automobilista. Le misure coinvolgono colossi come Gazprom Neft, Lukoil e Rosneft, con limiti differenti a seconda della rete e della tipologia di impianto.
Benzina a Mosca, Gazprom Neft limita gli acquisti a 40 e 60 litri
Per Gazprom Neft, uno dei principali operatori del settore energetico russo, le restrizioni cambiano a seconda della stazione utilizzata. Un operatore del servizio clienti della compagnia ha riferito che nelle stazioni di servizio automatizzate di Mosca le vendite di benzina e diesel sono attualmente limitate a 40 litri per cliente. Nelle altre stazioni della rete Gazprom Neft, invece, la situazione è differente: le vendite di diesel rimangono illimitate, mentre per la benzina è stato imposto un tetto massimo di 60 litri per veicolo. Si tratta di una nuova fase di contingentamento dopo che, all’inizio di agosto, la compagnia aveva eliminato alcune delle precedenti restrizioni in diversi territori russi, compresa Mosca. Il ritorno dei limiti nella capitale evidenzia quindi la persistenza delle difficoltà sul mercato interno dei carburanti, nonostante le misure adottate nelle settimane precedenti per aumentare la disponibilità di prodotti petroliferi.
Rosneft impone un massimo di 30 litri di benzina in tutta la Russia
Ancora più incisiva la decisione presa da Rosneft, il maggiore produttore petrolifero russo, che ha esteso le restrizioni all’intera propria rete nazionale. La compagnia ha annunciato che le vendite di benzina sono limitate a 30 litri per veicolo in tutte le stazioni di servizio Rosneft presenti in Russia. Non sono previste, invece, restrizioni per il diesel, che continua a essere venduto senza limiti quantitativi. Rosneft ha inoltre avvertito la clientela della possibilità di tempi di attesa più lunghi, legati all’aumento della domanda. La portata nazionale della misura rappresenta uno degli elementi più rilevanti della nuova fase della crisi: il contingentamento non riguarda infatti esclusivamente alcune aree periferiche o singoli impianti, ma coinvolge la rete di uno dei gruppi energetici più importanti del Paese.
Restrizioni anche per Lukoil a Mosca e nella regione circostante
Anche Lukoil ha confermato di avere introdotto limitazioni alla vendita di carburante nelle proprie stazioni di Mosca e della regione circostante. La compagnia ha indicato come cause l’elevata domanda, la manutenzione imprevista delle raffinerie e la necessità di assicurare il regolare funzionamento delle proprie stazioni di servizio. Lukoil non ha però comunicato pubblicamente un quantitativo massimo uniforme acquistabile dagli automobilisti. La società ha quindi confermato l’esistenza delle restrizioni senza precisare, nelle informazioni disponibili, un limite specifico valido per tutta la propria rete moscovita. Le difficoltà non riguardano soltanto queste tre compagnie. Reuters riferisce anche che Tatneft ha introdotto un tetto di 50 litri di benzina per veicolo nelle proprie stazioni, ulteriore segnale della pressione che continua a interessare il mercato russo dei carburanti.
Attacchi dei droni ucraini alle raffinerie russe e carenza di carburante
Alla base della nuova stretta c’è un quadro che si è deteriorato progressivamente nel corso dell’estate. Secondo Reuters, le carenze di carburante avevano iniziato ad accelerare già a maggio e nel mese di luglio si erano diffuse in gran parte delle regioni russe. Mosca era riuscita per un periodo ad attenuare una precedente ondata di limitazioni, ma la situazione è tornata a peggiorare. Uno dei fattori centrali è costituito dagli attacchi ucraini contro le infrastrutture petrolifere russe. Kiev ha ripetutamente preso di mira le raffinerie con droni a lungo raggio, con l’obiettivo dichiarato di indebolire la capacità economica e logistica della Russia e ridurre le entrate energetiche che contribuiscono a sostenere lo sforzo bellico di Mosca. La stessa area di Mosca è stata interessata nei mesi scorsi dagli attacchi. A giugno un’azione ucraina aveva colpito la raffineria di Mosca, causando danni a un impianto strategico per l’approvvigionamento della capitale. Il complesso rappresenta infatti una componente importante del sistema di fornitura dei carburanti destinati alla regione moscovita.
La seconda ondata della crisi dei carburanti in Russia
L’attuale situazione rappresenta una nuova ondata di carenze dopo i problemi già registrati nei mesi precedenti. Il 17 agosto Reuters aveva riferito che almeno dieci regioni russe avevano nuovamente introdotto restrizioni alla vendita di carburante, mentre erano state segnalate difficoltà nell’approvvigionamento della benzina anche nell’area di Mosca. La prima fase della crisi era stata parzialmente contenuta alla fine di luglio, ma i nuovi attacchi contro le raffinerie tra la fine dello stesso mese e l’inizio di agosto hanno contribuito a riportare sotto pressione il sistema. La disponibilità di benzina sul mercato interno è così tornata a ridursi proprio mentre la domanda estiva restava elevata. La situazione assume particolare rilievo perché riguarda uno dei maggiori produttori ed esportatori mondiali di petrolio: il problema non è quindi la disponibilità di greggio in sé, quanto la capacità di raffinarlo, distribuirlo e trasformarlo nei carburanti richiesti dal mercato interno in una fase di ripetuti problemi agli impianti.
Mosca interviene sulle esportazioni per aumentare il carburante disponibile
Per contrastare le difficoltà negli approvvigionamenti, le autorità russe hanno adottato una serie di provvedimenti destinati ad aumentare la quantità di carburante disponibile sul mercato nazionale. Secondo Reuters, il governo ha vietato le esportazioni di benzina e diesel, allentato alcuni requisiti relativi alla qualità dei carburanti e avviato l’importazione di prodotti petroliferi. L’obiettivo è destinare una quota maggiore della produzione al consumo interno e compensare almeno in parte le difficoltà derivanti dalle interruzioni negli impianti di raffinazione. Le misure, tuttavia, non hanno evitato il ritorno delle restrizioni nelle stazioni di servizio della capitale. La situazione è visibile anche sul territorio. Reuters ha segnalato lunghe code in alcune stazioni di servizio di Mosca e della regione circostante, mentre Rosneft ha avvertito direttamente i propri clienti che l’elevata domanda potrebbe determinare tempi di attesa superiori al normale.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?