Salvataggio fallito, il telescopio NASA Swift precipiterà sulla Terra: quando e dove potrebbe schiantarsi

Dopo un tentativo di recupero andato a vuoto, lo storico osservatorio spaziale è destinato a un rientro incontrollato

Lo storico osservatorio Swift della NASA si prepara a un drammatico epilogo, destinato a schiantarsi sul nostro pianeta a seguito di una missione di salvataggio fallita. Lanciato nello Spazio nel novembre del 2004 a diverse centinaia di km di altezza, questo prezioso strumento ha trascorso gli ultimi 2 decenni a scrutare il cosmo, dando la caccia ai lampi di raggi gamma, le esplosioni più potenti dell’universo. A causa dell’intensa attività del Sole, l’orbita del telescopio ha iniziato a decadere rapidamente, spingendo l’agenzia spaziale a tentare una disperata manovra di recupero per evitare la sua distruzione. Purtroppo, una serie di imprevisti tecnici ha vanificato ogni sforzo, condannando definitivamente la sonda al rientro incontrollato.

La corsa contro il tempo e il fallimento della missione

Nel settembre 2025, di fronte al rapido deterioramento orbitale, la NASA aveva affidato un contratto da 30 milioni di dollari all’azienda Katalyst Space Technologies per innalzare l’orbita del satellite. In soli 9 mesi, la compagnia ha costruito un veicolo robotico battezzato LINK, lanciato il 3 luglio scorso con l’obiettivo di agganciare l’osservatorio. I vertici dell’azienda hanno spiegato che la sfida era di proporzioni inedite e che le tempistiche estremamente ristrette hanno giocato un ruolo fatale per l’esito della missione. Se il team avesse avuto a disposizione anche solo 3 mesi aggiuntivi, arrivando a un ciclo di 12 mesi di sviluppo, il risultato sarebbe potuto essere molto diverso. A causa di problemi legati al controllo di assetto emersi dopo il lancio, il tentativo di salvataggio è stato definitivamente annullato.

Rientro incontrollato e temperature estreme

Ora il telescopio si dirige verso la Terra, con un rientro incontrollato previsto non prima del mese di ottobre. I rappresentanti dell’agenzia spaziale hanno chiarito che gran parte della struttura brucerà a causa dell’attrito atmosferico, raggiungendo temperature di oltre 2mila°C e rassicurando sul fatto che i rischi per la popolazione rimangono minimi. Tuttavia, la massa a secco del veicolo, pari a 613 kg, suggerisce che alcuni componenti particolarmente resistenti potrebbero sopravvivere alla discesa. Gli analisti specializzati nel monitoraggio orbitale ritengono infatti che le lenti dei telescopi ottici e i massicci serbatoi in titanio abbiano buone probabilità di arrivare intatti fino al suolo, rendendo fondamentale il tracciamento continuo della traiettoria nelle prossime settimane.

Le possibili aree di impatto

Calcolare con precisione il punto di caduta è attualmente impossibile, ma le caratteristiche dell’orbita offrono alcuni indizi fondamentali. Con un’inclinazione di 21 gradi, i frammenti potrebbero precipitare in qualsiasi punto compreso tra le latitudini 21 Nord e 21 Sud. Ssebbene l’ipotesi più probabile rimanga un inabissamento nell’oceano, esiste una probabilità statistica che i detriti colpiscano un’area popolata. Questo evento riaccende ancora una volta i riflettori sul problema sempre più pressante dei rientri spaziali incontrollati. Con l’aumento esponenziale del numero di satelliti e razzi lanciati verso il Sistema Solare e nell’orbita terrestre, il rischio di danni a cose o persone a causa di frammenti in caduta libera è un fattore critico da non sottovalutare.