Molto prima dell’invenzione degli smartphone e della diffusione globale della luce elettrica, quasi nessuno dormiva in modo ininterrotto per tutta la notte. Nelle antiche culture, infatti, le persone andavano a letto poche ore dopo il tramonto del Sole, per poi svegliarsi intorno a mezzanotte e rimanere attive per circa un’ora. In quel lasso di tempo si chiacchierava, si alimentava il fuoco o si faceva visita ai vicini, prima di scivolare dolcemente in un secondo sonno che durava fino all’alba. Questo ritmo naturale, che oggi molti vivono come una frustrante anomalia moderna, era in realtà la norma indiscussa. Per chi si ritrova con gli occhi sbarrati alle 3 del mattino, sentendo di fallire in una delle funzioni umane più basilari, la storia offre una prospettiva del tutto inaspettata. Questa veglia notturna potrebbe rappresentare il richiamo a un’antica abitudine profondamente radicata nella nostra biologia, e la moderna scienza del sonno inizia a darne finalmente le prove.
Il sonno segmentato nella storia
Lo storico del sonno Roger Ekirch ha rintracciato oltre 2mila riferimenti a questo fenomeno, denominato sonno segmentato, in documenti che risalgono fino all’Odissea di Omero. I registri giudiziari, i testi medici, le lettere e le poesie del passato parlano diffusamente di un 1° sonno e di un 2° sonno senza alcun bisogno di spiegazioni, proprio perché tutti ne conoscevano il significato. Le cose sono cambiate drasticamente intorno al periodo della Rivoluzione Industriale, quando la diffusione della luce artificiale ha posticipato l’ora di andare a letto. A quel punto i 2 riposi si sono fusi in 1 solo e dormire per tutta la notte è diventato gradualmente lo standard. Oggi sappiamo che il riposo avviene in cicli di circa 90 o 110 minuti, alternando fasi leggere e profonde. Il sonno profondo è concentrato nella 1ª metà della nottata, rendendo i risvegli molto più frequenti nelle prime ore del mattino.
La biologia dei risvegli notturni
Svegliarsi brevemente fa parte della natura umana e la maggior parte delle persone lo fa diverse volte a notte senza nemmeno ricordarlo. Uno studio del 1992 ha dimostrato che, se lasciati in un laboratorio senza orologi o luci serali, gli individui tornano spontaneamente a dormire in 2 fasi distinte. Un’altra ricerca del 2017 condotta su 21 persone in una comunità agricola del Madagascar, priva di elettricità notturna, ha confermato questa tendenza ancestrale. Anche il ruolo del cortisolo, l’ormone che favorisce la lucidità mentale, è stato recentemente rivalutato. Uno studio del 2025 ha misurato il cortisolo libero in oltre 200 persone, scoprendo che la sua velocità di crescita rimane costante a prescindere dal fatto che il soggetto sia sveglio o addormentato. Il ritmo circadiano segue il suo corso e la tanto citata risposta del cortisolo al risveglio potrebbe essere un semplice mito da sfatare.
Ormoni, glicemia e cattive abitudini
Per molti individui la veglia notturna ha cause fisiologiche ben precise che alterano il normale riposo. Una revisione del 2026 pubblicata sulla rivista Physiologia ha esaminato i disturbi durante la transizione menopausale, che colpisce dal 40 al 60 % delle donne. Il calo del progesterone mina il riposo profondo, mentre le vampate di calore notturne rendono difficile riaddormentarsi. Anche le fluttuazioni della glicemia giocano un ruolo fondamentale nella qualità del riposo. Se la cena è stata troppo leggera, il glucosio scende eccessivamente durante la notte costringendo il corpo a rilasciare ormoni dello stress per compensare il calo. A questo si aggiungono fattori esterni come la caffeina e l’alcol. Una revisione del 2025 ha rivelato che appena 2 bevande alcoliche standard sono sufficienti per distruggere la fase REM, con un impatto devastante proporzionale alla quantità consumata.
Come spezzare il circolo vizioso
Il vero problema nasce quando il risveglio genera ansia e frustrazione, innescando un meccanismo di ruminazione costante. Rimanere sdraiati a preoccuparsi di non riuscire a dormire abitua il cervello ad associare le ore notturne all’allerta, favorendo l’insonnia cronica. Fissare l’orologio nel buio alimenta questo stress inutile. Per ritrovare un ritmo sano è fondamentale curare l’igiene del sonno, evitando schermi luminosi e bevande eccitanti nelle ore serali. La ricerca conferma che mantenere un orario di sveglia costante regola l’orologio biologico molto meglio rispetto all’anticipare l’ora di andare a letto. Se dopo 20 minuti si è ancora svegli, alzarsi e dedicarsi a un’attività noiosa fino all’arrivo della sonnolenza aiuta a spezzare il legame mentale tra il letto e lo stato di veglia. La terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia interviene proprio su questi cortocircuiti mentali. Chiunque si ritrovi a fissare il soffitto nel pieno della notte deve sapere di non essere un’eccezione, avendo dalla sua parte millenni di biologia umana.


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