Sta facendo discutere in Canada l’inchiesta Allison, l’audizione ospitata negli edifici del Parlamento di Ottawa che sta raccogliendo le testimonianze di persone che sostengono di aver subito conseguenze dopo la campagna vaccinale contro il Covid-19 o di aver perso familiari nei mesi successivi alla somministrazione. L’iniziativa, promossa dal deputato di Grimsby Dean Allison insieme all’avvocato Shawn Buckley, ha coinvolto circa 1.400 partecipanti, mentre 50 persone sono state chiamate a testimoniare durante i quattro giorni di audizioni, dall’8 all’11 settembre. Secondo quanto raccontato dal giornalista Joe Warmington, presente all’inchiesta, tra i partecipanti non ci sarebbero persone contrarie ai vaccini in quanto tali, ma cittadini che intendono raccontare le proprie esperienze personali e familiari. “Qui non ci sono negazionisti dei vaccini. Ci sono solo persone che raccontano come le vaccinazioni non abbiano funzionato per loro o per le loro famiglie”.
Il caso della mancata copertura mediatica e lo scontro tra giornalisti
L’inchiesta Allison è finita anche al centro di un confronto sul ruolo dell’informazione canadese dopo che Warmington aveva evidenziato la scarsa presenza dei grandi media nelle prime giornate di lavori. Il giornalista aveva scritto su X: “ho cercato su Google per leggere informazioni sull’inchiesta Allison e controllare la copertura mediatica a Ottawa. Sembra che non ce ne sia. Sembra strano considerando che si svolge proprio negli edifici del Parlamento, dove si trovano gli uffici della galleria stampa”. La riflessione ha provocato la risposta di Andrew Coyne, editorialista e commentatore di CBC e The Globe and Mail, che ha replicato duramente: “possibilità 1. Questa è un’inchiesta seria e significativa e ogni singolo giornalista a Ottawa sta cospirando per nasconderla. Possibilità 2. Questa è una evidente sciocchezza”.
Warmington ha precisato di non aver voluto accusare giornalisti o testate, ma semplicemente sottolineare l’assenza di attenzione iniziale verso un’iniziativa istituzionale che si stava svolgendo nel cuore del Parlamento canadese. Anche David Akin, giornalista di Global News Ottawa, è intervenuto nel dibattito: “Joe lavora per Postmedia/Sun/National Post. Il Post ha molti giornalisti a Parliament Hill. Forse dovrebbe chiedere ai suoi colleghi perché non ne hanno parlato”. Akin ha poi aggiunto: “l’attenzione di Global oggi era concentrata sulla storia più importante della settimana/mese/anno: la guerra commerciale tra Canada e Stati Uniti.”
Le testimonianze delle famiglie: “sono state aggiunte altre ferite al dolore”
Durante le audizioni, Warmington racconta di aver visto molte persone arrivare in Parlamento in lacrime. Alcune hanno parlato della perdita di madri, padri, figli, mariti e mogli, mentre altre hanno partecipato con l’aiuto di familiari, utilizzando carrozzine, bastoni o deambulatori. Secondo quanto riportato nell’articolo, molti partecipanti hanno raccontato che, negli anni successivi alla pandemia, una delle difficoltà maggiori sarebbe stata quella di sentirsi giudicati o non creduti rispetto alle loro condizioni. L’obiettivo dichiarato dell’inchiesta, secondo Dean Allison, sarebbe proprio quello di offrire uno spazio in cui queste persone possano raccontare le proprie esperienze e contribuire a una riflessione sulle decisioni adottate durante la pandemia.
Il programma di compensazione canadese e i casi riconosciuti
Durante le audizioni è stato citato anche il Vaccine Injury Support Program, il programma canadese di compensazione per i casi riconosciuti di eventi avversi associati ai vaccini. Secondo quanto emerso durante l’inchiesta, il governo canadese avrebbe già versato 18,1 milioni di dollari canadesi in compensazioni attraverso il programma. Il dato viene indicato dai promotori dell’inchiesta come un elemento che dimostrerebbe l’esistenza di casi in cui la vaccinazione avrebbe avuto conseguenze riconosciute dalle istituzioni. Le testimonianze hanno però riguardato anche il modo in cui alcune segnalazioni sarebbero state gestite negli anni più delicati della pandemia, in particolare tra il 2021 e il 2022.
La testimonianza del medico Charles Hoffe: “cercavo aiuto per curare i pazienti”
Tra le persone ascoltate dall’inchiesta figura il dottor Charles Hoffe, medico di Lytton, nella Columbia Britannica, che ha dichiarato di aver osservato alcuni casi che, secondo la sua valutazione, potevano essere collegati alla vaccinazione tra pazienti seguiti da quasi tre decenni. Hoffe ha raccontato di aver segnalato le proprie osservazioni alle autorità sanitarie con l’obiettivo di ricevere indicazioni e supporto. “Non avevo mai visto nulla del genere e stavo cercando aiuto su come trattare questi pazienti”. Secondo la sua testimonianza, invece di ricevere assistenza, sarebbe stato invitato a non indicare quei casi come conseguenze vaccinali. “Non dite loro che si tratta di un danno da vaccino”. Il medico ha raccontato di aver ricevuto la stessa indicazione anche quando chiedeva come indirizzare i pazienti verso specialisti. “Non dite loro che si tratta di un danno da vaccino”.
“Ho cercato di avvertirli, invece mi è stato detto di stare zitto”
Hoffe ha inoltre riferito di essere stato sottoposto a un procedimento disciplinare, successivamente abbandonato. Secondo la sua ricostruzione, l’azione avrebbe avuto anche l’effetto di inviare un messaggio ad altri professionisti sanitari affinché evitassero di diffondere informazioni considerate scorrette dalle autorità. La frase con cui ha concluso la sua testimonianza è diventata una delle più discusse dell’intera audizione: “ho cercato di avvertirli. Invece mi è stato detto di stare zitto”.
Un’inchiesta destinata ad alimentare il dibattito sulla gestione della pandemia
L’inchiesta Allison sta quindi riportando al centro del dibattito canadese temi come la gestione delle segnalazioni sanitarie, il rapporto tra istituzioni e cittadini, il ruolo dell’informazione e il confronto sulle decisioni adottate durante l’emergenza Covid-19. Le audizioni raccolgono testimonianze personali e familiari che, indipendentemente dalle valutazioni scientifiche sui singoli casi, stanno alimentando una discussione pubblica sul modo in cui il Paese ha affrontato la fase più complessa della pandemia.


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