Le compagnie aeree statunitensi si preparano a una nuova fase di riduzione dei collegamenti a causa dell’aumento dei prezzi del carburante, con conseguenze dirette sull’offerta di voli e sulle tariffe. United Airlines, American Airlines e Southwest Airlines hanno annunciato che nei prossimi mesi potrebbero eliminare alcune tratte meno redditizie dai propri programmi operativi, in particolare quelle caratterizzate da una domanda più debole e da margini economici inferiori. La decisione arriva dopo un anno segnato dall’impennata dei costi energetici, che ha già portato i vettori a intervenire sui programmi estivi e ad aumentare alcune tariffe accessorie, come quelle relative ai bagagli. Il nuovo taglio della capacità potrebbe però incidere soprattutto sui passeggeri alla ricerca dei prezzi più bassi, perché saranno proprio i voli più economici e meno frequentati a essere maggiormente esposti alle cancellazioni.
Le compagnie riducono i voli meno profittevoli per contenere i costi
Durante una conferenza con gli investitori, i vertici delle principali compagnie americane hanno spiegato che il livello elevato dei costi del carburante sta modificando le strategie operative. Il direttore finanziario di Southwest Airlines, Tom Doxey, ha indicato la possibile reazione del settore in caso di prezzi energetici elevati per un periodo prolungato. “Se il carburante rimane più alto per più tempo, penso che sia una risposta naturale… ridurre parte di quella capacità”, ha dichiarato Doxey. Anche United Airlines ha confermato che il problema riguarda soprattutto quelle rotte che, con un aumento significativo delle spese operative, rischiano di trasformarsi da marginalmente redditizie a non più sostenibili economicamente. Il direttore finanziario di United, Michael Leskinen, ha spiegato: “ci sono alcune rotte che erano nella fascia più bassa (di redditività), diventano non redditizie quando il carburante aumenta in questo modo”. Le compagnie non hanno però specificato quali collegamenti saranno eliminati nei prossimi mesi. Secondo gli analisti del settore, però, i tagli potrebbero riguardare soprattutto i voli meno richiesti, operati in orari poco convenienti o su tratte frequentate principalmente da passeggeri sensibili al prezzo.
A rischio soprattutto i voli economici e le fasce orarie meno richieste
Le rotte maggiormente esposte sarebbero quelle preferite dai viaggiatori che cercano il massimo risparmio, più che dai passeggeri d’affari. Secondo Zach Griff, autore della newsletter specializzata From the Tray Table, potrebbero essere penalizzati soprattutto i voli effettuati in giorni meno richiesti, come il martedì o il sabato, oppure quelli programmati in orari estremi, come la tarda notte o la prima mattina. La conseguenza potrebbe essere una progressiva riduzione delle opzioni disponibili per chi cerca biglietti aerei low cost, in un momento in cui il mercato sta già registrando un aumento generale delle tariffe. “Questo è un ambiente davvero difficile per il cliente della fascia bassa che cerca di trovare tariffe aeree economiche. Le tariffe economiche stanno scomparendo e anche le tariffe stanno aumentando”, ha spiegato Griff. Il fenomeno è legato anche alla riduzione della concorrenza nel segmento dei voli a basso costo. La compagnia Spirit Airlines ha infatti interrotto le proprie operazioni a maggio dopo la prima fase di aumento del carburante, mentre altri vettori low cost, come Frontier Airlines, stanno cercando di spostarsi verso un modello con servizi più premium.
Il prezzo dei biglietti aumenta mentre diminuiscono le alternative low cost
L’aumento dei costi operativi si riflette già sui prezzi dei voli. Secondo i dati dell’Indice dei prezzi al consumo, le tariffe aeree registrate nei mesi di giugno, luglio e agosto sono state circa il 25% più alte rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nonostante l’aumento dei prezzi e dei costi aggiuntivi, le compagnie non stanno registrando segnali significativi di calo della domanda. Michael Leskinen ha sottolineato infatti che il mercato continua a mostrare una buona tenuta, con molti passeggeri ancora disposti a viaggiare nonostante l’incremento delle spese. Il settore si trova quindi davanti a un equilibrio complesso: da una parte il bisogno di contenere i costi, dall’altra una domanda ancora solida che consente alle compagnie di mantenere tariffe elevate.
Il carburante per aerei ai massimi livelli: miliardi di dollari in più per le compagnie
Alla base delle nuove strategie c’è soprattutto l’aumento del costo del carburante per aviazione, aggravato dalle tensioni geopolitiche internazionali e dal protrarsi della guerra in Iran. Le quattro maggiori compagnie statunitensi – United, Delta, American e Southwest – hanno speso complessivamente quasi l’80% in più per il carburante nel periodo compreso tra aprile e giugno rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Secondo Argus Research, il prezzo medio del carburante per jet ha raggiunto giovedì quota 4,56 dollari al gallone, il livello più alto dall’inizio di maggio, anche se ancora inferiore al picco registrato ad aprile. L’aumento dei costi energetici rappresenta dunque una delle principali pressioni economiche per il settore aereo, costretto a rivedere capacità, frequenze e programmazione dei voli.
Le tariffe non dipendono solo dal carburante: pesa anche la domanda
Nonostante il ruolo centrale del carburante, gli esperti sottolineano che il prezzo dei biglietti aerei dipende da diversi fattori, soprattutto dall’equilibrio tra domanda e offerta. Il CEO di Delta Airlines, Ed Bastian, rispondendo a una domanda della CNBC sul motivo per cui la compagnia non avesse ridotto le tariffe quando il prezzo del carburante era sceso rispetto ai massimi precedenti, aveva spiegato: “le tariffe aeree sono una funzione della domanda e dell’offerta”. Bastian aveva aggiunto: “il livello della domanda è davvero forte”. La combinazione tra costi elevati, riduzione dell’offerta e domanda ancora sostenuta potrebbe quindi determinare nei prossimi mesi un mercato caratterizzato da meno collegamenti disponibili e da una maggiore difficoltà nel trovare voli economici, soprattutto sulle tratte secondarie e negli orari meno richiesti. La nuova fase del trasporto aereo americano si annuncia così all’insegna di una selezione più rigida delle rotte: le compagnie puntano a mantenere soltanto i collegamenti capaci di garantire margini adeguati, mentre il segmento dei viaggiatori più attenti al prezzo rischia di essere quello maggiormente penalizzato.


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