Il governo iraniano ha annunciato un forte aumento del prezzo della benzina non sovvenzionata, una decisione che arriva in un momento di grave crisi economica per il Paese, aggravata dalle conseguenze della guerra, dai danni alle infrastrutture energetiche e dalle difficoltà legate all’approvvigionamento. A partire da martedì, il costo della benzina sul mercato libero in Iran raddoppierà, passando da 50.000 rial a 100.000 rial al litro, secondo quanto dichiarato da Keramat Weys-Karami, presidente della Società statale di distribuzione dei prodotti petroliferi, intervenuto sulla televisione di Stato. L’aumento riguarderà esclusivamente il carburante acquistato oltre la quota agevolata, mentre il governo ha precisato che il prezzo della benzina sovvenzionata resterà invariato, mantenendo così il sistema a doppio livello attualmente in vigore.
Benzina in Iran tra le più economiche al mondo, ma l’aumento pesa sull’economia interna
L’Iran dispone di alcuni dei prezzi del carburante più bassi al mondo, grazie a un sistema di sovvenzioni pubbliche che permette alla popolazione di acquistare benzina a costi estremamente contenuti. Gli automobilisti iraniani possono infatti utilizzare una carta carburante per acquistare i primi 110 litri di benzina sovvenzionata, pagando poco più di 0,01 dollari al litro. Una volta esaurita questa quantità agevolata, entra in vigore il prezzo non sovvenzionato, che da martedì salirà a 100.000 rial al litro, pari a circa 0,06 euro. Un valore ancora molto distante dai prezzi medi registrati in Europa e negli Stati Uniti, ma che assume un peso significativo considerando il livello dei redditi in Iran, molto più basso rispetto agli standard occidentali. L’aumento rischia quindi di avere conseguenze rilevanti sui costi dei trasporti, sull’intera filiera energetica e sull’andamento dell’inflazione. Il carburante rappresenta infatti un elemento centrale dell’economia iraniana e ogni variazione dei prezzi può ripercuotersi rapidamente sul costo dei beni e dei servizi, aumentando la pressione su una popolazione già alle prese con difficoltà economiche.
Code ai distributori e timori per le forniture dopo i danni alle infrastrutture energetiche
La decisione arriva dopo settimane caratterizzate da forti tensioni sul fronte delle forniture di carburante. Alla fine di agosto, il timore di possibili carenze aveva provocato lunghe code davanti ai distributori di benzina in diverse aree del Paese. A Teheran, una delle più grandi metropoli del Medio Oriente, numerosi automobilisti hanno atteso anche durante la notte davanti alle stazioni di servizio, nel tentativo di assicurarsi una disponibilità di carburante prima di eventuali limitazioni. Il governo iraniano ha riconosciuto le difficoltà legate alla situazione internazionale e agli effetti del conflitto che, secondo Teheran, è stato scatenato da Stati Uniti e Israele contro il Paese alla fine di febbraio. Il presidente iraniano Massoud Pezeshkian ha invitato il governo e la popolazione a una maggiore attenzione ai consumi, chiedendo di adottare misure di austerità per affrontare la fase economica particolarmente complessa.
La crisi energetica iraniana dopo gli attacchi agli impianti petroliferi e del gas
Durante gli attacchi più intensi condotti da Israele e Stati Uniti tra marzo e l’inizio di aprile, sono stati colpiti anche diversi obiettivi legati al settore energetico iraniano. Tra le strutture danneggiate figurano parti dell’industria petrolifera e del gas, oltre ad alcuni depositi di carburante, elementi fondamentali per il funzionamento della rete energetica nazionale. Secondo i dati diffusi dalle autorità iraniane, una parte delle infrastrutture danneggiate sarebbe già stata riparata, ma le conseguenze degli attacchi continuano a pesare sul sistema economico e sulla capacità del Paese di garantire una distribuzione regolare delle risorse energetiche. Il settore petrolifero resta infatti il principale motore delle entrate iraniane e qualsiasi difficoltà nella produzione o nell’esportazione di greggio rappresenta un problema strategico per Teheran.
Il blocco navale statunitense mette sotto pressione le esportazioni di petrolio iraniano
A complicare ulteriormente il quadro è intervenuta anche la decisione della Marina degli Stati Uniti di imporre un blocco navale sui porti iraniani, con l’obiettivo di impedire al Paese di esportare petrolio. Il petrolio costituisce la principale fonte di reddito per l’Iran e una limitazione delle esportazioni potrebbe aggravare ulteriormente la crisi finanziaria del governo, riducendo le entrate disponibili e aumentando la pressione sui conti pubblici. L’aumento del prezzo della benzina non sovvenzionata si inserisce quindi in un contesto molto più ampio, segnato dalla combinazione tra tensioni geopolitiche, difficoltà energetiche, inflazione e contrazione economica.
Il precedente del 2019: il rischio di nuove proteste sul prezzo della benzina
La questione del carburante resta particolarmente delicata in Iran anche dal punto di vista sociale. Nel 2019, un precedente aumento dei prezzi della benzina aveva provocato una vasta ondata di proteste popolari, con manifestazioni in numerose città del Paese. Per questo motivo il governo ha scelto di mantenere invariato il prezzo della quota sovvenzionata, cercando di limitare l’impatto diretto sulla maggioranza della popolazione. Tuttavia, in una fase caratterizzata da pressioni economiche crescenti, il raddoppio del prezzo della benzina non agevolata rappresenta un ulteriore elemento di tensione per un Paese già impegnato a fronteggiare una delle fasi più difficili degli ultimi anni.


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