Il blocco dell’oleodotto East-West in Arabia Saudita rischia di sottrarre al mercato fino al 4% dell’approvvigionamento petrolifero globale, aggravando una crisi dell’offerta che sta già esercitando una fortissima pressione sui prezzi dell’energia e sull’economia mondiale. La possibile riduzione dei flussi sauditi rappresenta uno scenario particolarmente delicato, considerando il ruolo centrale di Riad nella produzione e nell’esportazione internazionale di greggio. Secondo i dati riportati da Reuters e ripresi da diverse fonti d’informazione, l’Arabia Saudita potrebbe esaurire nel giro di pochi giorni le scorte di petrolio disponibili per le esportazioni qualora non riuscisse a riattivare rapidamente il suo principale collegamento petrolifero verso il Mar Rosso. L’interruzione dell’infrastruttura potrebbe quindi determinare una perdita equivalente a circa il 4% dell’offerta mondiale di petrolio.
Oleodotto East-West fermo, perché il blocco minaccia le esportazioni saudite
L’East-West Pipeline costituisce un’infrastruttura strategica per il sistema energetico saudita, perché consente di trasportare il petrolio attraverso il territorio del Regno fino alla costa del Mar Rosso. La sua disponibilità permette all’Arabia Saudita di sostenere le esportazioni attraverso una rotta alternativa rispetto ai tradizionali collegamenti in uscita dal Medio Oriente. La mancata riattivazione dell’oleodotto entro pochi giorni potrebbe ridurre sensibilmente la capacità del Paese di mantenere gli attuali livelli di esportazione. Una volta consumate le scorte destinate ai mercati internazionali, i volumi sauditi disponibili rischierebbero infatti di diminuire, provocando un nuovo squilibrio tra domanda e offerta. La dimensione del possibile ammanco, fino al 4% della disponibilità petrolifera globale, rende la situazione rilevante non soltanto per l’Arabia Saudita, ma per l’intero sistema energetico internazionale. Anche una riduzione apparentemente contenuta dell’offerta può produrre conseguenze marcate quando le riserve sono già in calo e il mercato dispone di margini limitati per compensare nuove interruzioni.
La crisi dell’offerta ha già spinto i carburanti su livelli record
Un’ulteriore contrazione delle forniture provenienti dall’Arabia Saudita aggraverebbe una crisi petrolifera globale che ha già contribuito a portare i prezzi dei carburanti su livelli record. Il rincaro dell’energia si sta trasferendo sui costi dei trasporti, della produzione industriale e della distribuzione delle merci, alimentando le pressioni inflazionistiche in numerose economie. La crescita dei prezzi energetici ha infatti favorito un’accelerazione dell’inflazione mondiale, con ripercussioni sulle politiche monetarie e sui mercati finanziari. In questo scenario, i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi hanno raggiunto i livelli più elevati dalla crisi finanziaria del 2008, segnalando la crescente tensione che attraversa l’economia internazionale. Il possibile venir meno di una parte consistente del petrolio saudita potrebbe accentuare ulteriormente queste dinamiche. La riduzione dell’offerta, in assenza di una compensazione immediata da parte di altri produttori, rischierebbe di imprimere una nuova spinta ai prezzi del greggio e, di conseguenza, ai carburanti.
Iea: scorte globali diminuite di altri 95 milioni di barili ad agosto
A confermare la fragilità del mercato sono i dati contenuti nell’ultimo rapporto della Iea, l’Agenzia internazionale dell’energia. Ad agosto le riserve mondiali hanno registrato un’altra brusca contrazione, proseguendo una tendenza iniziata nel mese di febbraio. Secondo il rapporto, le scorte globali di petrolio “sono crollate di ulteriori 95 milioni di barili ad agosto, portando i prelievi cumulativi da febbraio a 507 milioni di barili, ovvero una media di 2,8 milioni di barili al giorno”. Il dato evidenzia come il mercato abbia fatto ricorso in maniera continuativa alle riserve accumulate per compensare la carenza di nuove forniture. Nel periodo compreso tra febbraio e agosto sono stati prelevati complessivamente 507 milioni di barili, a un ritmo medio di 2,8 milioni di barili al giorno. Una simile riduzione restringe progressivamente il margine disponibile per affrontare ulteriori emergenze. Il possibile calo delle esportazioni saudite arriverebbe dunque in una fase nella quale le scorte globali risultano già sottoposte a una pressione molto elevata.
Attacchi alle petroliere, giù anche il petrolio trasportato via mare
Alla diminuzione delle riserve si aggiungono le difficoltà che stanno interessando il trasporto marittimo del greggio. I volumi di petrolio presenti sulle rotte commerciali via mare sono diminuiti di 65 milioni di barili, un calo collegato al peggioramento delle condizioni di sicurezza lungo le direttrici in uscita dal Medio Oriente. La contrazione si è verificata, secondo la Iea, “a causa dei rinnovati attacchi al traffico di petroliere in uscita dal Medio Oriente”. Le nuove minacce alle navi stanno quindi limitando la circolazione delle forniture e aumentando l’incertezza sui tempi e sulla continuità delle consegne. La riduzione dei carichi trasportati via mare assume un peso ancora maggiore alla luce dei problemi dell’oleodotto East-West. Le due criticità coinvolgono infatti canali fondamentali per l’immissione del petrolio mediorientale sui mercati internazionali, aumentando il rischio di strozzature lungo la catena di approvvigionamento.
Scorte petrolifere in calo nei Paesi non Ocse
Il rapporto dell’Agenzia internazionale dell’energia descrive andamenti differenti tra i Paesi appartenenti all’Ocse e quelli esterni all’organizzazione. Le scorte dei Paesi non Ocse sono diminuite complessivamente di 52 milioni di barili, soprattutto per effetto della contrazione registrata in Cina. La riduzione delle riserve cinesi ha inciso in maniera determinante sul dato complessivo delle economie non Ocse. Si tratta di un elemento significativo, considerando il peso della Cina nella domanda energetica mondiale e negli equilibri del mercato petrolifero. Nei Paesi Ocse, invece, le scorte sono aumentate di 23 milioni di barili. L’incremento delle disponibilità conservate nei serbatoi commerciali è stato sufficiente a compensare una diminuzione di 19 milioni di barili delle riserve governative. Dietro l’aumento complessivo si registra quindi un trasferimento del peso delle scorte verso gli operatori commerciali, mentre le disponibilità direttamente controllate dai governi si sono ridotte.
Mercato petrolifero globale davanti a un nuovo rischio
L’insieme dei dati restituisce il quadro di un mercato caratterizzato da scorte globali in forte diminuzione, minori volumi di petrolio trasportati via mare e crescenti difficoltà lungo le principali rotte energetiche del Medio Oriente. In questo contesto, l’interruzione dell’oleodotto saudita verso il Mar Rosso potrebbe trasformarsi in un ulteriore fattore di instabilità. La riattivazione dell’East-West entro pochi giorni appare decisiva per evitare che l’Arabia Saudita esaurisca il petrolio già disponibile per le esportazioni. In caso contrario, la perdita potenziale di una quota pari al 4% dell’offerta mondiale potrebbe acuire la scarsità di greggio, sostenere nuovi rincari dei carburanti e rafforzare le pressioni inflazionistiche che stanno già interessando l’economia globale.


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